Negli ultimi mesi mi sono trovato a ripensare a certe abitudini lente che sembrano venire da un altro pianeta rispetto alla frenesia digitale. Non sono nostalgico per costume o per musica. Più che altro mi interessa la velocità con cui ci siamo disimparati ad aspettare e cosa quell aspettare insegnava davvero nelle decadi che hanno modellato la modernità. Questo pezzo esplora What the 60s and 70s Taught About Patience That Still Pays Off ma lo fa in italiano e con opinioni che non vogliono suonare come un manuale motivazionale.
Una capacità sottovalutata
Nei sessanta e settanta la pazienza non era una virtù da citare nei profili social. Era pratica quotidiana. Si vedeva nelle relazioni di lavoro lunghe decenni non nei contratti trimestrali. Si vedeva nelle carriere che si costruivano a colpi di esperienze ripetute. Chi ha vissuto quei tempi racconta di una tolleranza diversa per il tempo. Non sto dicendo che tutto fosse meglio. Molte cose andavano cambiate. Ma la disciplina dell aspettare aveva una funzione concreta. Rafforzava scelte e riduceva il rumore della decisione compulsiva.
Perché oggi ce ne accorgiamo tardi
Viviamo in un ecosistema che premia la reazione immediata. Notifiche istantanee sostituiscono l attesa ponderata. Cio che voglio sostenere è che l abilità di ritardare una risposta o di lasciar maturare un progetto non è dispendio di tempo. È un investimento che sposta il rischio dalla fretta all evidenza. Quando guardo le startup che implodono dopo sei mesi perché i fondatori non hanno aspettato la curva naturale del mercato mi viene da pensare che abbiamo perso un senso antico ma utile.
Le lezioni pratiche degli anni 60 e 70
La prima lezione riguarda la durata minima per giudicare il valore di un cambiamento. All epoca si dava tempo alle idee per verificarsi nel mondo reale. Questo non è un appello a rimanere immobili. È una critica ai test superficiali che oggi si chiamano MVP e vengono misurati in click. La seconda lezione è il rispetto per l accumulo lento di competenze. Imparare un mestiere significava ripetere azioni fino a che l abilità non diventava automatica. Ora molto viene delegato a algoritmi e ci illudiamo di avere esperienza.
Non tutto è replicabile e meno male
Non è possibile e nemmeno desiderabile riportare indietro l orologio. Le tecnologie hanno reso possibili progressi che nel 1960 sarebbero sembrati fantascienza. Ma alcune dinamiche sociali restano utili. Per esempio l idea di prendere una pausa deliberata prima di rispondere a una provocazione pubblica o prima di lanciare una campagna costosa. Questa pausa funzionava da filtro. Adesso la mancanza di filtro amplifica errori che durano anni.
Quando la pazienza diventa strategia
La pazienza praticata come strategia non è rassegnazione. È azione differita. Lo dico con franchezza. Ho perso tempo io stesso ad aspettare in situazioni dove bisognava muoversi subito. Ma ho anche visto progetti resistere e prosperare proprio perché il promotore ha lasciato che il contesto si allineasse. Questa è la parte meno esaltante ma più potente di quel che i sessanta e settanta insegnano. Non vende bene negli slogan. Però funziona.
Grit is passion and perseverance for very long term goals. Grit is having stamina. Grit is sticking with your future day in and day out not just for the week