Negli ultimi anni ho visto crescere una scena silenziosa nelle piazze e nei mercati delle nostre città. Non è la solita immagine consolatoria del nonno che torna al bar per giocare a carte. Parlo di persone con la pensione in mano che tornano al lavoro ufficiale per motivi molto concreti. Questo fenomeno ha nomi diversi studi sociologici lo chiamano cumulative working o cumulo di reddito ma in Italia lo percepiamo come una necessità che si mescola a scelte personali e a opportunità di mercato. In questo pezzo provo a raccontare che cosa sta succedendo e perché non è (solo) una questione di soldi.
Un cambiamento che non appare all improvviso
La tendenza non è esplosa per caso. Riforme pensionistiche, ritocchi alle regole di accesso e allungamento della vita lavorativa hanno cambiato il terreno di gioco. Allo stesso tempo il costo della vita è salito e molte pensioni restano fragili. Dove c era prima una soglia di sopravvivenza oggi troviamo margini più stretti. E allora alcuni tornano a lavorare. Preferisco chiamarli cumulanti piuttosto che semplicemente pensionati che lavorano. Il termine porta con sé il senso di una somma di fonti, di un bilancio che si costruisce pezzo dopo pezzo.
I volti dietro la statistica
Non sono solo i volti noti dei senior imprenditori. Sono colf che aggiungono ore per coprire spese impreviste, insegnanti che danno lezioni private, artigiani che riaprono botteghe con meno orari ma più attenzione, persone che accettano turni part time nel commercio. Alcuni lo fanno per piacere o per restare attivi ma molti lo fanno perché tra la pensione e le spese quotidiane si è creata una crepa che non si aggiusta da sola.
Una scelta a doppio taglio
Chi torna al lavoro dopo la pensione sperimenta benefit non monetari reali. C è socialità, senso di utilità, routine. Ma c è anche stanchezza, complicazioni con il sistema fiscale e spesso una percezione di dover rinunciare al tempo libero per qualcosa che dovrebbe essere una fase diversa della vita. Non è una tragedia ma neppure un miracolo. Aggrapparsi al lavoro non risolve la fragilità strutturale delle pensioni basse.
Riforme e dati internazionali che guardano a più lavoro in età avanzata
Il tema non è solo italiano. Un rapporto recente dell OECD mette in luce come il tasso di occupazione tra i 55 e i 64 anni sia aumentato in molti paesi ma restino grandi disparità tra categorie e livelli di istruzione. Come osserva Andrew Aitken led author OECD Employment Outlook 2025 in un passaggio chiave The transition to longer working lives is well underway. Questa non è una battuta ottimistica ma una constatazione che obbliga a ripensare politiche e imprese.
“The transition to longer working lives is well underway.” Andrew Aitken Lead author OECD Employment Outlook 2025 Organisation for Economic Co operation and Development.
Cosa significa per l Italia
In Italia il mix di normative e scelte politiche ha creato uno scenario dove lavorare dopo la pensione è tecnicamente possibile e in alcuni casi incentivato. Ma la realtà sul territorio è diversa: non tutti i settori offrono orari flessibili o salari compatibili con le capacità residue delle persone. E qui entra la mia opinione netta: lasciare che la sopravvivenza dipenda dalla voglia o dalla forza di tornare a lavorare è una soluzione grezza e ingiusta. Il lavoro dopo la pensione può essere dignitoso e voluto ma non dev essere l unico paracadute per chi vive con assegni ridotti.
Storie che contraddicono le semplificazioni
Ho parlato con una donna di 68 anni che svolge consulenza amministrativa part time. Mi ha detto che non avrebbe mai pensato di tornare al lavoro ma che il taglio di alcune indennità l ha costretta a rivedere i piani. Mi ha raccontato di aver imparato a usare strumenti digitali che prima le sembravano inutili. Ha scoperto nuove relazioni e qualche soddisfazione professionale. Dall altra parte conosco un ex operaio che ha ripreso un posto in un magazzino ponte per coprire affitti e spese mediche. Non è la stessa esperienza. Queste discrepanze non si risolvono con slogan sul lavoro che ringiovanisce.
Il mercato del lavoro che cambia
Le aziende spesso guardano ai senior come risorse da sfruttare per stabilità e affidabilità. Alcuni settori traggono vantaggio dalla presenza di lavoratori esperti che fanno coaching sul campo. Tuttavia le barriere rimangono: pregiudizi sull adattabilità tecnologica e contratti che non rispettano il valore dell esperienza. Serve più creatività contrattuale e investimenti nella formazione continua. Lo dico senza diplomazia: preferirei un paese che valorizzi il lavoro degli over 60 piuttosto che limitarli a ruoli marginali o precari.
Economia domestica e scelte individuali
La decisione di lavorare dopo la pensione è spesso il risultato di un calcolo domestico che coinvolge risparmi figli spese sanitarie e aspettative di vita. Non è raro che la presenza di un mutuo aperto o il bisogno di sostenere i figli adulti con lavoro instabile spingano al cumulo di redditi. In questo quadro le scelte individuali si intrecciano con scelte collettive ed è sbagliato considerare ogni scelta come un semplice atto di volontà personale.
Cosa fare adesso
Non offro ricette definitive. Ma credo che servano tre cose contemporaneamente politiche più attente alla qualità delle pensioni non solo alla loro sostenibilità normativa pratiche aziendali che includano piani di lavoro flessibili e formazione mirata e infine una nuova cultura sociale che riconosca il valore del lavoro dopo la pensione senza normalizzare la precarietà di chi non ha alternative. È una lista incompleta e volutamente aperta perché la realtà non si piega a soluzioni uniche.
Conclusione
Il fenomeno dei cumulanti che lavorano dopo la pensione è qui per restare e va visto con lucidità. È il segnale di un adattamento collettivo a un mondo che cambia ma anche una chiamata d attenzione. Se la società italiana continuerà a trattare il lavoro in età avanzata come un fatto marginale perderemo l occasione di trasformarlo in una risposta dignitosa e sostenibile. A me sembra una questione di giustizia oltre che di economia.
Tabella di sintesi
| Elemento | Essenza |
|---|---|
| Tendenza | Crescita del lavoro dopo la pensione per motivi economici e sociali. |
| Cause | Riforme pensionistiche costi della vita fragilità degli assegni. |
| Volti | Da professionisti a lavoratori manuali la varietà è ampia. |
| Problemi | Pregiudizi sul lavoro in età avanzata e contratti spesso inadeguati. |
| Proposte | Politiche integrate formazione continua contratti flessibili riconoscimento sociale. |
FAQ
Perché molti pensionati tornano a lavorare oggi?
Le ragioni sono multiple e spesso intrecciate. Ci sono spese non pianificate che riducono il margine della pensione. Ci sono modifiche legislative che rendono più lungo il periodo di attesa per alcune prestazioni. E poi c è la scelta personale di mantenere un impegno attivo. Insieme questi elementi spingono molte persone verso il cumulo di reddito. La dinamica varia molto a seconda del settore professionale e del percorso contributivo svolto nei decenni precedenti.
È una scelta sostenibile per la persona e per il sistema?
Dipende. Per l individuo può essere sostenibile se il lavoro è adeguatamente modulato e se preserva la salute e la qualità della vita. Per il sistema può essere utile perché allarga la base contributiva e allevia pressioni fiscali ma non può sostituire politiche che aumentino la dignità delle pensioni basse. Non è una soluzione unica e definitiva.
Cosa possono fare le imprese per integrare i lavoratori senior?
Le imprese possono ripensare i contratti verso forme più flessibili e meno rigidamente legate a orari lunghi. Possono investire in formazione mirata per colmare gap tecnologici e valorizzare la funzione di mentoring dei senior. In mancanza di questi segnali il rischio è una marginalizzazione che non sfrutta appieno il capitale di esperienza disponibile.
Il lavoro dopo la pensione è solo una questione economica?
No. Molti tornano al lavoro anche per motivi relazionali o di identità. Allo stesso tempo le ragioni economiche restano centrali. La combinazione di motivi rende il fenomeno complesso e soggetto a valutazioni personali che non si lasciano ridurre a indicatori statistici.
Come cambierebbe la vita di chi lavora dopo la pensione con migliori politiche pubbliche?
Migliori politiche potrebbero trasformare la scelta di lavorare dopo la pensione da necessità a opzione dignitosa. Questo richiede interventi sull entità delle pensioni minime ma anche sulla qualità dei contratti e sull accesso a formazione continua. L obiettivo dovrebbe essere non solo estendere la vita lavorativa ma renderla sostenibile e rispettosa delle persone.