Se sei nato tra la fine degli anni 60 e i 70 probabilmente non ti riconoscerai nelle liste di consigli motivazionali pensate per i giovani manager o negli articoli che celebrano il minimalismo digitale. Cè una capacità pratica e psicologica che questa generazione ha costruito quasi per inerzia. Non è glamour. Non si insegna nei corsi online. Eppure funziona quando tutto il resto crolla.
Non è resilienza come la intende il marketing
Quando parlo con amici della mia età ho smesso di usare la parola resilienza in modo zuccheroso. Qui non si tratta della retorica del rialzarsi dopo ogni caduta con un sorriso studiato. Si tratta di un repertorio di mosse pratiche accumulate negli anni che somigliano più a una cassetta degli attrezzi emotiva e materiale. Qualcosa che ti permette di arrangiarti quando i servizi vacillano o quando una decisione sbagliata ti costringe a reinventare la giornata.
Il valore della riparazione
Imparare a riparare non è stato un vezzo ecologista o una moda vintage. È stata una necessità economica e culturale. Un frigorifero che non funziona si aggiustava o si conviveva con il rumore. Una macchina saltata in autostrada significava chiamare un amico e non aspettare il carro attrezzi a pagamento. Quelle azioni hanno addestrato una parte del cervello a cercare soluzioni concrete invece di delegare automaticamente.
La pazienza come skill strategico
La vita senza internet istantaneo ha addestrato la generazione nata negli anni 60 e 70 alla pazienza operativa. Non è la pazienza filosofica delle lunghe meditazioni. È una pazienza che sa pianificare una riparazione, risparmiare per un acquisto, aspettare che una riparazione dia i suoi frutti. Non è romantica. È funzionale e spesso la differenza fra stare a galla e affondare quando i tempi si fanno duri.
Un mosaico di abilità pratiche e sociali
Questa generazione porta con sé un insieme di competenze che si attivano insieme. Capacità manuali, senso pratico, abilità nel negoziare riparazioni o soluzioni con vicini e artigiani, e soprattutto un tipo di memoria sociale che facilita il ricorso a reti locali. Sono cose che un algoritmo raramente sostituisce.
Resilience is not about sucking it up or pulling yourself up by the bootstraps. It is the ability to recover adapt and grow through adversity. Boomers learned this out of necessity.
La traduzione è semplice e banale ma utile. Quando una psicologa come Dr. Crystal Saidi descrive la resilienza come abilità di recuperare adattarsi e crescere capisci che non stiamo parlando di slogan. Stiamo parlando di processi pratici che si imparano per forza di cose.
La rete dei vicini e la cultura della fiducia diretta
Un dettaglio che pochi notano è la familiarità con la fiducia diretta. I rapporti di vicinato non passavano necessariamente per piattaforme digitali ma per scambi reali. Questo ha creato abilità sociali concrete: sapere a chi chiedere la scala, chi ti presta un trapano, chi ripara i vestiti. Era una economia di scambio informale che oggi tende a scomparire, e con essa il know how pratico legato alla sopravvivenza domestica.
Perché questa abilità è sottovalutata oggi
Perché non si vede. Non si monetizza facilmente. Gli influencer non postano tutorial su come riconnettere un tubo scollegato in cantina. Eppure quando manca la rete elettrica o quando un servizio essenziale si inceppa quella cassetta degli attrezzi mentale diventa preziosa. La generazione nata negli anni 60 e 70 ha un vantaggio nascosto: conosce procedure e rimedi che i più giovani spesso ignorano.
Non tutto è positivo
Ammettiamolo. Questa abilità spesso convive con atteggiamenti meno utili: diffidenza verso il cambiamento rapido, reticenza a chiedere aiuto professionale quando serve, o schemi di educazione emotiva che non favoriscono lapertura. Quindi non stiamo celebrando un idolo. Stiamo osservando un portafoglio di competenze reali con pregi e limiti.
Un paio di osservazioni personali
Ho visto un amico aggiustare una lavatrice con pazienza e collaudare pezzi di plastiche con nastro isolante. Non era eroismo. Era esperienza. Mi ha colpito come, in alcune situazioni, la calma del gesto pratico sia più rassicurante di mille notizie allarmistiche sui social. Forse ci siamo abituati a pensare che la modernità renda superflue certe abilità quando invece le rende rare e quindi strategiche.
Non voglio suonare nostalgico né lamentoso. Molte delle lotte del presente richiedono competenze digitali e nuove forme di solidarietà che i nostri padri e madri non hanno posseduto. Ma dove le istituzioni falliscono le abilità pratiche e la cultura del fare sono ancora un ponte solido.
Conclusione provvisoria
La capacità sviluppata da chi è nato tra gli anni 60 e 70 non è un tratto mitologico. È un insieme di azioni apprese in ambienti meno comodi e più concreti. Non la trovi sui manuali di self help ma la noti quando manca tutto il resto. Io la chiamo sopravvivenza ordinaria e penso che valga la pena studiarla senza sminuirla né idolatrarla.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Riparazione | Competenza pratica appresa per necessità che favorisce larrangiarsi. |
| Pazienza operativa | Capacità di pianificare e attendere risultati concreti senza gratificazione istantanea. |
| Reti locali | Relazioni di vicinato e scambio che supportano soluzioni rapide. |
| Limiti | Possibile resistenza al cambiamento e problemi nella gestione emotiva moderna. |
FAQ
Chi sono esattamente le persone nate negli anni 60 e 70 a cui ti riferisci?
Parlo in modo generale di persone nate tra il 1960 e il 1979. Questo abbraccia chi ha vissuto linfanzia e ladolescenza in unera di servizi meno immediati e un rapporto diverso con il lavoro manuale e le reti sociali locali. Non tutti rientrano nello stesso profilo ma molte esperienze comuni hanno formato certe abitudini pratiche.
Questa abilità è trasferibile alle generazioni più giovani?
Sì ma non automaticamente. Serve volontà di imparare con le mani e tempo per sbagliare. Le nuove generazioni possono acquisire queste competenze con corsi pratici officine urbane e scambi locali. Serve curiosità e la disponibilità a uscire dalla logica di sostituzione rapida degli oggetti.
Perché i media non parlano di questa cosa?
Perché non è una narrativa che vende facilmente. Le storie più cliccate sono quelle che promettono soluzioni istantanee o che esaltano la novità. Le abilità pratiche sono lente e poco fotogeniche ma sono spesso più utili quando le luci si spengono.
Ci sono studi che confermano queste differenze generazionali?
Esistono studi sociologici e psicologici che analizzano come le esperienze dellinfanzia influenzino la capacità di affrontare lo stress e ladattamento. E opinioni di professionisti come la psicologa Dr Crystal Saidi che sottolineano come la resilienza possa essere frutto di necessità storiche. È un campo complesso e in continua discussione.
Come può questa competenza influire sul lavoro oggi?
Può tradursi in maggiore autonomia nel risolvere problemi operativi e in una propensione a non delegare ogni inconveniente. In alcune aziende questo approccio è prezioso perché riduce i tempi di attesa e stimola soluzioni creative dal basso. Allo stesso tempo è importante integrare queste abilità con la collaborazione digitale moderna.