Dopo sei anni di prove la settimana di quattro giorni in Islanda convince oltre il 90% dei lavoratori

Non è una favola norrena né un esperimento estemporaneo lanciato da qualche ufficio hi tech in cerca di titoli. È il risultato di una catena di prove e contrattazioni che è iniziata nel 2015 e si è consolidata fino a trasformare il modo in cui gran parte della popolazione islandese lavora. La formula non è rituale e non è un trucco: meno ore totali a parità di salario e un redesign delle pratiche quotidiane hanno portato a un consenso vasto e — oserei dire — quasi definitivo.

Non soltanto quattro giorni ma meno ore ben spese

Quando si parla di settimana di quattro giorni la mente corre subito al calendario. È un errore frequente. L’esperimento islandese ha infatti ridotto le ore settimanali a circa 35 36 mantenendo il salario inalterato. Alcuni ambiti hanno semplicemente condensato i compiti su meno giorni mentre altri hanno ricucito il modo in cui il lavoro viene organizzato. Il punto cruciale non è il numero dei giorni liberi ma come vengono spesi i minuti lavorativi rimasti.

Le pratiche che hanno funzionato

La trasformazione è stata operativa e noiosa più che epica. Uffici che hanno eliminato riunioni inutili o le hanno accorciate drasticamente. Servizi pubblici che hanno ripensato turnazioni e priorità. Manager che hanno dovuto davvero fare il loro mestiere rimuovendo ostacoli anziché chiedere solo più impegno. Il risultato è che la produttività non è crollata. Spesso è migliorata. E il dato politico più rilevante è che oggi oltre l’80 86 e via via vicino al 90 per cento dei lavoratori islandesi ha contratti che permettono orari ridotti o il diritto a chiederli.

“This study shows that the world s largest ever trial of a shorter working week in the public sector was by all measures an overwhelming success.”

Will Stronge. Director of Research. Autonomy.

La citazione qui sopra non è retorica. Viene da uno dei gruppi che hanno analizzato i risultati in modo sistematico. E sostanzialmente conferma quello che emerge dalle storie individuali: meno stress segnalato. Meno burnout. Più tempo per relazioni e cure domestiche. Non è magia, è organizzazione.

Qualcosa che i numeri non dicono del tutto

Ho parlato con colleghi e amici europei che vedono in Islanda l evidenza che si può fare. Ma attenzione a semplificare: non tutte le professioni godono dello stesso margine di manovra. Alcuni settori hanno dovuto assumere per mantenere i livelli di servizio. In certi casi la riduzione ha significato ripensare profondamente i processi per evitare il ricorso sistematico allo straordinario. È una trasformazione che chiede progettazione e qualche investimento iniziale da parte dei datori di lavoro e dello Stato.

“The Icelandic shorter working week journey tells us that not only is it possible to work less in modern times but that progressive change is possible too.”

Gudmundur D Haraldsson. Researcher. Association for Sustainability and Democracy Alda.

Queste parole fotografano bene la dimensione politica dell esperienza islandese: non è stato un gesto simbolico ma una serie di negoziazioni sindacali e passi concreti. E se la maggior parte dei lavoratori ne è uscita meglio in termini di benessere, la domanda vera è: quanta di questa esperienza è trasferibile altrove senza adattamenti concreti?

Le domande che restano aperte

Non sto fingendo che tutto sia già risolto. Rimangono problemi di equità per i lavoratori a ore e per chi è pagato a performance. Rimane il tema della transizione nei settori dove la presenza è irrinunciabile. E non è chiaro quanto conti il tessuto sociale islandese fatto di welfare e di dimensioni ridotte rispetto a Stati più vasti e diversificati.

Ma ci sono anche aspetti raramente approfonditi: l impatto sulla sfera civica. Più tempo libero ben disposto non significa automaticamente consumo o ozio; in Islanda molti hanno investito quel tempo nella comunità la cura della famiglia la formazione personale. Questo aspetto rende il beneficio meno solitario e più collettivo.

Perché la narrativa globale suona diversa dalla realtà islandese

I racconti esterni spesso trasformano i dati in slogans. Se leggi velocemente ottieni la versione amplificata che promette una rivoluzione immediata. Chi conosce i dettagli sa che la svolta islandese è stata graduale e fondata su evidenze raccolte sul campo. È un percorso di policy e di contrattazione piuttosto che un decreto illuminato calato dall alto.

Questo non toglie nulla al peso politico dell esempio. Al contrario suggerisce che chi vuol provare qualcosa di simile dovrebbe investire in ricerca pilota formazione manageriale e strumenti per misurare risultati non solo sul breve periodo ma anche su qualità della vita e coesione sociale.

Un ultimo appunto personale

La mia impressione è che il dibattito sia spesso frammentato tra chi vuole adottare tutto subito e chi rifiuta l idea per partito preso. L esperienza islandese offre una via di mezzo: non è un modello magicamente esportabile e allo stesso tempo non è una curiosità riservata ai paesi nordici. Serve pragmatismo e volontà di cambiare il modo in cui misuriamo il lavoro.

Alla fine la questione è semplice e scomoda. Chi decide che cosa conta davvero in una giornata di lavoro. E se il vero metro non fosse il tempo speso ma il valore generato per persone collettività e servizi.

Tabella riassuntiva

Voce Risultato pratico in Islanda
Ore settimanali Ridotte a circa 35 36 mantenendo il salario.
Produttività Stabile o aumentata nella maggior parte dei casi.
Benessere Riduzione di stress e burnout aumento della soddisfazione lavorativa.
Copertura dei servizi Richiesta di ripensare turni e talvolta assunzioni aggiuntive.
Diffusione Oltre l 80 86 fino a quasi 90 per cento dei lavoratori ha accesso o diritto a orari ridotti.

FAQ

1 Che cosa intende l Islanda quando parla di settimana di quattro giorni

In Islanda la locuzione indica una riduzione delle ore lavorative totali a parità di salario. Non significa automaticamente avere due giorni consecutivi di riposo. In molti casi le ore sono riorganizzate su quattro o cinque giorni ma il focus è sulle ore totali e sull efficienza dei processi.

2 Chi ha partecipato alle prove e come rappresentative sono

Le prove condotte tra il 2015 e il 2019 hanno coinvolto circa 2500 lavoratori provenienti da uffici servizi sociali asili e anche reparti ospedalieri. Pur non essendo una copertura totale del mercato del lavoro i campioni includevano settori diversi rendendo i risultati più robusti rispetto a esperimenti limitati a una sola industria.

3 La produttività non è diminuita per ragioni strutturali dell economia islandese

È vero che fattori macro come il settore turistico o la dimensione dell economia intervengono. Tuttavia le analisi micro suggeriscono che i guadagni di produttività sono venuti da comportamenti concreti riduzione delle riunioni migliore focalizzazione e rimozione di attività non necessarie piuttosto che da elementi puramente congiunturali.

4 Quali sono i limiti di trasferibilità del modello

Paesi più grandi o con sistemi di welfare meno robusti potrebbero dover progettare soluzioni diverse. Settori con forte presenza di lavoro a ore oppure dove è cruciale la presenza fisica incontrano ostacoli maggiori. La lezione è che serve adattamento e investimenti iniziali per la transizione.

5 Che ruolo hanno avuto i sindacati e le contrattazioni collettive

I sindacati hanno svolto un ruolo centrale negoziando condizioni che hanno reso la riduzione delle ore sostenibile per i lavoratori pubblici e poi private imprese si sono allineate. È stata una trasformazione costruita dal basso con passaggi negoziali e non imposta in modo autoritario.

6 Quanto pesa la dimensione culturale e sociale islandese

La dimensione sociale e il ruolo di uno stato relativamente piccolo hanno facilitato il dialogo tra istituzioni e sindacati. Questo non significa che il modello sia esclusivo dell Islanda ma indica che contesti diversi devono tenere conto delle specificità sociali e delle infrastrutture di welfare.

Alla fine non ho la presunzione di chiudere la questione. Quello che possiamo fare è osservare i fatti ascoltare i protagonisti e non semplificare. L Islanda non ha venduto una formula magica ma ha mostrato che ridurre il tempo di lavoro paga quando è fatto con metodo e con responsabilità collettiva.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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