Gli anni 60 non sono soltanto un filtro di pellicola o una playlist vintage. Per molti che oggi hanno oltre sessant anni quegli anni hanno lasciato una capacità discreta e potente: un senso pratico delle emozioni che si apprendeva presto e quasi automaticamente. Questo pezzo non pretende di santificare nessuna epoca, ma vuole esplorare perché certe competenze emotive, forgiate in un mondo meno liquido e più comunitario, appaiono oggi così rare.
Un apprendimento precoce che non si vede nelle scuole
Ho passato tempo con amici nati tra il 1945 e il 1955. Raccontano di insegnanti che non solo impartivano nozioni ma davano piccoli segnali emotivi costanti: un cenno incoraggiante, una correzione calma, un rimprovero che spiegava cosa significava aver ferito un altro. Quelle interazioni erano come piccole lezioni pratiche sull atmosfera sociale. Non era pedagogia formale ed era spesso imperfetta ma efficace. Questi segnali insegnavano a leggere gli altri e a modulare la propria reazione molto prima che si parlasse di intelligenza emotiva.
Perché oggi non succede più
Le scuole contemporanee sono diventate più misurate sul rendimento misurabile e meno sul ritmo relazionale. Si valuta la competenza tecnica e non il saper tenere una conversazione difficile senza alzare la voce. Il risultato non è soltanto un vuoto di capacità pratica ma anche una minore tolleranza al conflitto emotivo. Dove prima esisteva una destrezza accumulata per contatto sociale ora si costruiscono corsi intensivi che spesso sembrano lezioni teoriche invece di esercizi quotidiani.
Comunità e rituali che addestravano il sentimento
Un elemento sottovalutato è la presenza di rituali di comunità. I mercati, le feste di paese, i gruppi di lavoro in fabbrica, le parrocchie non sono nostalgia sentimentale. Erano luoghi dove le persone sperimentavano regole emotive condivise: come si saluta una vedova, quando si sospende una critica, come si restituisce un favore. Imparavi osservando e ripetendo. Oggi molti di questi spazi si sono privatizzati o si svolgono online dove i segnali non verbali si perdono.
Una capacità pratica contro la rappresentazione
Le generazioni del 60 imparavano spesso a gestire emozioni sul campo, non a recitarle. Cera meno bisogno di performance emotiva e più esigenza di funzionamento collettivo. Mi piace pensare che in quel contesto gli errori emotivi fossero correttivi veloci e concreti: un malinteso si chiariva a cena, non attraverso una storia perfettamente curata su uno schermo. Oggi la correzione è spesso ritardata o performativa e quindi meno formativa.
“Emotional intelligence begins to develop in the earliest years. All the small exchanges children have with their parents teachers and with each other carry emotional messages.”
Daniel Goleman PhD author and psychologist who taught at Harvard University and is cofounder of the Consortium for Research on Emotional Intelligence in Organizations.
Questa osservazione di Daniel Goleman ricorda che quei piccoli scambi quotidiani erano esercizi emotivi. Non erano sempre nobili o giusti ma erano ripetuti. E la ripetizione forma abitudine.
La fermezza controllata e l arte dell ascolto breve
Tra le abilità che spiccano c è una pratica poco glamour che chiamerei fermezza controllata. Non è la rigidità né la sottomissione ma la capacità di dire no con chiarezza e poi rimanere disponibili. Non è retorica motivazionale: è una modalità relazionale che riduce le ambiguità e insegna agli altri quali limiti sono reali. Chi è cresciuto negli anni 60 tende a possederla più spesso perché l ha metabolizzata in contesti dove le gerarchie erano esplicite ma la convivenza quotidiana obbligava a trovare soluzioni.
Poi c è l ascolto breve. Non un ascolto da terapia lunga ma un modo di prestare attenzione sufficiente per capire se qualcuno ha bisogno di aiuto o di spazio. È una sensibilità calibrata che si esercita nelle conversazioni di un mercato o attorno a una tavola e che oggi, nelle chat, si decompone in emoji e messaggi che non portano la stessa informazione.
Un avvertimento pratico
Non sto rimpiangendo un passato che non esiste più intatto. Molte pratiche degli anni 60 erano ingiuste e chiuse. Però non possiamo semplicemente liquidare la perdita di alcune abilità emotive come inevitabile progresso. È una perdita concreta e riconoscibile. Ricostruirle non significa replicare l intero contesto sociale di allora ma capire quali meccanismi pratici vale la pena recuperare.
“With my children spouse friends and work associates if I dont understand how theyre feeling either about me or about things that may have nothing to do with me when we interact then Im not going to have a very useful exchange with them.”
Paul Ekman Professor of psychology Department of Psychiatry University of California San Francisco and founder of the Paul Ekman Group.
Ekman ci ricorda il nodo semplice ma essenziale: riconoscere l emozione non significa capirne la causa ma senza riconoscerla la comunicazione fallisce. Chi è cresciuto negli anni 60 ha sperimentato spesso questa pratica, anche senza chiamarla con un nome scientifico.
Come si impara oggi senza tornare indietro
Bisogna essere chiari. Non propongo una rievocazione romantica. Propongo un esercizio di selezione. Alcune dinamiche val la pena reintrodurle: microsegnali coerenti negli ambienti educativi, rituali locali che favoriscano confronto diretto, spazi dove le persone possano esercitarsi a gestire disaccordi senza digitalizzare il conflitto. Il punto è che le abilità emotive non si insegnano solo con programmi teorici ma con contesti che la rendano quotidiana.
Una proposta pratica che non completa tutto
Integrare nei programmi scolastici lezioni brevi dove i bambini fanno prove di conversazione reale. Non test a risposta multipla ma scenari con feedback immediato. È una boccata d aria ma non la soluzione totale. Il lavoro vero è culturale e richiede pazienza e spazio sociale che la modernità spesso sacrifica all efficienza.
Conclusione aperta
Ci siamo evoluti e abbiamo perso cose utili. Forse è normale. Ma ignorare cosa è andato perso significa rinunciare a strumenti relazionali che potremmo ricostruire con scelte volontarie. Le generazioni nate negli anni 60 offrono un laboratorio vivo. Studiare quel laboratorio senza idolatria può darci mappe pratiche per fare meglio oggi.
| Abilità | Come si imparava allora | Perché oggi è rara |
|---|---|---|
| Riconoscimento emotivo precoce | Scambi ripetuti in famiglia e scuola | Scarsa interazione non mediata dai device |
| Fermezza controllata | Gerarchie chiare e convivenza pratica | Ambiguità relazionale diffusa |
| Ascolto breve efficace | Conversazioni pubbliche e mercati | Conversazioni frammentate online |
| Abitudine al confronto | Rituali comunitari | Privatizzazione degli spazi sociali |
FAQ
Quali sono le prime cose che posso fare per ritrovare queste abilità nel quotidiano?
Comincia con pratiche minuscole e ripetibili. Riduci per alcuni giorni l uso delle chat per discutere questioni emotivamente rilevanti. Sostituisci il messaggio lungo con una conversazione dal vivo di dieci minuti. Chiedi al tuo interlocutore come si sente e resta in ascolto senza cercare subito di risolvere. Sono esercizi modesti ma, fatti spesso, trasformano il tono delle relazioni.
Le scuole possono davvero insegnare queste competenze?
Sì però non come materia a sé perché rischierebbe di diventare rituale sterile. Funziona se si integra nel curriculum attività concrete: role play semplici ma frequenti, feedback immediato, personale formato a riconoscere segnali emotivi. La continuità fa la differenza. Non è un corso ma un modo di stare insieme a scuola.
Non è rischioso forzare l emotività nelle relazioni moderne?
Forzare nulla. Si tratta di creare contesti che permettano l esercizio. Spingere qualcuno a condividere oltre la sua volontà è un errore. L obiettivo è aumentare le occasioni in cui la gente può esercitarsi volontariamente a leggere e modulare le emozioni, non imporre una nuova norma di esposizione emotiva.
Queste abilità sono innata o si possono acquisire da adulti?
Sono capacità parzialmente plastiche. L infanzia conta molto perché crea abitudini, ma gli adulti possono imparare con pratiche deliberate e feedback reali. Non è un processo veloce ma è possibile. Parlare con persone più esperte in contesti reali e ricevere correzioni concrete accelera l apprendimento più di qualsiasi manuale.
Perché alcune persone nate negli anni 60 non mostrano comunque queste abilità?
Perché nulla è uniforme. La zona geografica la classe sociale la storia familiare e le esperienze personali modulano enormemente gli esiti. Non tutti hanno beneficiato degli stessi ambienti. L osservazione qui riguarda tendenze culturali e pratiche comuni piuttosto che tagli biografici assoluti.