Cosa ha fatto al cervello di chi è cresciuto negli anni 60 e 70 la mancanza di stimolazione costante

Negli ultimi anni abbiamo guardato al presente con occhiali digitali e giudicato il passato con la distanza di chi possiede uno smartphone. Ma cè un paradosso poco raccontato: per chi è nato e cresciuto negli anni 60 e 70 la vita era fatta di intervalli lunghi di noia, di silenzi familiari e di attività lente. In questo pezzo provo a spiegare, con opinioni e qualche dato clinico, cosa ha probabilmente lasciato quella infanzia sulle menti adulte di oggi. Non è una storia di colpe e assoluzioni. È una cronaca emotiva e neuroscientifica fatta a pezzi.

Il ritmo del mondo prima della sovrastimolazione

Le giornate degli anni 60 e 70 avevano pause che oggi sembrano buchi neri per limmaginazione digitale. I bambini aspettavano, giocavano allaperto senza un copione televisivo che li guidasse ogni minuto, ascoltavano adulti spesso distratti da lavoro e problemi economici, e vivevano esperienze sociali più circoscritte. Questo non significa che fosse ideale. Significa soltanto che la stimolazione esterna era più rara e più compressa nel tempo.

Un cervello che impara nella lentezza

Neuroscienza di base dice che lo sviluppo del cervello è use dependent. Le connessioni si consolidano quando vengono usate. Ma la parola use dependent non è un libretto di istruzioni morale. Vuol dire che lunghi periodi di autonomia e noia hanno favorito certi percorsi cognitivi e scoraggiate altre abilità. Per esempio, la capacità di tollerare lincertezza è stata, in molti casi, forgiata da ore senza intrattenimento immediato.

Change equals stress. That is a cardinal rule in psychology. Lisa Damour Clinical Psychologist and Author Center for the Developing Adolescent UCLA.

Questa affermazione di Lisa Damour è utile per due motivi. Primo perché ci ricorda che il cambiamento modifica il cervello. Secondo perché suggerisce che cosa i bambini di allora dovevano imparare: gestire emozioni e frustrazioni senza soluzioni tecnologiche immediate. In alcuni casi questo ha funzionato come palestra emotiva. In altri casi ha lasciato segni difficili da leggervi dentro in età adulta.

Tracce nette e invisibili

Non tutti gli effetti sono misurabili con semplici test. Alcune conseguenze appaiono come tendenze comportamentali piuttosto che come diagnosi nette. Cè chi sviluppò una maggiore capacità di introspezione perché restava ore a costruire modelli mentali senza distrazioni. Cè chi, invece, portò avanti schemi relazionali segnati dalla rincorsa di attenzioni che non erano arrivate.

Bruce Perry, uno dei clinici che ha studiato londa lunga del trauma infantile, ha scritto e detto più volte che le relazioni sono il vero agente di cambiamento nel cervello. La frase suona semplice ma è cruciale: la presenza o lassenza di attenzione costante da parte degli adulti ha modellato non solo le emozioni ma anche la regolazione fisiologica dello stress.

Relationships are the agents of change and the most powerful therapy is human love. Bruce D Perry MD PhD Senior Fellow Child Trauma Academy.

Non tutto era negativo

Mi interessa sottolineare che la carenza di stimoli continui ha dato anche vantaggi pragmatici. La creatività spesso nasce quando manca una risposta pronta. La generazione 60 70 ha prodotto musicisti e pensatori che hanno imparato a scandagliare il tempo vuoto. Eppure la stessa esperienza ha aumentato in alcuni individui la sensibilità alle rotture relazionali. Questo contrasto è la chiave: vantaggi a livello creativo, fragilità in altri registri.

Identità e controllo dellattenzione

Un punto che raramente viene espresso negli articoli pop è questo: crescere in un contesto con stimoli più rari ha allenato forme di attenzione sostenuta e una sorta di economia cognitiva. I bambini che dovevano osservare la natura, seguire una storia senza televisione continua, o attendere il ritorno di un genitore, hanno praticato lunghi periodi di attenzione volontaria. È un tipo di esercizio che oggi è quasi un lusso.

Allo stesso tempo, la mancanza di stimolazione costante non ha insegnato a molti come recuperare rapidamente da distrazioni continue. Per chi è nato negli anni 60 e 70 la modernità digitale è arrivata come un acceleratore di caos. La fatica di riorientare lattenzione è un tema ricorrente nelle storie che mi hanno raccontato amici e lettori: sensazioni di sovraccarico seguite da desiderio di fuga verso silenzi programmati.

Il prezzo sociale

Non è solo un tema individuale. Socialmente, quelle generazioni hanno costruito comunità con rituali più lenti. Ma quando il mondo è cambiato velocemente, molte di queste strutture non hanno seguito il ritmo. Il risultato è una generazione che sa creare rapporti profondi ma ha anche difficoltà a funzionare nellimmediatezza delle reti sociali moderne. Non è una colpa. È un retaggio.

Qualche intuizione non convenzionale

Non lo troverete spesso nei titoli: alcuni degli effetti migliori derivano dalla noia che si accompagnava al riconoscimento di limiti. Se un bambino capiva che non tutto dipendeva dalle sue azioni immediate imparava a convivere con lincertezza. La resilienza non è un premio distribuito equamente ma spesso unalchimia tra supporto relazionale e momenti di autonomia non mediata.

Voglio esser chiaro: non credo che una vita di stimolazione continua sia automaticamente superiore. Credo però che lattuale ossessione per lalways on abbia reso evidente che la misura è cambiata e che molti adulti nati negli anni 60 e 70 si trovano a negoziare se stessi con strumenti non pensati per la loro formazione. Quindi il problema non è vecchio contro nuovo. È un mismatch tra biografia e tecnologia.

Conclusione aperta

Non ho la presunzione di chiudere la questione con una soluzione definitiva. Alcune ferite sono sensibili e richiedono un racconto collettivo diverso. Altre tracce sono risorse rare di pazienza e concentrazione. La sfida per la società italiana e per le famiglie oggi è capire come mettere valore su entrambi i lati di questa eredità. E imparare a non trattare il passato come un errore o il presente come una panacea.

Idea Sintesi
Ritmo sociale Gli anni 60 70 offrivano pause prolungate che hanno formato attenzione sostenuta e capacità di introspezione.
Relazioni La presenza di adulti attenti ha un effetto duraturo sullo sviluppo emotivo del cervello.
Creatività La carenza di stimoli continui può favorire forme originali di pensiero e immaginazione.
Mismatch tecnologico Molti nati in quegli anni devono oggi negoziare strumenti che accelerano lattenzione e frammentano il tempo.

FAQ

Gli anni 60 e 70 hanno danneggiato il cervello delle persone in modo permanente?

Non si può generalizzare così. Ci sono tracce osservabili di come lattività relazionale e la routine abbiano inciso su schemi emotivi e cognitivi. Molti effetti sono adattativi e non patologici. Il termine giusto è eredità culturale e neurobiologica piuttosto che danno irreversibile per tutti.

Perché alcune persone di quella generazione sono così brave a concentrarsi?

Perché hanno praticato lunghi periodi di attenzione senza interruzioni tecnologiche. Era unallenamento quotidiano che non sempre si trova nelle generazioni successive. Questo non significa superiorità assoluta ma un profilo cognitivo diverso.

Ci sono aspetti positivi che la modernità non ha ancora capito di quella infanzia?

Sì. La capacità di tollerare la noia è una risorsa creativa e relazionale che favorisce la riflessione. In unepoca di stimoli istantanei la lentezza può essere un vantaggio strategico per progetti complessi e relazioni profonde.

Le persone nate negli anni 60 e 70 hanno più problemi di salute mentale oggi?

Non è possibile attribuire un incremento a una sola causa. Fattori socioeconomici eventi storici stress accumulato e cambiamenti nel riconoscimento clinico spiegano molti trend. È più utile guardare alle storie individuali che a una spiegazione unica.

Che ruolo hanno avuto le relazioni familiari in tutto questo?

Le relazioni sono centrali. La ricerca clinica dimostra che la qualità dellattaccamento e dellattenzione adulta ha effetti profondi sullo sviluppo emotivo. Dove mancava una figura stabile molte risposte emotive si sono organizzate in modi difensivi.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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