L Africa si sta lentamente spezzando in due e un nuovo oceano potrebbe nascere. Ecco perché gli scienziati non sono stupiti

C’è una frase che sembra uscita da un romanzo di geologia ma che è reale: l Africa si sta lentamente dividendo. Non è fantascienza, è un processo che la scienza osserva da decenni nel sistema del Rift Africano Orientale. Scrivo questo articolo con la sensazione di guardare un film con il rallenty permanente: fenomeni che agli occhi umani sembrano fermi ma che, a scala planetaria, cambiano coste e mappe.

Un’apertura che non fa rumore ma cambia tutto

Nel cuore del Corno d Africa c è l Afa r la zona nodale dove si incontrano tre rift principali e dove la crosta terrestre si assottiglia, si incrina e talvolta esplode in colate laviche. Gli effetti locali sono concreti: terremoti, vulcani, geomorfologia che si rimodella. Ma l idea che questo processo possa, in milioni di anni, trasformarsi in un vero e proprio bacino oceanico cattura l immaginazione e spaventa chi cerca punti fermi nella geografia umana.

Che cosa stanno misurando i geologi

I ricercatori usano GPS, studi sui flussi magmatici e analisi chimiche delle lave. Da queste misure emergono due cose importanti. Primo: le placche si muovono, anche se a passi millimetrici l anno. Secondo: sotto la crosta, masse di mantello riscaldato stanno facilitando l assottigliamento e la frammentazione della litosfera. Non è un unico evento catastrofico ma una combinazione di forze lente e insistenti che gelano e poi dissolvono le nostre mappe.

With GPS measurements you can measure rates of movement down to a few millimeters per year. Ken Macdonald Professor Emeritus Department of Earth Science University of California Santa Barbara

La citazione di Ken Macdonald marca un punto cruciale. Non è la velocità che impressiona ma la precisione con cui oggi possiamo osservare un processo che una volta era solo dedotto dalle rocce. Le misure hanno trasformato ipotesi in cronaca scientifica osservabile.

Nuovo oceano significa nuova geografia politica e naturale

Lasciamo per un attimo la retorica epica. Geologicamente il risultato più plausibile è che il ramo orientale del rift allarghi fino a connettersi con acque già presenti nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Alcune aree sono già sotto il livello del mare o molto depresse; bastasse poco perché l acqua inizi a travasare. Questo non avviene in un secolo o due. Parliamo di milioni di anni. Però il processo, una volta avviato in modo continuativo, cambia coste e offre nuove linee di costa dove oggi ci sono savane e vulcani.

Impatti reali e osservabili

Terremoti ed eruzioni non sono ipotesi romantiche: sono rischi concreti per chi vive nella regione. Ma c è dell altro, qualcosa che raramente viene sottolineato nei pezzi divulgativi: la nascita di un bacino oceanico è anche un laboratorio per l evoluzione e per ecosistemi che si riorganizzano. Nuove baie, nuove correnti, nuovi cicli di sedimenti. L uomo modernizza il proprio racconto geografico ma la Terra non chiede permessi.

Areas below sea level that are connected to the oceans will indeed flood with seawater. Cynthia Ebinger Professor of Earth and Environmental Sciences Tulane University

Cynthia Ebinger ci ricorda la semplicità di una verità fisica: dove la topografia lo consente, l acqua entra. Punto. Le implicazioni per le pianificazioni future sono profonde ma difficili da collocare in orizzonti temporali praticabili per governi e comunità attuali.

OpinionI: perché questa storia ci riguarda davvero

Molti articoli finiscono qui con numeri e rassicurazioni sul tempo. Io voglio essere meno diplomatico. Questo processo mette in crisi il nostro modo di pensare la stabilità delle nazioni e della natura. Le mappe scolastiche che abbiamo appeso in classe non sono documenti sacri ma istantanee di un istante geological. Non serve allarmismo ma serve una diversa educazione pubblica: insegnare che la Terra si muove, che le infrastrutture costiere non sono per sempre, che il rischio sismico è componente ordinaria di molte regioni africane.

Un pensiero personale

Ho visitato una mostra di cartografia storica e ho avuto quel piccolo brivido: vedere continenti con forme diverse, nomi sbiaditi, costellazioni di insularità che oggi non esistono più. Se fossi regista della mia vita mi piacerebbe vedere questa storia raccontata non come una minaccia lontana ma come la più grande lezione di umiltà. L umanità pensa in secoli, la geologia in ere. Forse dovremmo coltivare una pazienza diversa, e un rispetto diverso per i luoghi che abitiamo.

Dettagli tecnici che pochi amano ma servono

Il rift non è una fessura unica e lineare ma una rete di fratture. Ci sono rami, microplacche, bacini lacustri che si formano e si prosciugano. Alcuni segmenti si comportano come una tele di ragno che gradualmente si separa. Dove la crosta è già sottile, il mantello emerge, le eruzioni producono nuova crosta basaltica e con il tempo si stabilisce un fondale oceanico. Questo è il percorso che ha dato origine al Mar Rosso e al Golfo di Aden in ere passate.

Non tutto è scritto

Resta un margine grande di incertezza, specialmente nella dinamica dei plumes mantellari e nella tempistica precisa. La scienza osserva ma non sempre sa prevedere la concatenazione esatta degli eventi. Non svelerò tutti i dettagli perché la complessità è parte del bello e del pericolo di questa storia.

Conclusione aperta

Possiamo scegliere due posture. La prima è ignorare perché i tempi geologici sembrano lontani. La seconda è apprendere che la Terra cambia e che quella conoscenza può e deve informare politiche e scelte urbanistiche anche oggi. Io propendo per la seconda postura. Più che paura mi interessa responsabilità collettiva. Non possiamo fermare milioni di anni ma possiamo gestire il presente con cognizione di causa.

Tabella riepilogativa

Processo Nuova apertura del ramo orientale del Rift African. Tempi Milioni di anni. Meccanismi Assottigliamento crostale magma upwelling rifting. Conseguenze locali Terremoti vulcani nuove linee di costa. Conseguenze a lungo termine Formazione di un bacino oceanico separazione della placca somala. Incertezza Dinamica dei plumes e tempistica.

FAQ

Quanto tempo ci vorrà perché nasca un nuovo oceano?

La migliore stima scientifica parla di milioni di anni. Le variazioni regionali però possono creare tratti costieri e bacini sommersi molto prima. Non si tratta di un evento rapido sul piano umano, ma le fasi di apertura sono già osservabili con strumenti moderni.

Chi sarebbe più colpito dai primi cambiamenti?

Le popolazioni del Corno d Africa e le aree limitrofe al Rift vedono già effetti geologici rilevanti. Terremoti ed eruzioni rappresentano rischi concreti. Le vere trasformazioni di costa che richiedono lunghe migrazioni ambientali sono previste su tempi molto lunghi.

Questo processo può accelerare a causa del cambiamento climatico?

Clima e tettonica operano su scale diverse. I cambiamenti climatici incidono su erosione e innalzamento del mare ma non sono la causa principale del rifting continentale che è mosso da forze profonde interne alla Terra. Detto questo l interazione tra processi superficiali e tettonici resta un campo di studio attivo.

Possiamo prevedere terremoti legati a questo rift?

C è miglioramento nella capacità di monitoraggio e nella comprensione delle zone a rischio. Tuttavia prevedere con precisione il tempo e il luogo esatto di un terremoto rimane impossibile. La prevenzione attraverso norme antisismiche e piani di emergenza è l approccio pratico.

Ci saranno nuovi habitat marini quando il bacino si formerà?

Sì. Un bacino oceanico offre nuove nicchie ecologiche e correnti che possono rivoluzionare la biodiversità locale. Questo è un processo che in passato ha dato vita a grandi cambiamenti biologici e lo farà di nuovo in futuro.

Cosa possono fare i governi oggi?

Investire in monitoraggio sismico e vulcanico educare le comunità e pianificare infrastrutture resilienti. Pensare la geografia come dinamica, non statica, dovrebbe essere parte della policy a lungo termine.

Fine dell articolo.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
    .

Lascia un commento