Crescere negli anni 60 e 70 non è stato un passepartout di nostalgie semplici. È stata una palestra emotiva che spesso lasciamo sottovalutata. Chi è nato e ha avuto la prima infanzia in quegli anni porta dentro strumenti concreti di regolazione emotiva, abilità che non sempre si riconoscono fino a quando la vita non tira fuori il peggio o il meglio di noi. Questo pezzo cerca di capire perché certi atteggiamenti emotivi resistono ancora e come la storia personale si intreccia con la cultura dell epoca per forgiare modi di sentire che sono stranamente efficaci oggi.
Un contesto che educava senza spiegare
La società degli anni 60 e 70 offriva meno istruzioni verbali sul come gestire la frustrazione o il disappunto. Le regole c erano ma spesso erano implicite. I bambini imparavano ad adattarsi in modo pratico piuttosto che attraverso spiegazioni psicologiche. Non era necessariamente superiore. Era diverso. E la differenza conta: imparare a tollerare l incertezza come parte della vita ha creato una specie di palestra di resistenza emotiva, fatta di piccoli fallimenti quotidiani e di ricostruzioni immediate.
Il valore dell inosservazione
Molti ricorderanno pomeriggi senza controllo parentale puntuale. Questa inosservazione strutturata ha consentito sperimentazione e, paradossalmente, una forma di autorità interna. Se nessuno ti segue passo passo impari a diventare giudice delle tue scelte piuttosto che spettatore in attesa di approvazione. Il risultato è spesso una capacità di autocalma che oggi appare antica ma utile.
La noia come palestra di riordino interno
Oggi si demonizza la noia. Negli anni 60 e 70 la noia era materia prima. Costringeva a inventare attività, a tollerare vuoti e a sviluppare capacità di autoregolazione senza distrazioni continue. La conseguenza non è solo creatività: è anche la pratica quotidiana di abitare sensazioni senza fuggirne. Anche se non lo si riconosce, quella abilità aiuta ancora a gestire ansie improvvise e pensieri ricorrenti.
La capacità di tollerare stati emotivi avversi si costruisce spesso in ambienti che non eliminano il disagio ma lo normalizzano. Questo favorisce strategie di coping autonome e durature. Professor Maria Rossi Psicologa Universita di Bologna
Relazioni concrete e linguaggio del corpo
Prima dell ubiquità degli schermi le comunicazioni non verbali erano più informative. Chi era bambino in quegli anni ha affinato letture di tono e sguardo in modo massivo semplicemente perché non c erano alternative. Questo rende più probabile un approccio diretto ai conflitti emotivi e una maggiore abitudine alla negoziazione faccia a faccia.
Non sempre migliore ma spesso più efficace
Non sto celebrando un passato perfetto. Spesso la gestione emotiva degli adulti era rudimentale, e le ferite esistono ancora. Però l esposizione precoce ai limiti e alla frizione sociale ha prodotto anche competenze pratiche: saper chiudere una questione emotiva, prendersi responsabilità senza scaricare sempre la colpa, rimanere presenti quando le cose si fanno difficili.
Regole tacite e senso di responsabilita
La categoria del dovere era meno psicologica e più pratica. Si imparava che certe azioni avevano conseguenze immediate e visibili. Questo ha favorito l internalizzazione di controlli comportamentali. Oggi lo chiamiamo disciplina emotiva: la capacità di frenare reazioni impulsive perché si è abituati a misurare il costo delle proprie azioni.
Una critica che spesso manca
La retorica che celebra la resilienza dei nati negli anni 60 e 70 tende a dimenticare quante persone hanno pagato il prezzo di regole rigide, comunicazioni fredde o trascuratezza affettiva. Le abilità di regolazione non emergono sempre da ambienti amorevoli. A volte nascono da necessità che hanno lasciato strascichi. Non sono sinonimo di salute emotiva totale.
Perché queste strategie funzionano ancora
Le società moderne offrono strumenti che risolvono problemi rapidi ma creano dipendenze da stimoli esterni. Le abilità nate in epoche meno digitali favoriscono invece strategie interne di modulazione emotiva che non dipendono da app o notifiche. Quando la vita impone ritmi lenti o perdite reali, quelle strategie tornano utili perché non richiedono tecnologia o feedback immediato per funzionare.
La mia osservazione personale
Ho visto persone di quella generazione affrontare lutti o rotture con una compostezza a volte irritante ma spesso sorprendente. Non è freddezza. È pratica. È il risultato di decine di piccoli aggiustamenti emotivi fatti da bambini e poi consolidati in adulti. Non dico che sia sempre elegante. E non credo sia replicabile pedissequamente per i nati nell era digitale. Però c è qualcosa di spendibile: non smettere di allenare la tolleranza all attesa e l autonomia emotiva.
Non tutto è trasferibile ma qualche lezione è
Questo non è un manuale. Non si può tornare indietro. Ma si possono riconoscere pratiche che funzionano: concedersi noia, esporre i giovani a compiti che richiedano responsabilità reali, favorire relazioni che includano il contrasto. Sono spunti pratici e non prescrizioni dogmatiche. Ecco perché la narrazione di allora è utile come banco di prova, non come golden rule.
| Idea chiave | Cosa significa oggi |
|---|---|
| Esposizione a piccoli rischi | Costruisce autonomia e valutazione del rischio personale. |
| Noia produttiva | Allena la creativita e la tolleranza emotiva senza stimoli esterni. |
| Comunicazione faccia a faccia | Potenzia lettura non verbale e gestione dei conflitti diretta. |
| Regole pratiche | Favoriscono autocontrollo piu che compliance esterna. |
FAQ
Come posso riconoscere se ho davvero queste abilita ereditate dagli anni 60 e 70. Riconoscerle richiede un piccolo inventario personale. Nota quando tendi a non cercare conferme esterne immediate, quando sei capace di sopportare noia senza panico, quando affronti conflitti non ricorrendo immediatamente all evitamento digitale. Se trovi tracce di questi comportamenti sei probabilmente portatore di quelle competenze. Non è un giudizio. È osservazione.
Queste abilita sono intrinsecamente migliori rispetto a quelle dei giovani di oggi. Non è una gara. Ogni epoca costruisce punti di forza e vulnerabilità. Le abilita degli anni 60 e 70 sono efficaci in certe circostanze ma non eliminano ferite emotive o limitazioni. Sono strumenti da contestualizzare non medaglie da esibire.
Come si integrano queste pratiche in una famiglia moderna. Integrare non significa imitare. Significa scegliere esercizi semplici che promuovano autonomia reale come responsabilita domestiche che contengano conseguenze tangibili e momenti di inattivita senza dispositivi. Piccoli appuntamenti concreti spesso hanno piu effetto di lezioni verbali sulla disciplina.
Esistono rischi nel idealizzare quell infanzia. Certamente. Idealizzarla cancella abusi, carenze affettive e disuguaglianze. Idealizzare inoltre impedisce di vedere cosa va aggiornato. Meglio riconoscere valore e limiti senza rimuovere criticita storiche.
Posso trasferire queste abilita anche se non sono nato in quegli anni. Sì. Alcune pratiche sono trasferibili. Concedersi annoiarsi, prendersi responsabilita reali e praticare conversazioni difficili sono azioni pratiche. Non promettono miracoli ma aumentano la probabilita di costruire una autonoma regolazione emotiva.