La scena è spesso la stessa: un uomo o una donna sulla settantina che sorride senza apparente motivo. Non è il sorriso che serve a convincere gli altri. È il risultato di anni di gesti ripetuti che il resto di noi interpreta come un tratto della personalità. Io ho provato a chiederlo a chi conosco. Le risposte non sono mai banali. Alcune persone parlano di routine, altre di scelte deliberate. Ma tutte indicano una cosa: la positività negli anni avanzati non è solo fortuna. Si allena.
Un effetto documentato ma frainteso
La letteratura scientifica parla di positivity effect. Esso descrive la tendenza delle persone anziane a prestare maggiore attenzione e a ricordare meglio il materiale positivo rispetto al negativo. Questo non significa che la vita diventi improvvisamente priva di problemi. Significa piuttosto che l’assetto cognitivo tende a privilegiare il positivo quando è possibile. Non tutti gli studi concordano su meccanismi e limiti ma l’esistenza del fenomeno è robusta.
Non è solo un trucco di memoria
Spesso si pensa che la positività in età avanzata sia il frutto di perdita di memoria o di ingenua negazione. La realtà è più sottile. Alcuni esperimenti mostrano che modalità di attenzione e processi motivazionali cambiano nel tempo. L’anziano non cancella il dolore. Sceglie consapevolmente di non ingaggiare ogni pensiero negativo. È una decisione operativa del sistema cognitivo, non una cancellazione. Questo la rende qualcosa di allenabile.
Perché molti settantenni lo praticano ogni giorno
La pratica quotidiana non è sofisticata. A volte è semplicemente questo: scegliere di parlare con una persona invece che con un’altra. Oppure scegliere la notizia che si legge. Le tecniche che vedo nelle persone reali sono concrete e poco evangeliche: limitare l’esposizione a contenuti che generano ansia cronica, coltivare riti leggeri che ricollegano al passato, spostare attenzione dagli eventi non risolvibili a gesti pratici. Non è spiritualità trascendente. È economia emotiva.
La psicologia lo dice chiaramente
“Emotionally speaking, life gets better as we get older.”. Laura L. Carstensen Professor of Psychology Director Stanford Center on Longevity Stanford University.
Carstensen non è un’opinione da giornale. Parla da decenni di studi che mostrano come la percezione del tempo residuo e le priorità emotive cambino con gli anni. Leggere quella frase è uno schiaffo utile per chi immagina che l’età porti solo declino. La cosa interessante è che questa evoluzione motivazionale sembra aprire una porta: se le priorità cambiano, allora cambiano anche le pratiche che uno porta avanti quotidianamente.
Allenamento e non magia: cosa funziona davvero
Ho intervistato persone che non si definirebbero mai fanatiche dell’ottimismo. Raccontano di rituali strani magari banali: una passeggiata alla stessa ora, telefonare a un amico che risponde bene, preparare la cena ascoltando una canzone vecchia. Queste azioni ripetute costruiscono una propensione all’attenzione positiva. Non è un training mentale formale ma produce effetti simili a quelli osservati in interventi psicologici mirati.
Perché è allenabile
La mente umana è plastica anche in età avanzata. Gli studi mostrano che cambiare l’attenzione e la selezione degli stimoli può modificare la memoria e l’umore. Per semplificare: se alleni lo sguardo a notare ciò che è utile o bello per la tua vita quotidiana, l’archivio emozionale comincia a riorganizzarsi. Cosa caotica e preziosa: non si tratta di ignorare il reale ma di ottimizzare il proprio tempo emotivo.
Intuizioni non banali che pochi raccontano
La prima: la positività praticata non è sempre gentilezza verso gli altri. A volte è difesa. Ho visto persone usare ironia pungente come filtro per evitare discussioni che trascinano in uno stato negativo. La seconda: alcuni anziani coltivano ‘microprogetti’ che non parlano a nessuno. Un piccolo orto sul balcone o un quaderno. Questi microprogetti funzionano perché sono basi tangibili dove trasferire attenzione. La terza: la positività diventa un mezzo di libertà sociale. Scegliere con chi passare il tempo è una forma di sovranità che in gioventù spesso non abbiamo il lusso di esercitare.
Non tutte le positività sono uguali
Esiste una positività compiacente e una che è strategica. La prima nasconde problemi. La seconda li affronta con priorità scelte. Non bisogna idealizzare. Alcune persone possono sfruttare la positività per evitare responsabilità. Altre la coltivano come strumento di sopravvivenza emotiva. Capire la differenza è cruciale e non lo dicono i titoli accademici ma lo riconoscono le persone che vivono queste pratiche giorno dopo giorno.
Quando la scienza incontra la vita quotidiana
Gli esperimenti di laboratorio raccontano un pezzo di verità. Le osservazioni sul campo raccontano l’altro pezzo. Ho imparato a non cercare un solo modello. Quello che mi interessa e che emerge da entrambe le fonti è che la positività nei settantenni ha basi sia motivazionali che comportamentali. Non è un accidente genetico e non è un placebo sociale. È la combinazione di percezioni del tempo, cancellazione selettiva e pratiche ripetute.
Un invito per chi legge
Non propongo una ricetta. La mia posizione è chiara: se hai trentanni o cinquanta non deve diventare un obbligo performativo. Ma osservare con curiosità come la positività si pratica nelle vite lunghe può insegnare strategie pragmatiche. Alcune funzionano anche per chi ha poco tempo libero. Il punto è sperimentare senza autoaccuse.
Riflessioni finali
La positività quotidiana dei settantenni non è un trucco sterile. È una pratica sociale e cognitiva. Si costruisce con scelte minime e ripetute. Questo lo rende accessibile. Non è promessa di felicità eterna ma è una strategia concreta per allocare le risorse emotive in modo più sano. Se la psicologia lo conferma e la vita lo dimostra, allora vale la pena ascoltare chi lo pratica davvero.
Tabella riassuntiva
| Idea chiave | Cosa significa |
|---|---|
| Positivity effect | Maggiore attenzione e memoria per il materiale positivo negli anziani. |
| Allenabilità | Pratiche quotidiane riescono a orientare attenzione e memoria. |
| Pratiche comuni | Microrituali sociali e individuali che riducono esposizione a stimoli negativi. |
| Distinzioni importanti | Positivita strategica vs posivitita compiacente. |
FAQ
1 Che differenza c e tra positivita naturale e positivita allenata?
La positivita naturale sembra emergere come tendenza emotiva non richiesta. La positivita allenata e il risultato di gesti ripetuti e decisioni consapevoli. Nei casi osservati nella vita reale le due si mescolano. Quel che conta e riconoscere gli strumenti che le persone usano e non idealizzare una forma a scapito dell altra.
2 Quali pratiche quotidiane funzionano per molti 70enni?
Non esiste un elenco universale. Tuttavia ricorrono azioni semplici. Limitare il consumo di notizie negative. Coltivare microprogetti concreti. Curare relazioni che danno energia. Non serve una grande disciplina ma costanza. Le abitudini si consolidano quando rimangono facili e utili.
3 La positivita in eta avanzata cancella il dolore o la perdita?
No. Non cancella. Spesso serve a gestirli. La differenza cruciale e che la positivita strategica permette di dedicare risorse emotive ai problemi risolvibili senza venire risucchiati da quelli che non lo sono. E una forma di smart allocation emotiva piu che un rassicurante schermo protettivo.
4 Posso imparare queste pratiche anche a 50 anni?
Sicuramente si possono apprendere e adattare. Le modalita cambiano in base alle risorse personali. L idea da tenere a mente e che non si tratta di un miracolo veloce. Sono cambiamenti di attenzione e priorita che richiedono tempo e ripetizione. Non sono prescrizioni ma opzioni da sperimentare.
5 Quali sono i limiti della ricerca sul positivity effect?
Gli studi mostrano pattern solidi ma non spiegano tutto. Alcuni casi sono culturalmente specifici. La salute o le condizioni contestuali possono attenuare l effetto. Inoltre la ricerca fatica a catturare la complessita delle pratiche quotidiane nella loro interezza. Per questo osservare la vita vera rimane indispensabile.