Generazioni più anziane insegnano a perdere con grazia. La psicologia chiama tutto questo intelligenza emotiva

Non è nostalgia. Non è che i nonni sappiano qualcosa che noi abbiamo perso. È più prosaico e più profondamente umano: molte persone più anziane hanno imparato a perdere senza farsi schiacciare. E questo atteggiamento non è solo cortesia sociale o rassegnazione. Ha radici psicologiche precise e si chiama intelligenza emotiva.

Perdere non significa arrendersi

Ho visto episodi quotidiani che dicono più di mille manuali. Un uomo di settantacinque anni che sorride dopo aver perso una partita a carte e chiede alla giovane avversaria di spiegargli la mossa. Una donna che, dopo una lite familiare, prende il caffè in cucina e si concentra su come ricucire invece di vincere il dibattito. Non c’è una sola tattica magica: c’è una disposizione mentale che privilegia la regolazione emotiva, la prospettiva e una scelta intenzionale di quello che conta.

Non è rassegnazione ma selezione

La psicologia dell’invecchiamento parla di una scelta selettiva dell’attenzione. Non è che gli anziani non provino frustrazione. La differenza sta nel come la gestiscono. Tendono a investire energia in relazioni e attività che danno significato, e questo riduce la necessità di «vincere» a ogni costo. Il risultato appare come una perdita accettata con dignità, ma la radice è strategica e volitiva.

Perché ci interessa imparare a perdere con grazia

Per chi è sotto i quarantanni questa lezione può sembrare anti-competitiva. E invece no. Saper perdere senza distruggere relazioni incrementa capacità di collaborazione, consente di ritentare senza spaccare tutto e mantiene la reputazione intatta. In ambito lavorativo o affettivo la persona che sa perdere conserva capitali intangibili: fiducia, rispetto, spazio per ricostruire.

Un paradosso pratico

Parliamo di intelligenza emotiva come se fosse un concetto astratto, invece è pratica quotidiana: riconoscere la propria emozione, nominarla, scegliere la risposta. Chi ha vissuto più stagioni ha spesso più esercizio. Non significa che siano migliori in tutto. Significa che spesso scelgono il campo di battaglia con più cura.

“Starting from the mid 20s people gradually experience fewer negative emotions as they get older.”

Laura L. Carstensen Professor of Psychology and Fairleigh S. Dickinson Jr. Professor in Public Policy Stanford University and Founder Director Stanford Center on Longevity.

Questa osservazione della professoressa Laura Carstensen non è un panegirico sulla vecchiaia. È un risultato empirico: con l’età spesso cambia il modo in cui si distribuisce l’attenzione e la memoria emotiva. Questo non cancella il dolore ma altera il suo peso relativo nella vita quotidiana.

Tre lezioni concrete che ho notato

Non voglio annunciare verità universali. Solo tre modi di comportarsi che ricorrono spesso quando osservo persone anziane perdere con una sorta di eleganza ruvida.

1. Ridimensionare l’evento

Invece di ingigantire la sconfitta, la mettono in scala. Non minimizzano la sofferenza, la mettono però nella giusta cornice temporale. Se perdi un treno, non è la fine del mondo; se perdi qualcuno, il dolore va attraversato ma non demonizzato per sempre.

2. Trasformare la sconfitta in domanda

La versione rovinata del consiglio è: impara dagli errori. La versione utile è: usa la sconfitta come domanda aperta. Cosa voglio cambiare? Cosa posso lasciare? La domanda smorza l’ansia dell’immediato e apre a possibilità alternative.

3. Praticare la dimenticanza selettiva

Non è memoria fragile: è scelta intenzionale del ricordo. Invece di rimuginare su ogni torto, si ricordano ciò che serve per andare avanti. È diverso dalla repressione. È una politica cognitiva di sopravvivenza emotiva.

“If your emotional abilities arent in hand if you dont have self awareness if you are not able to manage your distressing emotions then no matter how smart you are you are not going to get very far.”

Daniel Goleman Psychologist Author and cofounder Consortium for Research on Emotional Intelligence in Organizations Rutgers University.

Goleman ci ricorda che la gestione emotiva non è optional. Non è una decorazione morale. È una competenza che produce risultati concreti. E quando la perdita arriva, quella competenza determina se la persona si spezza o si rialza con meno danni collaterali.

Critiche e limiti di questo modello

Non tutte le persone anziane lo praticano. Alcune diventano amare, altre rinunciano a lottare. L’invecchiamento non è una bacchetta magica che forgia la virtù. Inoltre la perdita attraversa contesti diversi: perdere un lavoro non è come perdere un amato. Il punto è che la forma di affrontare la perdita può essere allenata e che molte generazioni più anziane hanno avuto più opportunità di esercizio.

C’è poi una tentazione culturale: mitizzare la saggezza degli anziani fino a farne un dogma. Meglio guardare alle pratiche utili e non alle storie edulcorate. Alcune lezioni vanno adattate, non copiate pedissequamente.

Un piccolo esperimento che propongo

La prossima volta che perdi qualcosa prova a non spiegare subito, non giustificare, non difenderti. Aspetta trenta secondi. Se puoi, chiediti una domanda che non sia difensiva. Sembra banale ma quel timeout cambia la traiettoria emotiva della situazione.

Non tutto va spiegato

Il silenzio può essere un gesto etico. Non perché nasconda verità, ma perché concede spazio alla costruzione di una risposta che non sia distruttiva. Gli anziani spesso sanno aspettare quel silenzio e riempirlo con qualcosa di produttivo.

Conclusione provvisoria

Se dovessi prendere un’unica idea da questo discorso sarebbe semplice: perdere con grazia è una pratica sociale e cognitiva che si allena. Non è un vezzo dei buoni. È una risorsa che preserva relazioni, apre strade e mantiene intatta la possibilità di tornare in campo. Le generazioni più anziane non sono un manuale completo ma spesso sono una palestra di esercizi che funzionano. Sta a noi scegliere se allenarci o insegnare agli altri a farlo.

Idea chiave Perché conta
Perdere con grazia è pratica Preserva relazioni e permette di ricostruire
Regolazione emotiva Riduce danni collaterali e aumenta resilienza
Scelta dell attenzione Concentrare l energia su ciò che dà significato
Tempo e allenamento L esperienza conta ma la pratica è trasferibile

FAQ

Perché gli anziani sembrano più sereni dopo una perdita?

Non è universalmente vero ma molte ricerche indicano che con l’età cambia la priorità dei motivi e la capacità di regolare l’emozione. Gli anziani tendono ad attenzione selettiva verso informazioni positive e a ridurre l’esposizione a conflitti inutili. Questo non elimina la sofferenza ma riduce la sua presa quotidiana.

Si può imparare a perdere con grazia anche da giovani?

Sì. Le abilità di intelligenza emotiva come lautoconsapevolezza e la regolazione possono essere allenate. Lavorare sulla consapevolezza delle proprie reazioni immediate e sulla pratica del delay decisionale aiuta a rispondere piuttosto che reagire.

Perdere con grazia significa non difendersi mai?

Assolutamente no. Non difendersi confonde il rispetto di sé con sottomissione. Difendersi con dignità significa scegliere tempi e parole che ripristinino i confini senza distruggere il dialogo futuro.

Come capire la differenza tra rimozione e scelta consapevole?

La rimozione è un meccanismo inconscio che elimina il ricordo doloroso. La scelta consapevole è una decisione deliberata di non alimentare il rimuginio e di usare lenergia per obiettivi costruttivi. La differenza si nota nel fatto che la scelta consapevole riporta comunque aspetti utili della memoria mentre la rimozione tende a creare vuoti non elaborati.

Vale lo stesso principio nelle relazioni professionali?

Sì. In contesti lavorativi saper perdere un confronto preserva la reputazione e mantiene aperte le collaborazioni. Spesso la vittoria a breve termine costa opportunità a lungo termine.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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