La regola dei 19°C è superata e gli esperti non sono daccordo sul nuovo numero da fissare

Per anni la regola dei 19°C ha funzionato come una scorciatoia pratica: un numero comodo, facile da ricordare quando si ascoltava la radio o si sfogliavano opuscoli di risparmio energetico. Oggi quellabitudine si sgretola sotto il peso di case diverse, corpi diversi e tecnologie che non esistevano quando il consiglio è nato. Questo pezzo non è un manuale definitivo. È piuttosto una conversazione che provo ad accendere, con qualche provocazione e opinioni personali sparse tra dati e ragionamenti.

Perché 19°C è diventato un dogma

La formula 19°C nacque in un contesto storico preciso: crisi energetiche, edifici poco isolati e la necessità di un messaggio semplice per ridurre consumi. Era un compromesso tra sicurezza sanitaria e risparmio. Ma la società e le case sono cambiate. Nel frattempo la tecnologia ha introdotto controlli che modulano il calore in modo più sofisticato e i comportamenti sociali si sono trasformati: lavoro da casa, più tempo trascorso negli stessi spazi e abitudini termiche che variano da persona a persona.

Non è solo una questione di termostato

Il concetto moderno di comfort termico è una somma di fattori: temperatura dellaria, umidità, movimento dellaria, attività svolta, abbigliamento e soprattutto isolamento dellabitazione. Due case con lo stesso numero sul display possono offrire sensazioni opposte. Lidea che ununica temperatura salvi la situazione è ingenua.

Gli esperti spostano lorizzonte e lo fanno con cautela

Non troverete una dichiarazione unanime che dichiara «abbiamo sbagliato i 19°C». Piuttosto emerge un coro di scienziati e tecnici che suggeriscono unapproccio a bande di temperatura e personalizzazione. Alcuni studi e linee guida internazionali mantengono 18°C come soglia minima per proteggere la salute pubblica, ma riconoscono che gruppi vulnerabili possono avere bisogno di più calore. Quel che mi interessa sottolineare è la frattura tra messaggi politici semplici e la complessità della vita domestica.

Unless we prepare our homes for ongoing and future climate change excess heat exposure will have a range of negative impacts on human comfort productivity wellbeing and health with the most vulnerable in society disproportionately affected. Professor Anna Mavrogianni Professor of sustainable healthy and equitable built environment UCL Institute for Environmental Design and Engineering

Questa osservazione della professoressa Anna Mavrogianni della UCL non parla soltanto di freddo o calore. Ricorda che le case vanno pensate come sistemi viventi: quello che risparmi oggi in bolletta può costare domani in perdita di resilienza climatica.

Unlimitata attenzione per le persone fragili

Le raccomandazioni generali sono inutili se ignorano i bambini gli anziani o le persone con malattie croniche. Per loro il divario tra unabitazione a 19°C e una a 21°C può tradursi in disturbi reali. La morale? Le linee guida devono essere misurate sulla vulnerabilità non sulla collezione di buone intenzioni.

Il nuovo paradigma: banda di comfort e controllo contestuale

La novità non è tanto un nuovo numero quanto lidea di un range intelligente. Per molti ambienti abitativi il punto di equilibrio reale si colloca spesso tra 20 e 21°C nelle zone giorno durante le ore di presenza. Non perché 19 sia pericoloso bensì perché la dinamica del consumo e il benessere quotidiano cambiano se lintervento è mirato a stanze e orari piuttosto che a un valore fisso 24 ore su 24.

Quando alzare, quando abbassare

Alzare il termostato per brevi periodi in una stanza occupata ha effetto diretto sul comfort percepito ma non sempre sulle bollette se labitazione è ben coibentata. Allo stesso modo abbassare in stanze non usate è sensato. La tecnologia dei cronotermostati e delle valvole termostatiche modula il riscaldamento in modo che sia economico e sensato. Eppure vedo, nelle case che conosco, molta pigrizia nel programmare: la scusa del risparmio si trasforma in fastidio persistente.

La mia posizione: preferisco un approccio intelligente piuttosto che una cifra sacra

Non difendo lidea che tutti debbano vivere a 21°C come uniformità doro. Credo però che insistere su 19°C come dogma sia disonesto con la complessità reale delle persone e delle abitazioni. È una norma che funziona bene per campagne mediatiche ma male per il mondo che tocco con mano: nonni che tremano su una sedia imbacuccati, figli che lavorano tutto il giorno col mal di testa in stanze troppo fredde, condomìni dove il riscaldamento è mal calibrato e spreca più di quanto risparmi.

Una riflessione personale

Qualche inverno fa ho sperimentato unapproccio diverso: ho isolato una stanza di casa per lo smart working e lho mantenuta a 21°C. Il risultato non è stata solo maggiore concentrazione ma una gestione più sensata del consumo nelle restanti stanze. Non lho misurato come esperimento scientifico ma come prova pratica. Mi ha convinto.

Come tradurre tutto questo in scelte pratiche

Non dò istruzioni rigide. Propongo passi mentali e pratici: pensare in termini di bande e stanze, privilegiare la protezione delle persone fragili, investire quando possibile in isolamento e controlli smart, e non confondere virtù ecologica con fastidio domestico. Lintervento politico utile sarebbe sostenere la ristrutturazione e non solo imporre limiti numerici che diventano pretesti per tagli indiscriminati.

Tabella riassuntiva

Tema Idea chiave
Origine dei 19°C Messaggio semplice nato in contesti di crisi energetica.
Limite minimo indicato dalle linee guida Organizzazioni internazionali suggeriscono 18°C come soglia minima per la popolazione generale ma valori più alti per vulnerabili.
Approccio proposto Band di comfort 20 21°C per zone giorno e controllo stanza per stanza.
Strategia pratica Isolamento cronotermostati protezione dei vulnerabili e incentivi per retrofit.

FAQ

1. I 19°C sono pericolosi per la salute?

Per la maggior parte degli adulti sani 19°C non è immediatamente pericoloso ma può essere scomodo e se mantenuto a lungo in alloggi mal isolati o da persone fragili rappresenta un rischio maggiore. Le linee guida internazionali citano 18°C come soglia di riferimento per la popolazione generale e raccomandano temperature più elevate per anziani bambini e persone con patologie croniche.

2. Qual è la temperatura ideale per risparmiare senza soffrire?

Non esiste un numero universale. Molti esperti suggeriscono una banda intorno ai 20 21°C per le zone giorno durante le ore di presenza con abbassamenti programmati nelle ore notturne o in stanze non utilizzate. La differenza la fanno isolamento e comportamento domestico più che un grado in più o in meno sul termostato.

3. Conviene passare a un cronotermostato e isolare casa?

Sì. Il controllo intelligente e lisolamento riducono sprechi e consentono di mantenere comfort mirato. Programmare il riscaldamento stanza per stanza ottimizza il consumo e spesso ripaga linvestimento in tempi ragionevoli specialmente se sono disponibili incentivi pubblici per gli interventi di efficienza.

4. Se ho un anziano in casa cosa dovrei fare?

Valutare la temperatura delle stanze usate più spesso mantenendole più calde rispetto al resto della casa. Monitorare lo stato di salute e la percezione di freddo. Se possibile migliorare isolamento e fonti di calore locali nelle stanze dove la persona passa più tempo. Le raccomandazioni ufficiali consigliano temperature di sicurezza più alte per le persone vulnerabili.

5. La politica dovrebbe mantenere limiti numerici come 19°C?

Limiti rigidi sono facili da comunicare ma rischiano di essere insufficienti o ingiusti. Politiche più utili investono su isolamento incentivi per impianti efficienti e supporto mirato ai gruppi vulnerabili invece di imporre ununica cifra come panacea.

Questo articolo mescola dati osservazioni personali e citazioni di esperti reali per suggerire che il tempo della regola dei 19°C come dogma è finito. Più utile e umano sarebbe concentrarsi sulla resilienza degli spazi e sulle persone che li abitano.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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