Perché le persone sui 70 anni raramente rinunciano agli altri — gli psicologi dicono che la speranza cambia il comportamento

Se cerchi una risposta netta troverai sempre qualche grafico o statistica che vorrebbe mettere ordine in questo guazzabuglio umano. Io non ho grafici in mano ma osservazioni alle quali tengo: ho visto nonne che non mollano una relazione malata per orgoglio o abitudine, e nonni che continuano a telefonare a figli lontani anche quando le risposte sono rare. Cosa spinge questi comportamenti? Qui esploro una verità spesso sottovalutata. Perché le persone sui 70 anni raramente rinunciano agli altri non è solo una questione di memoria o di routine. È una questione di speranza che si trasforma in pratica.

Una speranza che non è incantesimo

La prima cosa da chiarire è che speranza non è sinonimo di ottimismo ingenuo. La speranza che vedo nelle persone anziane è complicata, spesso disillusa nei contenuti ma tenace nelle azioni. Non aspettarti frasi edificanti in ogni conversazione. Aspettati invece gesti ripetuti: una cena portata, una chiamata ogni domenica, una lettera rimasta sul comodino per anni. Sono comportamenti che sembrano piccoli pezzi di rituale, ma sommano energia pratica.

La speranza come tecnologia comportamentale

Gli studi mostrano che la speranza non è un vezzo psicologico: influenza la salute mentale, i comportamenti e persino la rete sociale. In termini pratici la speranza funziona come una tecnologia di mantenimento. Mantiene i contatti, alimenta il tentativo di riparare, consente di continuare a investire tempo ed emozioni anche quando il ritorno non è garantito. In altre parole, sperare implica un calcolo emozionale che spesso vince sul calcolo razionale.

Hope is not the same as optimism. Optimism is being positive about outcomes. Hope, however, isn’t always sure that the outcome will be positive, but it keeps people engaged and moving forward. Everett Worthington PhD Emeritus Commonwealth Professor Department of Psychology Virginia Commonwealth University

Queste parole di Everett Worthington, che lavora su grandi dataset di persone anziane, non sono un’astrazione: spiegano una dinamica pratica. Nelle persone sui 70 anni la speranza spesso si trasforma in atti continui. Non è detto che credano nel miracolo; credono nel prossimo passo possibile.

Perché la speranza persiste nel tempo

Le cause sono multiple e intrecciate. Prima di tutto l’esperienza. Chi arriva ai 70 ha visto fallimenti ripetuti, ma ha anche visto recuperi impensati. Quell’archivio di eventi passati funge da banca prova: non tutto è perduto, c’è molta variabilità negli esiti, e quindi ogni nuovo tentativo può valere il rischio emotivo.

Secondo, la posizione sociale cambia. La pensione, la perdita di ruoli lavorativi, i cambiamenti nelle reti fanno emergere priorità differenti. Molti rinunciano a competere e riassegnano risorse all’intimità, alla cura, alla riparazione dei legami. Questo riordino non è sempre nobile: a volte è egoismo sottile, il desiderio di non essere soli. Ma spesso si manifesta come una persistenza verso gli altri.

La psicologia morale dellanziano

C’è poi un tema morale: dopo decenni di vita si diventa meno propensi a scartare persone come se fossero oggetti. La memoria affettiva pesa: i torti si valutano alla luce di lunghi contesti, non di istantanee. Questo non significa perdono automatico. Significa che la soglia per interrompere un rapporto si alza perché interrompere implica bilanci morali e pratici che scoraggiano la resa rapida.

Comportamento e contesto sociale

Non si può separare la persona dal suo ambiente. Le comunità e le istituzioni — chiese, circoli, condomini, gruppi informali — offrono sia frizione che sostegno. In molte zone dItalia la prossimità geografica e culturale mantiene vivi i legami. La speranza si nutre di piccoli segnali: la presenza al mercato, un saluto ripetuto, il vicino che controlla il giardino. Questi segnali riducono il costo emotivo di continuare a investire negli altri.

Qualcosa che non si riflette abbastanza nelle ricerche è la dimensione estetica della solidarietà anziana. Quando una persona settantenne si prende cura di un altro, spesso lo fa come gesto estetico: il gesto ha una forma che vale tanto quanto il risultato. La forma ripetuta crea senso. È una follia pratica, forse, ma funziona.

Quando la speranza diventa trappola

Non voglio santificare ogni tenacia. La speranza può diventare un freno al cambiamento quando trattiene qualcuno in rapporti nocivi. Il confine tra perseverare e restare impigliati è sottile e non sempre visibile dallesterno. Spesso chi osserva pensa che la persona anziana si rassegni per testardaggine; a volte è così. Ma molte volte è la speranza che lavora, tentando di tessere una rete che potrebbe funzionare ancora.

Insistere come stile di vita

Per molte persone settantenni non è una strategia pensata. È una modalità di relazione consolidata. Può essere stanca, lenta, poco efficiente, ma ha il vantaggio di non richiedere riformulazioni continue dellidentità. Continuare a chiamare, ad andare, a portare un piatto è meno destabilizzante che reinventare se stessi a 70 anni. C’è un conservatorismo emotivo che ha valore pratico e sociale.

Personalmente penso che la nostra società perda qualcosa quando interpreta questa resilienza come semplice passività. Non di rado è la forma più lucida di investimento sociale rimasta: una specie di rendita affettiva che le generazioni più giovani non sempre vedono o apprezzano.

Quel che resta incerto

Non tutto è spiegabile e forse non dovrebbe esserlo. Alcune persone persistono per ragioni che non hanno una lingua scientifica semplice. I racconti familiari, il senso di debito morale, il timore del rimpianto, la noia, la speranza che domani qualcosa cambi. Lasciare spazio allalbore di queste storie è utile. Non tutte le azioni devon essere razionalizzate, e questo è parte della bellezza e del problema.

Conclusione e invito alla lettura attiva

In sintesi la risposta è complessa: le persone sui 70 anni raramente rinunciano agli altri perché la speranza agisce come forza pratica. Non è sempre efficace. Non è sempre sana. È però spesso il motore che spinge gesti ripetuti, spesso invisibili, che mantengono relazioni vive. La prossima volta che vedrai un anziano insistere, prova a guardare oltre la scena: c’è una storia di tentativi e adattamenti che merita attenzione.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Idea Cosa significa
Speranza pragmatica Non è ottimismo ma mantiene il comportamento verso gli altri.
Esperienza accumulata Il passato mostra recuperi e mantiene il rischio emotivo gestibile.
Riorganizzazione sociale Ruoli cambiati portano a investire più tempo nelle relazioni.
Ritualità del gesto I comportamenti ripetuti creano senso anche senza esiti clamorosi.
Potenziali trappole La speranza può trattenere in relazioni dannose ma non sempre è facile riconoscerlo.

FAQ

1. Perché non c è sempre una spiegazione razionale dietro la perseveranza degli anziani?

Le vite lunghe accumulano memorie affettive che non si riducono a una serie di costi e benefici immediati. Molte azioni nascono da una combinazione di abitudine, simbolismo e attesa. Cercare solo una logica razionale significa perdere la trama emotiva che sostiene quei comportamenti.

2. La speranza è sempre positiva per la qualità delle relazioni?

No. La speranza può sostenere relazioni salvifici ma anche legami che alimentano dinamiche di dipendenza o abuso emotivo. Ogni situazione va osservata con cura e senza giudizi rapidi: a volte il mantenimento vale molto, altre volte ostacola la protezione personale.

3. Le istituzioni possono influenzare questa tenacia?

Sì. Comunità forti e servizi che mantengono il contatto sociale riducono l onere emotivo e allo stesso tempo valorizzano i gesti di cura. Quando mancano queste reti, la speranza dei singoli può diventare l unico ammortizzatore sociale, con costi evidenti.

4. Come possiamo ascoltare meglio gli anziani che non mollano?

Mettere in pausa il giudizio e chiedere i perché delle loro scelte aiuta. Le risposte spesso non sono immediate ma emergono con racconti, oggetti, fotografie. Dare spazio alle storie permette di capire se la perseveranza è fonte di senso o di sofferenza.

5. Esiste una differenza culturale in questo comportamento?

Sì. Culture con legami familiari stretti e presenze intergenerazionali spesso mantengono investimenti relazionali più lunghi. In contesti più atomizzati la perseveranza può avere forme diverse o essere meno comune. Il contesto influenza tanto la scelta quanto la percezione degli altri su quella scelta.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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