Le kitchen islands stanno perdendo terreno e i designer preferiscono questo layout più intelligente

Negli ultimi due anni ho visto una decisa oscillazione nelle planimetrie delle cucine che frequento per lavoro e curiosità personale. Una tendenza non annunciata con pomposi comunicati stampa ma evidente nelle case reali: le kitchen islands, quelle grandi lastre centrali che una volta dominavano ogni progetto, non sono più l’unico criterio di buona progettazione. Molti designer stanno ripensando il ruolo dell’isola. Non per un capriccio estetico ma per ragioni pratiche che hanno poco a che vedere con Instagram e molto con come viviamo davvero la cucina.

Perché l’isola non è più la risposta automatica

La risposta comincia da una constatazione semplice e spesso trascurata. Un blocco massiccio al centro della stanza occupa metri preziosi, altera i flussi e spesso crea zone morti difficili da usare. Nei progetti moderni, dove multifunzionalità e flessibilità contano più di vetrine fotografiche, la presenza di una kitchen island deve essere giustificata da funzioni reali. Troppo spesso non lo è.

Non sto sostenendo che le isole siano cattive per definizione. Dico che sono diventate il riflesso di un’abitudine progettuale: metti un’isola perché prima era cool. Ora la conversazione è più dura e meno indulgente. Ci si domanda se la piastrella di design o la penisola possa fare lo stesso lavoro occupando meno spazio visivo e reale.

La sensazione di spazio è la nuova moneta

Quando entri in una cucina, avverti subito se lo spazio funziona. Un’isola enorme può far sembrare una stanza più piccola, interrompendo linee di vista e movimento. La nuova scuola di designer preferisce soluzioni che amplificano la percezione di apertura senza rinunciare all’uso: tavoli da lavoro spostabili, banconi integrati che diventano tavolo conviviale, angoli pranzo raccolti che sostituiscono la funzione di socializzazione dell’isola.

Alternative che funzionano davvero

C’è una lunga lista di opzioni che non sono soltanto delle sostitute estetiche: penisole sottili, tavoli su ruote in legno massello, piani di appoggio a ribalta attaccati al muro, e mobili contenitore che sembrano pezzi di arredo invece che blocchi funzionali. Queste scelte permettono una maggiore versatilità. I clienti possono rimodulare lo spazio per ospitare bambini che fanno i compiti, laptop e buffet per le feste. È prosaico ma utile.

Uno dei cambiamenti meno visibili ma profondi è il ritorno dell’idea che la cucina non debba essere un palcoscenico. Deve essere un ambiente abitabile e meno direttivo. La kitchen island a volte impone un modo di stare in cucina, una gerarchia visiva e funzionale che non piace più.

“Kitchen islands are like death and taxes—they’ll be sure things forever.” Stacy Becker President and Director of Design White Label Interiors

La citazione di Stacy Becker ricorda che non tutti sono convinti della morte dell’isola. È un punto di vista utile: le isole rimarranno, ma il loro formato e collocazione cambieranno. Alcuni spazi richiedono un’isola per funzionalità pura. Altri luoghi, invece, prosperano con scelte più leggere.

Il ruolo della tecnologia e dell’ergonomia

L’evoluzione degli elettrodomestici ha alleggerito il peso simbolico dell’isola. Cucine con colonne attrezzate, piani cottura integrati su parete e vani a scomparsa per piccoli elettrodomestici riducono la necessità di superfici centrali. L’ergonomia entra nel progetto: meno passi inutili, meno scontri di traiettoria quando più persone usano lo spazio insieme. Questo è cruciale in appartamenti dove il minimo errore progettuale pesa moltissimo sulla vita quotidiana.

Design che pensa alla vita e non alla posa

Ho visitato appartamenti dove l’isola era un monolite di marmo usata raramente. Polverosa, più attrazione da fotografia che elemento quotidiano. Al contrario, in case dove l’isola è stata deliberatamente esclusa, lo spazio spesso funziona meglio. I residenti usano i piani, siedono attorno a tavoli che possono spostare e trasformare. Ci sono meno zone morte e più possibilità reali di interazione. Il cambiamento non è solo estetico ma sociale.

Qualità contro quantità

Il designer contemporaneo che preferisco ascoltare non parla mai di isole come di status symbol. Parla di qualità progettuale. Migliore integrazione, materiali che durano e superfici che non ostacolano il movimento quotidiano. Preferisco una mensola ben pensata che un’isola monumentale. È una posizione che può suonare provocatoria ma è basata su osservazioni pratiche, non su dogmi estetici.

Un altro elemento è il costo opportunità: lo spazio occupato dall’isola potrebbe ospitare soluzioni di stoccaggio più intelligenti, un bancone per colazione ben orientato o una nicchia con penna elettrica e ricarica per dispositivi. Valori che non emergono nelle foto patinate ma che fanno la differenza ogni giorno.

Implicazioni per il mercato immobiliare

Non è tutto rose e fiori per chi vende case. In alcuni mercati l’isola resta un argomento di vendita. Ma i compratori stanno diventando più esigenti: non cercano più la presenza dell’isola come elemento obbligatorio; guardano alla flessibilità delle soluzioni. Questo è un cambiamento lento ma sistemico. Come sempre il mercato risponde alla somma delle scelte individuali.

Un avvertimento per i progettisti

Se sei designer e fai sempre la stessa scelta progettuale, rischi di diventare prevedibile e, quel che è peggio, inutile. La domanda che suggerisco è semplice: quale ruolo deve avere questa superficie nella vita di chi la userà? Se la risposta è: bellezza per le foto, allora forse serve meno creatività e più coraggio per togliere qualcosa dal progetto.

Conclusioni non definitive

Non stanno andando in estinzione. Stanno cambiando soggetto e voce. Se pensi che togliere una kitchen island significhi rinunciare a tutto il bello della cucina ti sbagli. Significa mettere al centro quello che serve davvero. A me piace questo nervo vivo della progettazione contemporanea: costringe a ricordare che una casa è fatta per essere vissuta.

Se ti dà fastidio l’idea che una tendenza stia ridefinendo scelte tradizionali chiediti una cosa sola: vuoi un oggetto che parla di moda o uno che parla della tua vita? La risposta spesso è meno pubblicabile ma infinitamente più utile.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Problema Soluzione alternativa
Isola troppo ingombrante Penisola sottile o tavolo mobile
Spazio visivo ridotto Piani integrati e mobili multifunzione
Funzionalità limitata Stoccaggio verticale e colonne attrezzate
Scarsa versatilità sociale Angoli pranzo raccolti e superfici convertibili

FAQ

Le kitchen islands sono completamente fuori moda?

No. Non sono sparite. Molti designer continuano a usarle quando offrono un valore reale come spazio di lavoro o contenimento. La vera novità è che oggi la loro presenza deve essere motivata dalla funzione e non dall’abitudine estetica.

Quale alternativa rende lo spazio più versatile?

Un tavolo su ruote in legno massello o una penisola ribassata spesso rendono lo stesso servizio dell’isola con maggiore flessibilità. Queste soluzioni consentono di reimpostare la stanza a seconda delle attività quotidiane e degli eventi sociali, garantendo un miglior flusso e più opportunità d’uso.

Come influisce il cambiamento sulle vendite di immobili?

Dipende dal mercato. In alcune zone l’isola rimane un fattore che attira acquirenti, ma sempre più potenziali compratori valutano la flessibilità degli spazi piuttosto che la presenza di un unico elemento centrico. Il valore percepito migliora quando lo spazio è adattabile e vivo.

È più pratico rimuovere un’isola in una ristrutturazione?

Spesso sì se lo spazio è mal distribuito. Rimuovere un’isola può liberare percorsi, creare zone conviviali e permettere nuove soluzioni d’arredo. Bisogna però pianificare l’impiantistica e l’illuminazione che l’isola potrebbe aver integrato, per evitare problemi successivi.

Cosa dovrebbero chiedere i clienti al loro designer oggi?

Chiedere come la cucina verrà usata giorno per giorno. Quale attività è prioritaria. Quanto spazio serve per ospitare ospiti o figli. Queste domande orientano verso scelte più intelligenti rispetto alla sola estetica fotografica.

Come riconoscere una progettazione davvero contemporanea?

La progettazione contemporanea non è solo visivamente riconoscibile ma si sente: i passaggi sono fluidi, gli spazi cambiano funzione con semplicità e le soluzioni sono calibrate sulla persona e non sulla moda. Se la cucina ti invita a restare senza sacrificare praticità allora sei nel posto giusto.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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