Ricordo un amico di famiglia nato nel 1972 che raccontava come un sabato d estate significasse riparare il motorino o andare a raccogliere olive prima che facesse buio. Non era eroismo retorico. Era routine. Da quei gesti nasce una certa dimestichezza con la fatica che oggi chiameremmo tolleranza del disagio. Questo pezzo non è un elogio né una condanna. È un tentativo di spiegare perché la generazione degli anni 70 ha sviluppato un rapporto materno e ostinato con l inconveniente, il fastidio e la frizione della vita.
Un contesto che modella nervi e abitudini
Gli anni 70 in Europa e in Italia erano un ibrido: trasformazioni tecnologiche timide, tensioni politiche, famiglie ancora abituate a strutture gerarchiche. La quotidianità di allora non offriva servizi on demand, non c era la cultura della personalizzazione continua. Il tempo libero si conquistava; il comfort non era un diritto ma un premio raro. Questa infrastruttura sociale ha addestrato molte persone a tollerare piccole e grandi frizioni con una naturalezza che oggi spesso sembra dura o antiquata.
La noia come palestra
Nonostante la narrativa moderna la demonizzi, la noia pratica era una palestra per l attenzione e per la capacità di inventare. Lunghi vuoti senza stimoli digitali hanno costretto bambini e adolescenti a creare attività, a negoziare con pari e a risolvere conflitti senza un adulto sempre pronto a intervenire. Questo non significa che fosse ideale per tutti, ma ha lasciato tracce comportamentali visibili: maggiore resistenza all attesa, minor bisogno di gratificazione immediata, capacità di autofunzionarsi intellettualmente.
Perché tollerare il disagio è diventato una norma
Ci sono almeno tre linee che convergono in questo risultato. Prima: responsabilità domestiche concrete già in giovane età. Seconda: limiti materiali che obbligavano a economizzare tempo e risorse. Terza: norme educative che enfatizzavano l autonomia e la continuità del dovere quotidiano piuttosto che l espressione immediata del disagio emotivo. L effetto non è stato uniforme ma abbastanza importante da distinguere abitudini generazionali.
Resilience is not about sucking it up or pulling yourself up by your bootstraps. It is the ability to recover adapt and grow through adversity. Boomers learned this out of necessity.
Dr Crystal Saidi Psy D Psychologist Thriveworks.
La citazione sopra aiuta a chiarire un punto fondamentale. Non si tratta di rafforzare una narrazione eroica dell autarchia emotiva. Si tratta di riconoscere che l esperienza formativa degli anni 70 ha fornito competenze pratiche di adattamento. Le parole di una psicologa americana non spiegano tutto ma danno senso a una osservazione che trovo spesso vera quando parlo con coetanei e con i figli dell epoca.
Il lavoro come scuola di frizione
L ingresso nel mercato del lavoro per molti nati nei 70 ha significato turni pesanti, contratti instabili e una cultura aziendale più autoritaria. Niente buffering emotivo, poche politiche di wellbeing. Questa esposizione prolungata al fastidio organizzativo ha affinato una capacità pratica di reggere le pressioni e di trovare strategie di sopravvivenza emotiva senza necessariamente verbalizzarle. Alcuni ne sono usciti capaci di grande pragmatismo; altri con risposte emotive più contenute, a volte rigide.
Non tutto è gloria né difetto
La tolleranza del disagio ha lati luminosi e zone d ombra. Tra i lati positivi trovi la capacità di perseverare, di sopportare ritardi, di non abbattersi immediatamente per un ostacolo. Tra i lati negativi c è la tendenza a normalizzare condizioni evitabili, a non chiedere aiuto e a sopprimere segnali di malessere. Dire che la generazione degli anni 70 sia per natura stoica sarebbe ingeneroso. È più giusto dire che quella generazione ha imparato l arte del compromesso con il reale, talvolta pagando un prezzo emotivo.
Una differenza di intensità non di principio
Conosco persone nate negli anni 70 che oggi praticano mindfulness e chiedono supporto psicologico. La loro tolleranza al disagio non è un dogma. È una disposizione che può coesistere con la ricerca del cambiamento. Ecco perché è pericoloso usare etichette nette: alcune abitudini resistono, altre si trasformano. Il punto è che la tolleranza per il disagio è un habitus culturale radicato e non semplicemente una caratteristica individuale.
Perché questa storia interessa oggi
Viviamo in un tempo che celebra l immediatezza e penalizza la fatica. Quando i figli della generazione degli anni 70 mettono a confronto la loro educazione con la velocità contemporanea, emergono due reazioni tipiche. La prima è orgoglio: saper aspettare svela competenze utili. La seconda è irritazione: spesso quella stessa attitudine ostacola la richiesta di cambiamento nelle istituzioni e nei posti di lavoro. Mi trovo a pensare che la vera sfida non sia eliminare la tolleranza al disagio ma saperla orientare verso cause che valgono la pena.
Una questione di scelte collettive
La generazione degli anni 70 ha una risorsa rara: pazienza operativa. Usata bene, può essere leva per trasformazioni ragionate e non reazioni istantanee. Usata male, si trasforma in permissivismo verso pratiche inefficienti. È una responsabilità intergenerazionale discutere quando il sacrificio è nobile e quando diventa semplicemente spreco di vita.
Conclusione parziale e qualche domanda aperta
Non ho la presunzione di chiudere il discorso. Posso solo offrire una mappa: contesto sociale materiale responsabilità precoci cultura del lavoro limiti delle risorse e assenza di stimoli digitali hanno creato una tolleranza per il disagio che oggi si manifesta in modi contraddittori. Alcuni la chiamano resilienza. Altri la chiamano rassegnazione. Forse è entrambe le cose in proporzioni variabili.
Resta aperta la domanda più interessante: questa attitudine sopravviverà quando l infrastruttura culturale che l ha generata sarà completamente diversa? Non lo so. Ma so che riconoscerla senza giustificarla o demonizzarla è un primo passo per usare quel bagaglio in modo più consapevole.
Tabella riepilogativa
| Fattore | Effetto sulla tolleranza al disagio |
|---|---|
| Responsabilità domestiche precoci | Incremento della autonomia pratica e capacità di sopportare incombenze |
| Limitazioni materiali | Sviluppo della pazienza e minor bisogno di gratificazione immediata |
| Gioco non supervisionato | Apprendimento della risoluzione di conflitti e valutazione del rischio |
| Cultura del lavoro autoritaria | Adattamento a pressioni prolungate e strategie pratiche di sopravvivenza |
FAQ
1. Questo significa che la generazione degli anni 70 è migliore nell affrontare le difficoltà?
No. Non è questione di migliore o peggiore. È questione di habituè e contesto. La generazione degli anni 70 ha imparato certe abilità pratiche e emotive ma ha anche sviluppato modalità di sofferenza che oggi possono risultare meno funzionali. Migliore dipende dall obiettivo che si vuole perseguire.
2. Il fatto di tollerare il disagio è una qualità o un limite?
Può essere entrambe le cose. È una qualità quando permette perseveranza, adattamento e costruzione di progetti a lungo termine. Diventa un limite se impedisce di smuovere situazioni ingiuste o di chiedere supporto quando necessario. La linea tra le due cose è politica e personale allo stesso tempo.
3. Come si trasmette questa attitudine alle generazioni successive?
Principalmente per imitazione e racconto. Valori educativi nelle famiglie e nelle istituzioni contano molto. I figli vedono come si reagisce al disagio e spesso replicano. Ma la trasmissione non è automatica: le nuove tecnologie e nuovi modelli di lavoro stanno cambiando la sensibilità collettiva.
4. Ci sono studi che confermano questa differenza generazionale?
Esistono ricerche che analizzano resilienza e stili educativi nel tempo e molte sintetizzazioni giornalistiche e testi di psicologia sociale che collegano certe esperienze infantili a capacità di sopportare la frizione. È importante leggere queste fonti con spirito critico perché la variabilità individuale è ampia e le etichette generazionali spesso semplificano troppo.
5. Come usare questa conoscenza nella vita di tutti i giorni?
Riconoscendo quando la tolleranza è una risorsa e quando serve intervento. Se sei nato negli anni 70 puoi sfruttare la tua capacità di restare nel tempo lungo dei progetti ma anche imparare a delegare e chiedere aiuto. Se sei genitore, osserva senza riprodurre automaticamente certe norme solo per abitudine.