Perché chi ha 60 o 70 anni sembra più calmo degli adulti ossessionati dagli smartphone

Non è solo nostalgia. Non è una battuta sul fatto che i nonni abbiano semplicemente meno cose da fare. C’è una relazione sotterranea e spesso ignorata tra ritmo di vita, modalità di attenzione e il rapporto che creiamo con la tecnologia. Molte persone nei loro 60 e 70 anni appaiono più calme rispetto agli adulti ossessionati dagli smartphone e questo articolo prova a spiegare perché, con osservazioni personali, qualche dato pubblicato e una buona dose di opinione. Non dico che l’una sia migliore dell’altra in senso assoluto. Dico che ci sono costi psicologici e sociali che raramente vengono nominati quando si parla di dispositivi.

Il tempo come paesaggio interiore

Quando parlo con amici che hanno superato la sesta o settima decade, noto una cosa: il tempo non è più misurato in notifiche. Lo misurano in cose pratiche e fisiche. Il pane si inforna quando la casa è tranquilla. Si passa il fazzoletto a qualcuno che tossisce. Si attende una chiamata di un parente senza che quella chiamata spenga l’intera giornata. Questo non è banale. È una diversa architettura dell’attenzione. Ed è spesso costruita per abbandonare la corsa al prossimo stimolo.

Il lavoro di una vita contro la tirannia della microinterruzione

Gli adulti più anziani hanno spesso sviluppato strutture quotidiane che riducono le interruzioni: rituali domestici, amicizie di lunga data e hobby che chiedono presenza fisica. Per questi motivi la loro esperienza del giorno tende a essere meno frammentata. Quando lo smartphone entra nella scena, non sempre diventa un dominio totale: per molti è uno strumento limitato a scopi precisi. Questo non significa che non usino il dispositivo. Significa che il dispositivo quasi sempre si adatta a un orizzonte già stabilito.

For vast majority of seniors who own one a smartphone equals freedom.

Monica Anderson Director of Research Pew Research Center.

La citazione di Monica Anderson dalla Pew Research non è un ornamento retorico. Indica che per molti anziani lo smartphone è percepito come mezzo e non come obbligo. È la differenza tra avere uno strumento e esserne posseduti.

La qualità dell’attenzione è un fattore sottovalutato

Non si tratta solo di quante ore passiamo davanti allo schermo ma di come le ore sono composte. Gli utenti ossessionati dal telefono non accumulano soltanto minuti di schermo: accumulano microdecisioni, valutazioni sociali, comparazioni continue. Una volta che la soglia di stimolo supera un certo livello, la mente si abitua a un’iperattivazione che non è facile spegnere. Anche il sonno ne risente, quindi la calma percepita durante il giorno viene scalfita dalla stanchezza notturna.

Un punto di vista scientifico essenziale

La letteratura sulla salute mentale delle generazioni più giovani e sulla diffusione degli smartphone ha portato all’attenzione pubblica due idee: uso precoce e uso intensivo possono correlare con stress emotivo e problemi di regolazione. Non sto sostenendo una catena causale netta e universale. Dico che esiste un pattern coerente con cui bisogna fare i conti, soprattutto quando il dispositivo diventa la prima risposta alla noia o all’ansia.

Depression started to rise after 2012.

Jean M Twenge Professor of Psychology San Diego State University.

Questa osservazione di Jean Twenge è spesso citata nelle discussioni generazionali. È una frase corta ma carica, che invita a guardare la cronologia sociale degli ultimi quindici anni: i telefoni smisero di essere semplici strumenti intorno a quell’epoca e divennero ecosistemi che modellano attenzione e confronto sociale.

Non è solo la tecnologia: è la relazione con il cambiamento

Una cosa che osservo spesso è che molte persone over 60 hanno imparato a convivere con l’incertezza in modo diverso. Non hanno bisogno che tutto sia spiegato in tempo reale. Sono abituate a processi che durano giorni, mesi, a volte anni. Questo produce un effetto: la calma non è l’assenza di problemi ma la capacità di non far esplodere ogni problema in tempo reale tramite uno schermo.

Il ruolo della memoria sociale

La memoria sociale dei gruppi più anziani è un capitale che agisce come ammortizzatore emotivo. Hanno storie condivise, riferimenti comuni, punti di confronto che non dipendono da trend virali. Questo può mitigare la necessità di cercare conferme nelle piattaforme sociali, riducendo la vulnerabilità alla fluttuazione dell’umore indotta dal feed.

Quando la calma diventa illusione

È importante non dipingere un quadro troppo romanzato. Molti anziani soffrono di solitudine, di lutti recenti, di problemi di salute che la calma non cancella. La differenza è che la calma che vediamo non è sempre il risultato di una vita serena. Talvolta è un adattamento, una scelta di limitare le ferite esposte. Non idealizzo. Dico soltanto che, in media, la struttura quotidiana tende a essere meno rumorosa.

Alcuni spunti pratici non banali

Se sei uno degli adulti che percepisce la propria vita come una catena di avvisi e vuoi capire se c’è qualcosa da imparare dalla generazione che incarna questa calma, non serve seguire ricette predigerite. Prova ad osservare dove finisce la tua attenzione spontanea. Guarda quanto spesso apri il telefono senza uno scopo preciso. Prova a reinstaurare rituali fisici che richiedono tempo e che ti mettono in contatto con l’ambiente. Non è un ritorno al passato. È una ricalibrazione dell’attenzione.

Conclusione aperta

Non ho una soluzione valida per tutti. Non credo in prescrizioni universali. Quel che credo è che la calma delle persone nei loro 60 e 70 anni ci invita a riflettere sul prezzo che paghiamo quando trasferiamo il nostro principale sistema di attenzione su un dispositivo progettato per trattenerci. Anche chi usa il telefono bene può imparare qualcosa dalla qualità delle ore non misurate in notifiche. E la conversazione non finisce qui.

Tabella riassuntiva

Idea chiave Perché conta Risultato pratico
Rituali quotidiani Riduzione delle microinterruzioni Meno stress percettivo durante la giornata
Uso strumentale dello smartphone Smartphone percepito come mezzo non come fine Maggiore senso di controllo
Memoria sociale Fonti di conferma esterne al feed Minore dipendenza dal confronto online
Attenzione qualitativa Distribuzione meno frammentata dell’attenzione Maggior capacità di foco e recupero emotivo

FAQ

Le persone più anziane sono davvero più felici o solo sembrano tali?

Molte ricerche riportano che la soddisfazione di vita può aumentare con l’età, ma la felicità non è uniforme. La tranquillità osservata deriva spesso da una diversa gestione dell’attenzione e da aspettative sociali diverse. Non è una garanzia di assenza di problemi, ma uno stile di vita che attenua la frenesia indotta dalla tecnologia.

Lo smartphone può essere usato senza perdere quella calma?

Sì. L’uso intenzionale è possibile. Quando il dispositivo viene impiegato per scopi concreti e con limiti, la capacità di mantenere tranquillità aumenta. È però un lavoro costante di confini e autoconsapevolezza piuttosto che un semplice cambio di app.

Cosa imparare dalle abitudini degli over 60 in termini pratici?

Imparare a stabilire rituali che riducono le interruzioni e creare luoghi fisici e temporali dove il telefono non entra possono essere utili. Scegliere attività che richiedono presenza manuale e tempo rende più difficile il ritorno automatico al dispositivo. Nei fatti piccoli cambiamenti spesso funzionano meglio di grandi rinunce.

Questa calma è sostenibile mentre la tecnologia diventa sempre più invasiva?

La sostenibilità dipende da due fattori: dall’abilità degli individui di mantenere limiti e dall’evoluzione delle piattaforme. Finché i prodotti digitali saranno disegnati per prolungare l’attenzione, servono strategie personali e sociali che proteggano spazi di calma. Le soluzioni istituzionali esistono ma sono lente. Nel frattempo la scelta individuale conta.

Se non ho 60 anni cosa posso fare oggi stesso?

Non servono rivoluzioni. Prova a osservare per una settimana quante volte apri il telefono senza motivo. Introduci un rituale quotidiano che non preveda schermi. Vedi cosa succede. Non è una prescrizione medica. È un esperimento personale per capire come ti cambia l’attenzione.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
    .

Lascia un commento