In Cina gli grattacieli sono così alti che è nato un nuovo lavoro persone che portano i pasti ai piani più alti

A Shenzhen e in altre città cinesi lo spettacolo dei grattacieli non è più solo architettura ma un piccolo teatro sociale. Dove il vetro riflette il cielo, sotto l’ombra dei colossi urbani è nata una professione informale e straordinaria: persone che si occupano della consegna finale dei pasti ai piani più alti. Non è un gadget dei media. È un nodo pratico che svela quanto la nostra città verticale abbia creato necessità nuove e spesso scomode.

Il problema in superficie

Immagina di essere un corriere con l’obiettivo di completare più consegne possibili in una giornata. Hai ordini in decine di palazzi, ogni minuto conta, e ogni attesa in atrio o in ascensore è denaro che se ne va. Nei grattacieli moderni molto spesso gli ascensori sono divisi per zone, alcuni sono riservati, altri sembrano avere logiche interne che solo chi li frequenta quotidianamente comprende. Il risultato è che per portare un pranzo dal pianerottolo al 50esimo piano può volerci più tempo di quanto serva per percorrere dieci chilometri nel traffico.

La soluzione nata dalla necessità

Così vediamo nascere figure che intercettano i corrieri all’entrata dell’edificio, ritirano il cibo e spariscono nel dedalo di corridoi e ascensori per recapitare l’ordine alla porta giusta. Sono persone di età e percorsi professionali diversi. Alcune hanno alle spalle lavori in fabbrica, altre gestivano piccoli negozi ora ridotti all’osso. Alcune sono ex addetti alle pulizie dell’edificio, altri venditori locali diventati esperti della pianta interna di quel palazzo. Guadagnano cifre modeste per consegna ma, collettivamente, mantengono vivo il servizio che la logica verticale ha complicato.

Osservazioni personali e qualche verità scomoda

Voglio essere onesto: trovo questa situazione inquietante e affascinante nello stesso tempo. Inquietante perché mette in luce una falla progettuale non risolta. Affascinante perché mostra la capacità dei mercati informali di inventare risposte rapidissime. Credo che chi progetta grattacieli dovrebbe guardare a questi fenomeni con un misto di imbarazzo e curiosità. Non possiamo limitare la discussione alla bellezza del profilo urbano quando la vita quotidiana all’interno di quei volumi diventa improvvisazione.

Un dato che pesa

Non esiste un registro ufficiale di queste figure; esistono però diversi reportage sul campo che raccontano la loro vita. Studi sull’urbanistica verticale da anni sottolineano come la mobilità interna ai grattacieli sia un fattore critico per la funzionalità dell’edificio. Non è solo un problema di design ma di economia reale: tempo perso significa minor guadagno per i corrieri e più lavoro non riconosciuto per chi fa la parte di consegna finale.

Efficient vertical mobility is a critical component of tall building development.

Kheir Al Kodmany Professor Department of Urban Planning and Policy University of Illinois at Chicago.

Il lato umano dietro la consegna finale

Ho parlato con fotografie e testi che ritraggono queste persone: donne in età matura che corrono su e giù per i piani, giovani che conoscono ogni dispensa degli uffici, pensionati che arrotondano. Ci sono storie di solidarietà ma anche di scontri per il controllo degli ordini. Il cielo sovrastante non cancella la concorrenza sul marciapiede. Questo mercato è regolato da regole proprie, da codici non scritti che si imparano sul campo.

Non è romanticismo del lavoro povero

Non ho intenzione di celebrare con leggerezza questa economia. Non voglio nemmeno trasformarla in una cartolina esotica. È un sintomo: dimostra come la rapidità del consumismo digitale e la verticalità degli spazi abitativi creino esternalità non contabilizzate. Che cosa accade quando l’architettura non pensa ai servizi?

Possibili risposte tecniche e perché spesso non bastano

Esistono soluzioni tecnologiche e progettuali. Ascensori con gestione intelligente, hub per ritiro interno, armadietti self service distribuiti sui livelli, impianti di logistica verticale automatizzati. Alcune aziende propongono addirittura congegni che trasferiscono piccoli carichi tra piani senza usare l’ascensore tradizionale. Ma la realtà è che implementare queste soluzioni richiede tempo, capitale e spesso volontà politica: non è immediato e non risolve il qui e ora del lavoratore che deve mettere insieme il pranzo di domani.

Perché il bricolage sociale trionfa

Perché è immediato. Perché costa poco. Perché si basa su conoscenza locale e relazioni umane. E soprattutto perché le piattaforme digitali che fanno partire l’ordine hanno modelli economici calibrati sulla massima efficienza a valle ma quasi indifferenti alle micro frizioni verticali. Si crea così uno spazio che viene rapidamente occupato da chi ha tempo e gambe per farlo.

Implicazioni più ampie

Questo fenomeno spinge a chiedersi chi paga il conto dell’urbanizzazione estrema. I grandi numeri dei grattacieli producono economie di scala ma nascondono costi sociali che emergono in modi imprevedibili. In Italia questo potrebbe sembrarci lontano, ma la lezione è chiara: progettare densità senza pensare ai flussi è un errore che prima o poi ritorna sotto forma di lavoro informale o di servizio malfunzionante.

Non tutto è risolvibile con la tecnologia

Ci sono questioni di diritto del lavoro, di sicurezza, di dignità delle persone che salgono a piedi decine di piani con sacchetti caldi in mano. Se la risposta si limita a chiudere gli occhi e lasciar fare, pagheremo con la qualità della vita urbana.

Una conclusione aperta

Non ho una ricetta unica. Mi sento però di dire che serve attenzione politica e progettuale. Serve che chi costruisce riconosca la logistica come componente centrale dell’edificio e che le piattaforme modifichino le metriche di efficienza per tener conto delle variabili verticali. E serve, forse più di tutto, che queste persone non rimangano invisibili entro la fioritura dei grattacieli.

Tabella di sintesi

Problema Effetto Possibili risposte
Ascensori e corridoi complessi Tempi di consegna molto prolungati Ridistribuzione ascensori, armadietti su più piani, design degli ingressi
Modello economico delle piattaforme Corrieri sotto pressione e nascita di intermediazione informale Revisione metriche di efficienza e compensazione per ritardi verticali
Soluzioni tecnologiche costose Implementazione lenta Sperimentazioni pilota in edifici misti e incentivi pubblici
Mercato informale del servizio finale Occupazione precaria ma risposta rapida Regolamentazione locale e integrata di servizi di portineria

FAQ

Perché non bastano gli ascensori attuali a risolvere il problema delle consegne?

Gli ascensori in grandi palazzi sono spesso progettati per trasporto verticale efficiente ma non ottimizzati per elevati volumi di brevi fermate multiple legate alle consegne. Molti edifici usano sistemi a zone o ascensori riservati che obbligano a passaggi intermedi. Inoltre i tempi d’attesa e la concorrenza per l’accesso agli ascensori nelle ore di punta rendono l’operazione lenta. Infine la gestione degli accessi e le norme di sicurezza possono limitare dove i corrieri possono sostare con i mezzi.

Chi sono le persone che fanno questo lavoro e perché lo fanno?

Si tratta di una pluralità di persone: lavoratori informali, ex addetti dell’edificio, venditori e persone in età matura che cercano integrazione di reddito. Lo fanno perché è un lavoro immediato, accessibile senza formalità e perché il sistema delle consegne ufficiale non può servire efficientemente ogni porta nei grattacieli. Per molti è una forma di sopravvivenza economica più che una scelta di carriera.

Le piattaforme di consegna sono responsabili di questa situazione?

Le piattaforme creano la domanda e fissano metriche di efficienza che spesso penalizzano il tempo trascorso dentro gli edifici. Non sono gli unici responsabili: anche i progettisti e i gestori degli edifici giocano un ruolo. Tuttavia le piattaforme possono modificare algoritmi e compensi per includere la difficoltà delle consegne verticali e coordinarsi con i gestori degli edifici per soluzioni pratiche.

Quali soluzioni pratiche può adottare un edificio oggi stesso?

Semplici interventi includono la creazione di un punto di consegna controllato al piano intermedio, l’istituzione di armadietti smart distribuiti su diversi livelli e la convenzione con corrieri locali per turni di consegna. Anche la segnaletica chiara e mappe interne possono ridurre il tempo perso a cercare uffici o appartamenti. Queste soluzioni richiedono volontà gestionale ma possono essere implementate senza grandi investimenti.

Questo fenomeno riguarda solo la Cina o è un avvertimento globale?

La Cina è un caso estremo per numero e densità di grattacieli ma la questione della logistica verticale riguarda tutte le città che crescono verso l’alto. Quanto più diventiamo verticali, tanto più dovremo ripensare servizi quotidiani che nel passato erano banali. È un avvertimento: progettare densità senza pensare ai flussi significa lasciare spazi all’informalità o a inefficienze sistemiche.

Il lavoro dei corrieri finali è sicuro?

Non è garantito. Molti operano senza contratti, senza tutele e a volte in condizioni fisiche dure. Le questioni di sicurezza dipendono dalle politiche locali, dalle regole dell’edificio e dalla capacità delle autorità di proteggere i lavoratori informali. Migliorare la sicurezza richiede regolamentazione e riconoscimento del fenomeno come lavoro legittimo, non solo come curiosità urbana.

Che ruolo può avere la tecnologia nel medio termine?

La tecnologia può aiutare con ascensori intelligenti, armadietti automatizzati e robotica interna. Ma la tecnologia da sola non risolve i nodi sociali ed economici. Serve un approccio integrato che combini progettazione, regolazione e modelli economici più equi per i corrieri.

Per approfondire reportage e storie dal campo si possono consultare articoli giornalistici recenti che documentano la vita dei cosiddetti last mile runners in città come Shenzhen.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

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