Non è una storia di numeri asciutti ma di sussidi che diventano conti da pagare sul tavolo di cucina. Negli ultimi due anni molti pensionati italiani si sono ritrovati, quasi senza volerlo, nel mirino di una normativa fiscale che trasforma una relazione semplice tra chi possiede terra e chi la coltiva in un rapporto assimilato all industria agricola. La sensazione diffusa tra le comunità rurali è che qualcuno stia riscrivendo le regole del buonsenso mentre loro pagano il prezzo. Questo articolo cerca di spiegare perché e soprattutto di dare voce a chi non sta nei talk show.
Da cosa nasce il problema
Il fulcro è una modifica normativa entrata in vigore con la legge di bilancio per il 2024 che ha incluso nella base imponibile del reddito delle persone fisiche le somme percepite a titolo di costituzione di diritti reali di godimento su terreni agricoli. In parole più pratiche quando un pensionato concede un diritto di superficie o un altro diritto in rem su un terreno di sua proprietà e riceve un corrispettivo, quella somma può essere tassata come reddito ordinario. Per molti questa è una scoperta sgradita e improvvisa: non si parla più di una cessione temporanea a favore del vicino che coltiva, ma di una prestazione che entra nel perimetro del fisco come se fosse reddito d impresa.
Chi ci perde davvero
Non sono le grandi fattorie industriali a tremare. Il dolore sembra concentrarsi su piccoli proprietari e pensionati che, per necessità o per spirito, hanno dato in affitto appezzamenti a giovani agricoltori locali. Per alcuni si tratta di case family che non producevano utili importanti ma garantivano reddito integrativo e soprattutto mantenimento del controllo del territorio, del paesaggio e di un rapporto diretto con la terra.
Ho parlato con persone che hanno ancora l odore della terra sulla pelle e che non sono abituate a fare calcoli fiscali complessi. Per loro la tassazione arriva come una rottura del patto sociale: coltiva il campo mio figlio o il vicino e io prendo una piccola indennità per il diritto d uso. Ora quella piccola indennità rischia di essere tassata a scaglioni molto più alti di quanto previsto. C è indignazione, certo, ma anche molta incertezza sul da farsi.
La norma spiegata da un esperto
As of 1 January 2024 the grantor of a Right in Rem is taxed on the consideration received.
La citazione di Michele Milanese, che ha seguito l evoluzione normativa e ne ha scritto per lo studio legale che rappresenta, dice la sostanza. Non è una sentenza politica: è un cambiamento tecnico che ha conseguenze pratiche. Questo non toglie che il legislatore possa intervenire con chiarimenti o esenzioni mirate, ma finché non succede i proprietari rimangono in una zona grigia fiscale dove troppi dettagli contano.
Una divisione che passa per generazioni
È curioso osservare come la riorganizzazione fiscale divida anche le famiglie. Ci sono figli contadini che vedono salire i costi dell affitto e quindi una pressione sulle attività agricole di piccola scala. Ci sono genitori o nonni che, per timore di fare errori, pensano di cambiare formula contrattuale pur sapendo che un contratto diverso può trasformare i rapporti di fiducia in legami contrattuali più freddi. Il risultato concreto è che alcuni terreni rischiano di rimanere abbandonati oppure di finire in mani meno attente al valore non economico del paesaggio.
Perché la questione è più grande di una tassa
Se si guarda oltre il singolo versamento nasce una questione sistemica. L Italia ha una rete di piccoli proprietari che mantengono un mosaico agricolo; quel mosaico è valore ambientale e culturale. Trasformare i pagamenti per diritti in rem in redditi tassabili con aliquote ordinarie produce effetti a catena: disincentiva accordi informali, spinge verso contratti standardizzati e favorisce operatori più grandi e strutturati che possono assorbire i costi amministrativi. La privatizzazione del tempo e della relazione con la terra avanza sottotraccia.
Personalmente trovo angosciante che una misura per riequilibrare entrate statali finisca per penalizzare chi mantiene la trama sociale delle campagne. Non è solo questione di imposte ma di che modello di ruralità vogliamo sostenere.
Non tutto è perduto
Esistono margini tecnici e vie di mitigazione. Alcuni consulenti fiscali suggeriscono formule contrattuali diverse o la valutazione dell applicabilità di regimi agevolati per attività agricole riconosciute. Ci sono poi iniziative locali e cooperative che stanno provando a costruire soluzioni collettive per condividere il carico fiscale e amministrativo. Ma queste soluzioni richiedono tempo, competenze e spesso spese mediate da professionisti — risorse non sempre a disposizione di un pensionato che eredita poche decine di ettari.
Cosa chiedo ai decision maker
Non è sufficiente dire che la norma è tecnica. Occorre valutare l impatto sociale. Le misure fiscali devono fotografare la realtà e non costringere la realtà a vestirsi da fotografia. Chiedo trasparenza sui criteri di applicazione, facilitazioni per i soggetti fragili e meccanismi che incentivino la continuazione degli accordi familiari. Un intervento mirato oggi può evitare un vuoto domani.
Osservazione finale e apertura
Non ho tutte le risposte. Alcune soluzioni saranno complicate, altre più semplici. So però che la sensazione di ingiustizia che passa dalle bocche dei pensionati non è rumorosa per caso. È il segnale che qualcosa nella transizione tra vecchio e nuovo sta rompendosi. Vale la pena ascoltare prima di standardizzare tutto.
Tabella riepilogativa
| Problema | Effetto | Possibile risposta |
|---|---|---|
| Tassazione dei corrispettivi per diritti in rem | Aumento dell onere fiscale per pensionati proprietari | Chiarimenti normativi e esenzioni mirate per piccoli importi |
| Accordi informali tra proprietari e coltivatori | Rischio di abbandono o formalizzazione onerosa | Supporto tecnico e modelli contrattuali semplificati |
| Pressione su filiera agricola locale | Favorisce operatori strutturati a scapito di microimprese | Incentivi per agricoltura di prossimità e coesione territoriale |
FAQ
1 Che cosa ha cambiato esattamente la legge di bilancio 2024
La modifica ha esteso la tassazione ai corrispettivi percepiti per la costituzione di diritti reali di godimento su terreni agricoli ricevuti da persone fisiche non imprenditori. Questo significa che somme percepite per diritti come il diritto di superficie possono essere considerate reddito imponibile ai fini IRPEF.
2 I pensionati possono chiedere chiarimenti o rimediare
Sì. È possibile rivolgersi a un consulente fiscale per verificare l inquadramento del pagamento e valutare se rientrano esenzioni o regimi agevolati. In alcuni casi contrattuali si possono rinegoziare gli accordi con il coltivatore per ridurre l impatto fiscale, o rivalutare la forma contrattuale adottata.
3 Ci sono casi in cui la tassazione non si applica
La normativa prevede limiti e dettagli che possono escludere alcuni casi ma la valutazione è tecnica. Ad esempio la natura non imprenditoriale del soggetto o importi molto modesti possono giocare un ruolo. Serve però un analista che legga contratto per contratto.
4 Quali sono i rischi per il territorio se la situazione non cambia
Possibili abbandoni di terreni, concentrazione della proprietà nelle mani di soggetti più capaci di assorbire costi amministrativi, perdita di modalità di coltura a bassa intensità e di pratiche agricole legate al paesaggio tradizionale. Tutto ciò ha ricadute ambientali e sociali oltre che economiche.
5 Cosa può fare il legislatore a breve termine
Interventi possibili includono chiarimenti interpretativi, soglie di esenzione per piccoli corrispettivi, regime transitorio per i contratti in essere e incentivi per forme collettive che riducano il carico amministrativo per i proprietari anziani.
6 Come possono muoversi i piccoli agricoltori
I piccoli agricoltori possono organizzarsi in cooperative o consorzi per condividere oneri amministrativi e ottenere consulenza a costi inferiori. Possono anche dialogare con i proprietari per trovare formule di compensazione che limitino l impatto fiscale sui pensionati.
La questione è aperta e il tempo dirà se la politica ascolterà le campagne o continuerà a trattarle come una variabile contabile. Io spero che si trovi una soluzione che non renda più costoso mantenere la terra coltivata che abbandonarla.