Ci sono notti in cui guardi il cielo e pensi di aver capito qualcosa. Poi arriva un oggetto che viene da un altro sistema stellare e ricorda a tutti quanto poco sappiamo. Il recente episodio con 3I ATLAS ha tutta la drammaturgia che piace al pubblico e la pazienza che chiede la scienza.
La scoperta che non volevamo semplificare
Il 24 ottobre 2025 il radiotelescopio MeerKAT ha registrato per la prima volta delle caratteristiche radio provenienti da 3I ATLAS. Non era un ronzio netto da fantascienza. Erano linee di assorbimento attribuite al radicale idrossile OH a 1665 e 1667 megahertz. Interpretare il risultato come prova di deliberata trasmissione tecnologica sarebbe stato avventato. Ma liquidare il fatto come una semplice nota a piè di pagina sarebbe altrettanto sbagliato. È qui che inizia la parte che mi interessa di più: l’ambiguità e il modo in cui la comunità reagisce ad essa.
Non erano segnali artificiali convenzionali
Breakthrough Listen e altri gruppi hanno analizzato i dati con algoritmi molto sensibili e hanno invece escluso la presenza di segnali strettamente coerenti con trasmettitori artificiali. Il limite di potenza raggiunto è impressionante. Per intenderci la soglia di non rilevamento per certi tipi di trasmettitori si trova sotto il livello di emissione di un telefono cellulare.
“Detecting the hydroxyl signal is an important confirmation that 3I ATLAS is behaving like a comet.” Professor Mykola Ivchenko KTH Royal Institute of Technology Sweden
Questa frase di Mykola Ivchenko sintetizza la linea più diffusa tra radioastronomi. Il segnale OH è una firma chimica. Quando l’acqua sublimata interagisce con la radiazione solare si formano radicali che assorbono o emettono in quei canali radio. È una firma nota. Ma non tutto ciò che è noto è trasparente.
Perché allora la notizia ha preso fuoco
Perché il pubblico ama un mistero con due opzioni nette. Innanzitutto 3I ATLAS non è locale. È un visitatore interstellare e questo da solo accende l’immaginazione. Poi ci sono i dati che mostrano attività inusuale rispetto ad alcuni modelli teorici e un flusso continuo di commenti pubblici di figure controverse nel mondo accademico. Infine la temporizzazione. Le linee OH sono state registrate quando l’oggetto era già lontano dal perielio e quando la geometria osservativa non era semplice. Questi elementi insieme formano un cocktail di curiosità e sospetto.
La scienza che corregge sé stessa in diretta
Una delle cose che do per scontate come osservatore e occasionalmente come commentatore è che la scienza non è un bollettino che decreta definizioni per sempre. I radiotelescopi mostrarono assorbimento in alcune sessioni e emissione in altre. Questo è coerente con comete che cambiano attività a seconda di come il gas e la polvere sono esposti al Sole. Vediamo un andamento e non una prova finale.
“We are happy that we are contributing alongside colleagues around the world to a fuller understanding of this remarkable natural phenomenon a comet likely formed in another stellar system that is briefly passing through our own.” Dr Fernando Camilo Chief Scientist South African Radio Astronomy Observatory SARAO
Parole istituzionali ma utili. Quelle frasi mostrano che la posizione prevalente non è di censura ma di cautela metodologica.
Problemi e zone grigie che non devono essere ignorate
Alcune osservazioni restano ambigue e sono proprio queste che tengono viva la discussione. La distribuzione della velocità Doppler delle righe OH è estremamente stretta e mostra spostamenti minimi. Alcuni modelli di attività cometaria possono riprodurre quei numeri. Altri invece suggeriscono geometrie di getti e anisotropie che richiedono meccanismi interni più complessi. Qui entriamo in una zona dove i termini tecnici non bastano a calmare le domande.
Non credo che 3I ATLAS sia una navicella spaziale. Non supporto quella tesi. Ma trovo importante non deridere ogni voce che chiede più dati. Il vero scandalo sarebbe dichiarare tutto chiuso quando invece alcune osservazioni mostrano dettagli che meritano ulteriori campagne.
Quale contributo hanno dato gli osservatori civili e indipendenti
Il battage mediatico ha portato anche osservazioni amatoriali di alto livello e reanalisi indipendenti dei set di dati. Questo è salutare. La scienza moderna si nutre di controllo incrociato. Quando dati indipendenti confermano risultati tecnici la comunità avanza più sicura. Quando non lo fanno si apre la critica e la revisione. Entrambe le cose sono positive.
Implicazioni oltre il sensazionalismo
Il caso 3I ATLAS ci pone davanti a un bivio culturale. Possiamo scegliere due reazioni sbagliate. La prima è quella della fede istantanea in spiegazioni straordinarie senza prove proporzionate. La seconda è la chiusura totale che spegne ogni curiosità. Io sto con la curiosità rigorosa. Se poi emergerà qualcosa di davvero raro e imprevisto saremo pronti ad accoglierlo. Per il momento però la spiegazione più parsimoniosa rimane quella di una cometa interstellare con chimica e dinamiche non banali.
Nel frattempo le osservazioni continueranno. Il radiotelescopio Juno in orbita attorno a Giove ha in programma sessioni a bassa frequenza in date prossime che potrebbero aggiungere nuove tessere al mosaico. E naturalmente il lavoro degli spettrometri ottici e degli strumenti infrarossi proseguirà. La ricerca di segnali di origine artificiale non è finita ma al momento non ha prodotto evidenze convincenti.
Conclusione personale
Mi piace l’idea che 3I ATLAS ci rimetta alla prova. Non per mettere alla prova il mistero fine a sé stesso. Ma perché eventi come questo ci ricordano quanto la scienza sia un mestiere di pazienza e conversazioni lunghe. Preferisco dieci pagine di analisi onesta a un titolo urlato che promette rivelazioni. E se l’oggetto un giorno dovesse sorprendere davvero allora sarà il momento giusto per sorprendersi insieme. Per ora restiamo curiosi e cauti.
Tabella riassuntiva
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Rilevazione radio | Linee di assorbimento OH a 1665 e 1667 MHz registrate da MeerKAT |
| Interpretazione principale | Comportamento coerente con attività cometaria dovuta a sublimazione di ghiacci |
| Ricerca di tecnosignature | Nessun segnale artificiale rilevato entro limiti di sensibilità molto bassi |
| Incertezze | Variazioni temporali delle linee e dettagli dinamici non ancora completamente modellati |
| Prossimi passi | Ulteriori osservazioni a radio bassa frequenza spettroscopia ottica e monitoraggio continuo |
FAQ
Che tipo di segnale è stato registrato da 3I ATLAS?
È stata registrata la presenza di righe di assorbimento attribuibili al radicale idrossile OH alle frequenze di 1665 e 1667 megahertz. Queste righe sono associate alla dissociazione dell’acqua nel coma cometario quando il ghiaccio sublima per effetto del riscaldamento solare. In alcune osservazioni successive sono state osservate anche emissioni nella stessa transizione che sono coerenti con processi cometari variabili. Non si tratta di un segnale modulato o stretto tipico di una trasmissione artificiale.
Questa scoperta esclude definitivamente la possibilità di origine artificiale?
No. Scientificamente non si possono mai escludere tutte le ipotesi in modo assoluto ma gli strumenti attuali e le analisi effettuate hanno posto limiti stringenti alla presenza di trasmettitori artificiali di potenza comparabile o superiore a quella di un telefono cellulare. La spiegazione naturale è la più probabile e supportata dai dati di chimica e dinamica del coma ma la comunità continua a monitorare e a raccogliere dati per aumentare la confidenza.
Perché alcuni scienziati continuano a sollevare dubbi?
La scienza sana è fatta di dubbi motivati. In questo caso alcune caratteristiche dinamiche dell’oggetto e la sua provenienza interstellare alimentano interrogativi su come si formano e si comportano corpi provenienti da altri sistemi stellari. Alcuni ricercatori reputano che certe osservazioni richiedano modelli più sofisticati. Esprimere dubbi è parte del processo che porta a ipotesi migliori e a nuove osservazioni mirate.
Cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi?
Ulteriori campagne osservazionali sia a radio sia in ottico e infrarosso. Strumenti spaziali e terrestri programmeranno monitoraggi per catturare variazioni temporali del coma e della coda. Se emergeranno segnali a bassa frequenza o altre anomalie inattese allora la comunità risponderà con osservazioni coordinate e analisi peer reviewed. Per ora la traiettoria dell’oggetto e le misure non suggeriscono pericoli per la Terra ma offrono un’opportunità scientifica rara.
Cosa significa tutto ciò per la ricerca di vita intelligente?
Questo evento conferma che la ricerca di tecnosignature è matura e si integra con la radioastronomia tradizionale. Anche se in questo caso non è stata trovata evidenza di trasmissione artificiale il lavoro prosegue. Ogni oggetto interstellare che passa nel nostro sistema è una finestra su un ambiente diverso e ci insegna quali segnali sono naturali e quali sarebbero veramente anomalie da investigare più a fondo.