Questo piccolo rituale quotidiano era normale negli anni 70 ma oggi quasi nessuno lo fa più

Negli anni Settanta non era strano vedere lenzuola e camicie che ondeggiavano al sole come se fosse un gesto normale quanto bere un caffè. Oggi, se passeggi per alcune città italiane, la scena sembra un ricordo d’altri tempi: pochi fili tesi sul balcone, poche mollette che scricchiolano, e molta elettricità che gira nel silenzio delle cantine dove le lavatrici sfornano panni asciutti con un ronzio meccanico. Parlo dello stendere il bucato allaperto o sul terrazzo. Un gesto banale? Forse. Ma insieme alle mollette è scomparsa una pratica che aveva implicazioni sociali, sensoriali e persino morali.

Il piccolo gesto che raccontava una vita

Stendere non era solo asciugare. Era mostrare che la giornata era stata compiuta, che i figli avevano cambiato maglietta, che si era avuto tempo per occuparsi della casa. Lo spettacolo delle lenzuola bianche al vento era una cartolina sociale: chi aveva spazio in giardino o un terrazzo grande lo esponeva quasi con pudore. Chi non poteva permetterselo inventava soluzioni — piccoli stendini, fili tra i balconi, stendini sui radiatori d’inverno. Era pratica radicata, prima ancora che scelta ecologica o estetica.

Perché è scomparso questo gesto?

La risposta più ovvia è la tecnologia. Larrivo della asciugatrice ha offerto una promessa seducente: asciugare veloce, senza dipendere dal tempo. Ma dietro la tecnologia si nascondono ragioni meno lineari. È cambiata la percezione di cosa significhi pulito e di quanto tempo siamo disposti a dedicare ai gesti fisici. Lidea che il bucato debba profumare di aria aperta è stata sostituita da fragranze industriali e da programmi rapidi che restituiscono un equilibrio immediato tra vita privata e lavoro. Inoltre, nelle nuove abitazioni urbane spesso non cè spazio o si teme lo sguardo del vicinato. Il risultato è che il rito della molletta è stato privatizzato o eliminato.

Quello che perdiamo quando smettiamo

Non voglio fare la predica verde, ma qualcosa si perde davvero. Laria fresca sui tessuti ha una qualità che la macchina non riproduce. Cè una dimensione sensoriale che comprende il colore che si ravviva al sole, la trama che prende corpo, il profumo di vento. E poi cè una memoria pratica: sapere come piegare, come alternare i tessuti per evitare stiro inutile, come dosare la quantità di detersivo perché il sole fa già metà del lavoro. La conoscenza domestica è silenziosa ma preziosa, e tendiamo a sprecarla in nome della velocità.

Non tutto è nostalgia

Bisogna riconoscere che per molte persone asciugare in macchina è una conquista. Per chi lavora tante ore, per chi vive in palazzi senza terrazze, per chi ha problemi di mobilità, l’asciugatrice è una soluzione che restituisce tempo e sicurezza. Non è una questione di giusto o sbagliato. È che abbiamo spostato la conversazione su un altro piano: da cosa significa fare bene il bucato a cosa significa risparmiare tempo. È una scelta politica e culturale che ha cambiato la quotidianità.

people do not consume energy water or gas. Instead units of consumption and change relate to the specification and reproduction of normal conventions like those of comfort copresence or cleanliness. — Elizabeth Shove Professor of Sociology Lancaster University

Una pratica minore con implicazioni maggiori

Stendere allaperto non era solo questione di odori. Era un modo per distribuire umidità, per ridurre luso indiscriminato della macchina, per dare agli indumenti un ritmo naturale. Ci sono decisioni quotidiane che modellano lhabitus di intere generazioni. Quando smetti di fare qualcosa che tutti facevano, cambi anche gli indicatori di normalità. Lo dico con una certa urgenza: la perdita di certe tecniche domestiche altera la nostra relazione con gli oggetti e con il tempo stesso.

Può tornare? Forse

Negli ultimi anni ho notato conversazioni piccole ma significative: gruppi di vicini che ridisegnano lo spazio comune per permettere fili condivisi, giovani che cercano il profumo delle lenzuola al sole come esperienza alternativa al consumismo di fragranze, iniziative comunali che incentivano gli spazi collettivi di stenditura. Questi segnali non sono un ritorno di massa ma dimostrano che una pratica può ricomparire in forme nuove e meno intrusivi. Non tornerà uguale, e meno male, ma qualche elemento lo farà.

Un esperimento personale

Ho provato per un mese a sostituire l’asciugatrice con lo stendino quando il clima lo permetteva. Ho dovuto ripensare la mia routine. Ho imparato a lavare con sobrietà per evitare sovraccarichi, a scegliere programmi che non stressassero i tessuti, a non considerare il bucato come un evento isolato ma come una parte fluida della settimana. Il risultato? Lenzuola con un aspetto migliore. Costi energetici ridotti. E qualcosa di più sottile: un tempo quotidiano che mi sembra meno frammentato. Non voglio convincere nessuno, solo segnalare che vale la pena provare.

Cosa resta aperto

Non so se uno stendino salverà il pianeta. Non so nemmeno se ridurrà davvero la nostra ansia del controllo del tempo. Quello che so è che rinunciare a piccoli gesti ha un effetto cumulativo sulla nostra esperienza del quotidiano. Forse il tema vero non è scegliere tra sole e elettricità ma decidere quali pratiche domestiche meritino di essere conservate e quali riformulate. Le risposte non saranno uguali per tutti e non devono esserlo.

Conclusione

Stendere il bucato allaria aperta è un gesto piccolo ma connesso a molte aspetti della vita. È stato normale negli anni Settanta perché era parte del tessuto sociale e pratico della giornata. Oggi è quasi dimenticato perché la tecnologia e le nuove abitudini hanno ridefinito la normalità. Se volete, potete sperimentare un giorno alla settimana senza asciugatrice e vedere cosa succede. Non è moralismo. È curiosità che parte dalle cose di tutti i giorni.

Tabella riassuntiva delle idee principali

Cosa era Stendere allaperto come pratica quotidiana diffusa negli anni Settanta.

Perché è sparito Adozione di asciugatrici cambiamento delle abitudini urbane e percezione del tempo.

Che si perde Esperienza sensoriale conoscenze pratiche gestione del tempo domestico.

Per chi è utile la macchina Persone con limitazioni di spazio o di tempo o esigenze specifiche.

Cosa può succedere Forme nuove di stendere condiviso iniziative urbane e riscoperta sensoriale.

FAQ

È possibile stendere in città senza disturbare i vicini?

Sì. Esistono modi discreti per stendere che rispettano lo spazio altrui come stendini verticali piccoli stendini da balcone o soluzioni interne ben pensate. Anche il tempo di esposizione e luso di mollette a bassa presenza visiva aiutano. La questione spesso non è tecnica ma culturale: comunicare ai vicini e ridefinire le regole di cortesia può aprire molte possibilità.

Il bucato steso allaperto dura di più o di meno rispetto allasciugatrice?

Non esiste una risposta universale. Il sole e il vento possono rimuovere residui e far durare i tessuti se usati correttamente evitando esposizioni troppo aggressive su capi delicati. Daltra parte alcune fibre e colorazioni richiedono attenzione. Il trucco è conoscere i materiali e alternare le pratiche.

Posso ottenere lo stesso profumo senza stendere fuori?

Il profumo dato dallaria aperta è unico e difficile da replicare artificialmente. Tuttavia arieggiare in casa su un balcone aperto o usare saponi con fragranze leggere e naturali può avvicinarsi allesperienza senza dipendere sempre dal meteo.

Stendere è davvero una scelta sostenibile?

In generale stendere riduce il consumo energetico rispetto alluso continuato dellasciugatrice. Ma la sostenibilità dipende anche dal contesto dal clima e dallorganizzazione della casa. Anche qui conta la consapevolezza: piccoli cambiamenti pratici sommati possono avere effetti concreti.

Da dove ricominciare se voglio provare?

Iniziate con un giorno alla settimana. Scegliete capi resistenti e facili da stendere. Ripensate la lavanderia come routine e non come emergenza. Vedrete subito cosa funziona e cosa no.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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