La quieta spinta di chi è cresciuto negli anni 60 e 70. Un antidoto alla cultura della motivazione istantanea

Cresciuto tra radio a valvole e domeniche senza notifiche, chi ha vissuto l’adolescenza negli anni 60 e 70 porta dentro una propulsione che non assomiglia a quella urlata dei seminari motivazionali moderni. Non è spettacolo. Non è hashtag. È qualcosa di più modesto e più radicato: la capacità di mettersi a fare, giorno dopo giorno, con una pazienza che non chiede plausi. In questo pezzo provo a smontare qualche ipotesi facile, a raccontare i meccanismi che spiegano quella riserva di energia silenziosa, e a sostenere che oggi la chiamano nostalgia ma è una strategia di vita pratica e ancora utile.

La spinta nasce prima della performance

Non parlo di eroismo. Parlo di routine umane che si accumulano fino a diventare un atteggiamento. I giovani del dopoguerra vedevano il lavoro come un luogo dove imparare qualcosa che restava dentro; non tanto per il curriculum quanto perché formava il carattere. Il focus non era il palcoscenico ma l’oggetto su cui si lavorava. La differenza con la cultura della motivazione contemporanea sta tutta qui: mentre oggi l’energia viene spesso compressa in eventi brevi ad alto impatto emotivo quella generazione ha praticato la ripetizione come metodo di sopravvivenza e crescita.

Quando il fare è valore

La quieta spinta di cui parlo è un’abitudine nervosa e morale insieme. Si manifesta in gesti minuscoli: riparare una finestra invece di attendere il tecnico, imparare l’arte del risparmio, dedicare tempo a un mestiere per il gusto di farlo bene. È un’attenzione al risultato concreto, non all’applauso. Per molti, questa attitudine ha funzionato come una scaffalatura su cui sistemare il resto della vita. Non è un mito; è una rete tessuta giorno dopo giorno.

“Craftsmanship names an enduring basic human impulse the desire to do a job well for its own sake.” Richard Sennett University Professor of the Humanities New York University and Professor of Sociology London School of Economics.

Questa citazione non è retorica. Sennett mette in parole la radice pratica della spinta che osserviamo nelle persone nate negli anni 60 e 70. Non cercavano visibilità a ogni costo. Cercavano competenza. Era una forma di orgoglio che non aveva bisogno di sponsor.

Perché oggi quella spinta sembra rara

Viviamo in un’epoca che monetizza la motivazione veloce. Video virali, guru che promettono metodo in 21 giorni, corsi che trasformano l’urgenza in prodotto. Il risultato è che l’impegno lungo, lento, non è scalabile a feed. Quando qualcosa non è facilmente misurabile in click perde valore agli occhi del mercato dell’attenzione. Ma perdere valore per il mercato non significa che abbia perso utilità per la vita reale.

La differenza tra spinta e rumorosa ambizione

Chi ha la quieta spinta non lo urla. Non ha bisogno di verifiche sociali continue. La sua ambizione è spesso domestica: mantenere una famiglia, trasmettere competenze ai figli, tenere in ordine un laboratorio. L’errore comune è confondere il silenzio con l’inerzia. Il silenzio è spesso il rumore di una fabbrica interna che funziona, non un buco vuoto.

Un test concreto: la scala del valore

Prova a guardare il tuo vicino di scrivania. Se dedica tempo a una cosa ogni giorno per anni e non lo racconta in storie sponsorizzate molto probabilmente possiede quella quieta spinta. Se invece alterna obiettivi importanti con feste motivazionali e reset continui probabilmente si trova immerso nella dinamica della motivazione liquida. Nessuno dei due approcci è promettente a priori. Il punto è capire dove producono risultati sostenibili e dove invece generano dipendenza dall’adrenalina del feed.

Perché questa spinta non è nostalgia sterile

Si tende a romanticarla come se fosse un residuo di un mondo migliore. Ma non è così semplice. La quieta spinta è anche adattamento. Esempi concreti: piccoli imprenditori che resistono perché conoscono ogni vite della loro macchina produttiva; insegnanti che migliorano anno dopo anno una lezione; artigiani che correggono una fessura nel legno fino a che non sta come avevano immaginato. È pratica e resistenza insieme. E spesso produce risultati più sostenibili delle esplosioni motivazionali che consumano risorse fisiche e psicologiche senza lasciare eredità.

Critica alla retorica della motivazione

Non è che sia tutta sbagliata. Gli stimoli rapidi servono per far partire qualcosa. Il problema è quando diventano l’unico strumento. La retorica del cambiamento immediato trasforma la frustrazione in colpa: se non cambi in trenta giorni è colpa tua. La quieta spinta non rientra in questa narrazione e per questo non vende, ma offre una promessa diversa. È più lenta, più concreta, più difficile da brandizzare.

Un’osservazione personale

Ho amici che hanno vissuto quegli anni e raramente parlano di impresa come di un palcoscenico. Parlano di mestieri, di orari, di piccoli progressi. Vi dicono quel poco che serve per rendere più stabile la propria giornata. Sono pragmatici e infastidiscono chi ha bisogno di colpi di scena. Ma sono anche meno vulnerabili a mode e truffe emozionali. Preferisco la loro noia produttiva alla febbre della trasformazione in trenta giorni.

Cosa può imparare chi è più giovane

Non è una lezione morale. È una proposta pratica. Misura il valore delle azioni su intervalli più lunghi. Investi in abitudini che resistono a un anno di trascuratezza, non in montature che richiedono continui rinfreschi emotivi. Coltiva competenze non per l’algoritmo ma perché ti servono anche quando il feed non ti guarda.

Non è una ricetta chiusa

Lascio volutamente alcuni punti aperti. La quieta spinta può diventare anche stagnazione. La perseveranza senza riflessione è testardaggine. Servono strumenti per riconoscere quando cambiare e quando restare. Lo spettro è ampio e la risposta giusta dipende dal contesto. L’unico consiglio fermo è smettere di valutare la vita solo in base alla sua performance spettacolare.

Idea principale Perché conta
La quieta spinta come pratica quotidiana Produce competenza e resilienza lontano dal clamore.
La cultura della motivazione istantanea Genera dipendenza dall’impatto e riduce la dimensione del lungo periodo.
Apprendere dalle generazioni precedenti Non è nostalgia ma un repertorio di strumenti pratici.
Attenzione ai limiti Perseverare senza analisi può diventare stagnazione.

FAQ

Che cosa intendo esattamente per quieta spinta

La quieta spinta è un insieme di abitudini e valori che portano una persona a dedicare tempo e cura a un’attività senza cercare costante visibilità o approvazione esterna. È la pratica ripetuta nel tempo che costruisce competenza e una forma di dignità operativa. Non è una qualità esclusiva di una generazione ma è stata particolarmente diffusa tra chi è cresciuto negli anni 60 e 70 per ragioni storiche ed economiche.

È applicabile oggi nel mondo del lavoro digitale

Sì ma va adattata. Il contesto digitale richiede flessibilità. L’idea è di trasferire l’attenzione alla competenza concreta e a progetti che reggano anche senza il flusso costante di approvazione. Fare questo significa resistere alla tentazione dell’aggiornamento motivazionale continuo e investire in skill trasferibili e sostenibili.

Non rischiamo di cadere nel mito della generazione migliore

Assolutamente. Non dico che una generazione sia moralmente superiore. Dico che ha sviluppato modalità che oggi risultano utili e meno rumorose. Ogni epoca ha i suoi pregi e difetti. Il punto è attingere a quanto funziona senza portare con sé gli aspetti negativi del passato come il rifiuto del cambiamento o la chiusura mentale.

Come iniziare a coltivare questa attitudine

Comincia scegliendo una singola attività e praticandola con costanza per almeno sei mesi. Riduci l’enfasi sui risultati spettacolari e aumenta l’attenzione sui progressi incrementali. Non aspettarti miracoli immediati. Se funziona scoprirai che la tua capacità di portare a termine progetti cresce e che la tua sensibilità al valore reale delle cose migliora.

La quieta spinta può diventare conformismo

Può. Tutto dipende dalla presenza di riflessione critica. Perseverare senza interrogarsi può trasformare la pratica in routine vuota. La differenza la fa la capacità di valutare risultati e cambiare rotta quando necessario. La quieta spinta funziona se è accompagnata da discernimento.

In conclusione non propongo ritorni romantici. Propongo un prestito di strumenti pratici. Si possono estrarre dal passato atteggiamenti più lenti e sperimentarli nel presente senza idolatrami. La sfida è però personale: decidere se si vuole una vita pensata per l’applauso istantaneo o una costruita mattone dopo mattone.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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