Negli anni Sessanta qualcosa di sottile ma potente cambiò il modo in cui le persone tenevano dentro le emozioni. Non parlo solo di moda o di musica. Parlo di un modo di vivere che rese la trattenuta emotiva non soltanto accettabile ma utile, quasi indispensabile. La frase chiave qui è emotional containment. La si incontra negli studi psicoanalitici ma anche nelle stanze di cucina italiane dove si imparava a non fare troppo rumore con il proprio dolore. Questo articolo prova a spiegare perché e come quella strategia sia stata assimilata come abilita di sopravvivenza e perché ancora oggi ci perseguita o ci salva.
Un rotolo di giornali e una radio che sussurra
Non tutti i cambiamenti culturali esplodono. Alcuni si stratificano. Negli anni Sessanta la società europea e italiana viveva uno scarto tra un immaginario ottimista e nuove pressioni reali: urbanizzazione, mercati del lavoro in rapida trasformazione, un apparato educativo e sanitario che non sapeva ancora come gestire le fragilita emotive diffuse. In questo contesto la capacita di contenere le emozioni divenne pratica quotidiana. Si imparava a non farsi vedere vulnerabili per non perdere opportunita o stare al passo con la propria famiglia.
Psicoanalisi e pratiche familiari
Dal punto di vista clinico la nozione di containment fu codificata dagli psicoanalisti britannici ma ha trovato immediata risonanza in famiglie che non avevano alternativa se non non mostrarsi sopraffatte. Il concetto non e astratto. Si traduceva in gesti: un tono di voce più basso, il non dire tutto, la scelta di offrire consigli pratici piuttosto che conforto verbale. Era una grammatica relazionale che dava struttura ai rapporti e una forma di protezione contro il panico sociale.
Donald W. Winnicott paediatrician and psychoanalyst Tavistock Clinic once observed It is like sitting in a train and opposite sits a man with a wounded and diseased face and it is so horrific that you have to hold pictures up in front of you because it is more than you can bear.
Questa citazione spiazza per la sua concretezza. Sottolinea che contenere non significa negare l emozione ma imparare a tollerarne la vista e la condivisione in modo che non distrugga il contesto relazionale.
Perche la trattenuta divenne strategia
Qui entro con una posizione personale: la trattenuta non era solo repressiva. Spesso era intelligente. In ambienti dove la sicurezza economica era fragile e le reti di supporto esigue, mostrare il proprio crollo poteva significare perdere la faccia e quindi risorse. Questa realpolitik emotiva conferiva alla capacita di contenere un valore pratico. Non e moralismo. E gestione del rischio sociale. Dico che non tutte le trattenute sono uguali e non tutte sono sane. Ma definirle semplicemente come soppressione e riduttivo.
Lavoro e controllo
Il mondo del lavoro nei Sessanta richiedeva concentrazione e un aspetto di affidabilita che non tollerava scoppi emotivi. In fabbrica come in ufficio la stabilita apparente era valuta. Così si diffuse una cultura della calma apparente che spesso veniva scambiata per maturita. La verita e piu complessa: la calma poteva nascondere vulnerabilita che non avevano vie per essere nominate.
Effetti a medio e lungo termine
Il losco paradosso e che questa competenza di sopravvivenza ha generato sia risorse sia nodi. Da una parte la capacita di contenere ha favorito resilienza operativa. Dall altra ha creato generazioni con una maggior difficolta a riconoscere e nominare emozioni complesse. Qui non sto facendo l apologia della sofferenza. Sto dicendo che una strategia adattiva puo diventare intralcio se resta l unica risposta possibile.
Un salto che non fu spiegato
Negli anni Sessanta la letteratura psicologica iniziava a produrre concetti che colmavano il gap tra corpo e relazioni. Ma le famiglie avevano gia stabilito nuove regole emotive. Cambiare quelle regole e richiedeva tempo e nuove istituzioni di sostegno che arrivarono piu tardi. In certi casi non sono arrivate affatto. E questo spiega parte dell attuale ambivalenza verso la comunicazione emotiva nelle societa occidentali.
Il valore politico della contenuta emotiva
Non e solo privato. Contenere le emozioni e spesso stata pratica politica. Nelle piazze e nei movimenti sociali degli anni Sessanta si alternavano momenti di esposizione emotiva e momenti di disciplina emotiva. Chi guidava sapeva che esagerare la carica emozionale poteva spaventare i moderati e spegnere sostegni. Sopravvivere politicamente richiedeva cioe un equilibrio tra manifestazione e controllo.
Una mia osservazione
Mi pare che riconoscere questa doppia natura cambi la collera generica che molti hanno verso la tradizione repressiva degli anni Sessanta. Se si vuole demolire certe eredità bisogna offrire alternative pratiche non slogan. Non serve urlare alla liberazione emotiva se poi non si costruiscono contesti in cui la vulnerabilita non costa il lavoro o la reputazione.
Come questa storia ci parla oggi
La contraddizione fondamentale rimane: la societa moderna pretende espressione emotiva ma non sempre la sostiene. Le competenze di containment nate negli anni Sessanta sono diventate risorse interiori che oggi si chiamano autocontrollo empatico. Ma attenzione. Quando l unico strumento a disposizione e la trattenuta allora solo il privilegio decide chi puo crollare e chi no.
Concludo con una nota non neutra. Io non voglio meno controllo. Voglio piu spazio per scegliere come contenerci. Parlare di emotional containment come una competenza di sopravvivenza aiuta a smontare una narrazione che vede la tristezza dei nostri nonni solo come repressa. C era anche strategia e ingegno. Riconoscerlo non giustifica gli effetti negativi ma ci permette di progettare risposte migliori.
Tabella di sintesi
| Concetto | Perche contava negli anni Sessanta | Impatto oggi |
|---|---|---|
| Contenimento emotivo | Strategia pratica di adattamento alle pressioni economiche e sociali | Risorsa per autocontrollo ma limite per comunicazione intima |
| Psicoanalisi e teorie | Fornirono un linguaggio per comprendere il fenomeno | Offrono concetti utili ma non soluzioni istituzionali |
| Ruolo politico | Permise equilibrio tra espressione e disciplina nel movimento sociale | Illustra come l emotivita sia anche risorsa pubblica |
| Conseguenze | Resilienza operativa ma difficolta nel nominare emozioni | Richiede contesti che permettano vulnerabilita senza costo sociale |
FAQ
Che cosa si intende esattamente con emotional containment?
Emotional containment indica la capacita di ricevere integrare e restituire emozioni intense in una forma tollerabile. Non e mera soppressione. Nel linguaggio clinico significa che un individuo o un sistema trasforma un sentimento travolgente in qualcosa che puo essere pensato o nominato. Questa funzione puo essere svolta da una persona famiglia o istituzione.
Perche questo concetto si e diffuso proprio negli anni Sessanta?
Negli anni Sessanta si intrecciarono cambiamenti sociali economici e scientifici. La psicoanalisi dava parole nuove per esperienze antiche. Allo stesso tempo la velocita del vivere e le nuove pressioni lavorative resero utile una pratica di regolazione emotiva. L adozione fu graduale ma ampia perche rispondeva a bisogni reali e immediati.
La trattenuta emotiva e sempre negativa?
No. Non la considero sempre negativa. Può essere adattiva e proteggere relazioni o ruoli sociali. Il problema nasce quando diventa l unica strategia possibile e impedisce la condivisione o la richiesta di aiuto. La soluzione non e eliminare il contenimento ma ampliare il repertorio di risposte disponibili.
Cosa possiamo imparare da quei decenni per oggi?
Possiamo imparare che le pratiche emotive sono storiche e funzionali. Se vogliamo cambiare come mostriamo o gestiamo le emozioni dobbiamo creare condizioni materiali e sociali che lo permettano. Senza lavoro sicuro reti di supporto e luoghi in cui esprimersi senza prezzo sociale ogni cambio di linguaggio rimane simbolico.
Esiste un modello clinico che spieghi il processo?
Sì. La teoria del container e del contained elaborata da psicoanalisti come Wilfred Bion e le riflessioni di Donald Winnicott sono strumenti concettuali utili per leggere questo fenomeno. Questi modelli spiegano come il riconoscimento e la trasformazione delle emozioni siano processi relazionali e non solo individuali.