Negli ultimi dieci anni ho ascoltato racconti simili alla mia infanzia e poi li ho visti diventare dati. Chi ha avuto genitori o nonni nati negli anni 40 e 50 spesso riconosceva certi tratti: pazienza nella frustrazione, una capacità di concentrazione che oggi sembra quasi anacronistica, il senso di affidabilità che non chiedeva notifiche. Secondo la psicologia these mental strengths from the 60s and 70s are disappearing non è un titolo sensazionalista ma una lente utile per osservare come alcune abilità cognitive e sociali mutate dal contesto rischiano di sbiadire.
Perché parlo di forze mentali e non solo di abitudini
Il termine forza mentale sta qui a indicare schemi mentali duri a spezzarsi: la capacità di resistere a una gratificazione immediata, l’attitudine a portare a termine compiti lunghi senza interruzioni, la fiducia riposta nelle istituzioni e negli altri. Non sono competenze tecniche ma inclinazioni profonde, radicate in pratiche sociali e tecnologiche che hanno governato decenni. E come tutte le inclinazioni, si indeboliscono se l’ambiente smette di richiederle.
Un esempio concreto: la concentrazione come mestiere
Negli anni 60 e 70 leggere un giornale occupava una mezzora regolare in molti servizi domestici. Oggi la lettura è spesso interrotta da feed e aggiornamenti. Non sto dicendo che la rete ha eliminato la lettura profonda per sempre: dico che la pressione a non esercitare certe abilità le rende più fragile. Nicholas Carr, autore di The Shallows, racconta una trasformazione personale che non è solo sua ma di molte persone contemporanee.
I was losing my ability to concentrate. Nicholas Carr Author and critic.
La citazione è semplice e sincera. Non spiega tutto, ma mostra che la perdita non è soltanto statistica; è esperienza vissuta.
Quali forze mentali stanno davvero sparendo
Non tutte le qualità di venti o trenta anni fa sono svanite. Alcune si sono trasformate. Propongo tre categorie che, secondo studi classici e osservazioni recenti, sembrano affievolirsi: la capacità di ritardare la gratificazione, la resistenza all’interruzione e quel tipo di fiducia sociale che facilita cooperative lunghe e complesse.
Ritardare la gratificazione
Il famoso marshmallow test di Walter Mischel non è un oracolo ma ha messo in luce qualcosa di essenziale: la possibilità di mettere distanza tra impulso e azione è addestrabile. Mischel stesso suggeriva che la capacità si costruisce anche con strategie semplici come riprogettare l’oggetto della tentazione nella mente.
If you dont know how to delay gratification you dont have a choice. Walter Mischel Professor of Psychology Columbia University.
Questo asserto non prescrive una soluzione, ma delinea il rischio: se non insegniamo modalità alternative di controllo degli impulsi, la tecnologia che premia l’immediato accumula effetti su generazioni intere.
Resistenza allinterruzione
Un tempo la posta richiedeva che si aprisse la cassetta e si fosse davvero presenti. Oggi la posta arriva in forma di notifica continua. Il lavoro di concentrazione prolungata è diventato raro; molti apprendimenti complessi chiedono ancora sessioni lunghe e non frammentate. Qui non sto implorando un ritorno nostalgico, ma segnalando una perdita pratica: diminuendo certi esercizi, diminuisce la forza stessa.
Fiducia sociale e affidabilità
Negli anni 60 e 70 certe relazioni di vicinato, certi ritmi professionali e istituzionali creavano una rete di aspettative prevedibili. Oggi siamo più mobili, le reti sociali sono mediate e spesso temporanee. La fiducia diventa una commodity scarsa: meno piccole promesse mantenute, meno aspettative di continuità. Questo altera non solo la vita privata ma la capacità di pianificare a lungo termine e di cooperare nei progetti che durano.
Non tutto è irreversibile
Voglio evitare l’errore dei cori funebri: fare un inventario non significa proclamare la fine dell’umano. Certe forze si possono ricostruire, altre vanno adattate. Alcune comunità, scuole e posti di lavoro hanno mostrato come piccoli cambiamenti strutturali aiutino a recuperare resistenza mentale. Ma il punto politico e culturale è questo: senza un impegno deliberato alcuni tratti che davamo per scontati sbiadiranno del tutto.
Facile intuire, difficile agire
Le soluzioni semplici non mancano: spazi senza notifiche, pratiche educative per la regolazione emotiva, norme lavorative che valorizzano sessioni profonde. Ma cè una contraddizione interna: le stesse forze economiche e tecnologiche che hanno reso queste competenze meno necessarie non favoriscono le soluzioni. Si crea così una tensione che non è solo psicologica ma anche sociale.
Osservazione personale
Non è un giudizio morale su chi preferisce la rapidità. Vivo in una città dove la gente ha imparato a usare la velocità come strumento di adattamento. Quel che mi preoccupa è l’assenza di scelta consapevole. Vedo giovani con straordinaria capacità di multitasking ma incapaci di restare in una conversazione lunga senza cercare conferme digitali. È una nuova forma di vulnerabilità. Non dobbiamo rifiutare il nuovo, ma essere onesti su ciò che perdiamo quando una pratica diventa dominante.
Una proposta pratica per chi legge
Non offro ricette magiche. Posso suggerire una prova: mantenere per una settimana una sessione quotidiana di 30 minuti senza interruzioni digitali dedicata a un compito singolo. Basta osservare cosa cambia nella sensazione di fatica mentale e nella soddisfazione del lavoro finito. Se non funziona per alcuni, diventa comunque una lente per capire cosa è cambiato nella propria vita cognitiva.
Riflessioni aperte
Cosa accadrà se perdiamo queste forze e non le ricostruiamo? Non so rispondere in termini assoluti. So che molte istituzioni che ci sembravano immutabili non lo sono affatto. La cosa certa è che il dialogo su quali abilità coltivare nei prossimi decenni deve essere più franco e meno nostalgico. Il rischio peggiore sarebbe normalizzare l’assottigliamento cognitivo come inevitabile progresso.
Conclusione
Secondo la psicologia these mental strengths from the 60s and 70s are disappearing ci mostra una dinamica culturale e cognitiva che vale la pena monitorare. Per me non è una condanna tecnologica né un invito a tornare indietro. È l’invito a scegliere. Se una società non sceglie quali tratti coltivare, il mercato e la comodità lo faranno per lei.
Tabella riassuntiva
| Forza mentale | Caratteristica | Come sta cambiando |
|---|---|---|
| Capacità di ritardare gratificazione | Resistenza allimpulso | Si indebolisce per laccelerazione delle ricompense digitali |
| Resistenza allinterruzione | Concentrazione prolungata | Si frammenta per la cultura della notifica e del multitasking |
| Fiducia sociale | Affidabilità e aspettative di continuità | Si trasforma con mobilità sociale e reti mediate |
FAQ
1. Queste forze mentali sono davvero peggiori per tutti le persone nate dopo gli anni 70
No. Il cambiamento non è uniforme. Alcuni individui e gruppi mantengono o addirittura migliorano certe abilità grazie a pratiche deliberate o contesti che le richiedono. Il punto è che lambiente culturale generale riduce loccasione di esercizio per certe competenze, il che porta a una diminuzione statistica più ampia.
2. Possiamo misurare la perdita di queste capacità in modo affidabile
Esistono studi longitudinali e misure sperimentali su attenzione e autocontrollo. Tuttavia interpretare questi dati richiede cautela perché il contesto cambia: leggere testo su carta o su schermo non è lo stesso compito cognitivo, e la tecnologia introduce nuove variabili. Quindi misurare è possibile ma non banale.
3. Cosa possono fare le scuole senza diventare retrograde
Le scuole possono sperimentare esercizi che promuovono la regolazione emotiva e blocchi di lavoro senza interruzioni senza eliminare la tecnologia. Un approccio pragmatico è integrare momenti di lavoro profondo e momenti di accesso digitale, insegnando anche strategie per gestire le distrazioni.
4. Si tratta solo di tecnologia o cè qualcosa di più profondo
La tecnologia è un catalizzatore ma non la sola causa. Cambiano anche la struttura del lavoro, la mobilità sociale e le aspettative economiche. La combinazione di questi fattori modifica ciò che viene richiesto e premiato, e quindi quali abilità vengono coltivate o abbandonate.