Per anni ci hanno detto che mantenere la casa a 19°C era il sacro equilibrio tra comfort e bolletta. Oggi quella cifra suona come un ricordo che non tiene conto dei materiali moderni delle case, del modo in cui viviamo e della tecnologia che governa i nostri impianti. Non è solo questione di numeri. È questione di ritmo domestico e di dove sprechiamo davvero energia.
Perché 19°C è rimasto un’abitudine più che una regola
La storia è semplice e in parte noiosa: 19°C era facilmente comunicabile durante crisi energetiche e campagne pubbliche. Funzionava come mantra. Ma le case sono cambiate. Vetri doppi, caldaie più efficienti, pompe di calore, lavorare da casa, e persino la presenza di dispositivi che emanano calore hanno modificato l’equilibrio termico. Tenere ferma quella soglia senza guardare il contesto significa spesso attivare cicli di accensione e spegnimento che consumano di più.
Non è che 19°C sia sbagliato per definizione
Ci sono situazioni in cui 19°C può bastare. Se la tua casa è molto isolata, se stai facendo attività fisica in quel momento o se la stanza è poco usata. Ma il punto è che oggi gli esperti parlano di fasce e di zone, non più di una temperatura unica e universale. Telefonini, schermi e lampade aggiungono calore; pareti fredde e umidità cambiano radicalmente la sensazione di comfort. La rigidità di una regola porta spesso a decisioni emotive: coperte, giacche in salotto, e accensioni d’emergenza.
La nuova indicazione che davvero fa risparmiare
La tendenza degli ultimi anni converge attorno a un principio: stabilità e adattamento. In pratica gli studi e le analisi pratiche suggeriscono una gamma di temperatura per le zone giorno intorno a 20 a 21°C quando sono occupate. Non per snobismo ma perché un ambiente leggermente più caldo e stabile talvolta richiede meno energia per mantenersi rispetto a continui sbalzi termici.
Questo non contraddice i consigli di salute che fissano una soglia minima attorno ai 18°C per la protezione generale. Si tratta invece di usare la termostatazione in modo più intelligente: zone giorno più tiepide, camere da letto più fresche durante la notte, bagni riscaldati al momento dell’uso. Un approccio che, sorpresa, riduce sprechi quando viene applicato con coerenza.
La voce di chi ci lavora tutti i giorni
“Most people stick to the old rules thinking they’re saving money but that’s often not the case with modern heating systems.”
Josh Mitchell HVAC expert founder AirConditionerLab Homes and Gardens.
Josh Mitchell lavora sul campo con impianti e case reali. Non parla da teorico: osserva che la stabilità termica e la riduzione dei cicli di accensione portano a meno consumi complessivi. È una nota pratica che ha riscontro in molte letture di contatori e in prove domestiche: alzare di poco la temperatura ma mantenerla costante può evitare spese di recupero energetico troppo alte.
La proposta pratica che non trovi nei soliti consigli
Approccio 1: prova la settimana a target. Imposta la zona giorno a 20.5°C per una settimana e osserva. Non giudicare dopo un’ora. Annota come cambiano i cicli della caldaia, la condensa sui vetri, e la tua sensazione di comfort. Molte famiglie scoprono che a 20.5°C riducono l’uso di pannelli elettrici e strofinacci riscaldanti e non vedono la bolletta salire quanto temevano.
Approccio 2: zona per zona e orologio. Usa programmi giornalieri reali: la mattina, bagno a 22°C per pochi minuti; durante il giorno la zona lavoro a 20 21°C se sei presente; notte in camera 16 18°C. Se hai pompe di calore ricorda che funzionano meglio con margini di temperatura più piccoli e continui piuttosto che con grandi picchi.
Osservazione non ovvia: il risparmio non nasce solo dal numero sul termostato. Nasce dalla gestione della differenza tra temperatura dell’aria e temperatura delle superfici. Se le pareti rimangono fredde a 19°C il corpo sente comunque freddo. Un ambiente più stabile riduce la sensazione di disagio e la tentazione di aumentare la temperatura di molto per brevi tempi.
Per chi la regola non vale affatto
Non si taglia con l’accetta: anziani, neonati, persone con patologie respiratorie o cardiovascolari necessitano di temperature più elevate e costanti. Le linee guida sanitarie raccomandano di non scendere sotto certe soglie e invitano a proteggere i soggetti vulnerabili piuttosto che inseguire risparmi a tutti i costi.
Detto questo, per la maggior parte delle famiglie che non hanno vincoli medici, spostare la regola da 19°C a un concetto di 20 21°C nelle stanze principali e gestire le zone inutilizzate può portare sia comfort sia, se fatto con attenzione, risparmio.
Qualche trucco che funziona davvero
Non elenco soluzioni come fosse una lista da manuale. Ti dico cosa ho visto funzionare: tappeti ben posizionati, termostati programmabili calibrati con sensori di zona e soprattutto non coprire i termostati con mobili. Lavorare sulle abitudini come evitare scambi molto brevi freddo caldo e ridurre asciugature in casa nelle ore di punta fa più effetto di molte misure fai da te estreme.
La tecnologia aiuta: valvole termostatiche elettroniche, sonde di temperatura in stanze chiave, e semplici cronoprogrammatori. Ma la tecnologia senza un piano non risolve il problema di fondo che è capire chi vive in casa e come usa gli spazi.
Conclusione aperta
La vecchia regola dei 19°C era comoda da dire e facile da ricordare. Oggi non basta più. Il nuovo approccio richiede minima sperimentazione, una dose di pazienza e la volontà di mettere ordine alle abitudini. Se vuoi un consiglio poco ortodosso prova il test dei sette giorni. Se rimani convinto che 19°C sia perfetto per te va benissimo. Se invece ti stanchi di coprirti sul divano forse è ora di ripensare la soglia con un occhio al calendario domestico e non solo alla storia.
Tabella riassuntiva
| Ambiente | Gamma consigliata | Ragione |
|---|---|---|
| Zona giorno | 20 21°C | Comfort stabile e minori cicli di recupero |
| Camere da letto | 16 18°C | Migliore qualità del sonno e dispersioni ridotte |
| Bagni | 22°C al momento dell uso | Evitare shock termico e umidità |
| Stanze inutilizzate | 17 18°C | Limitare sprechi ma prevenire rischi di umidità |
FAQ
1. Aumentare di un grado dal 19 al 20 fa davvero aumentare la bolletta molto?
Dipende. In molte case ogni grado in più può tradursi in un aumento percentuale del consumo ma non sempre in modo lineare. Se il tuo impianto lavora meno spesso e con cicli più brevi e la casa trattiene meglio il calore la differenza in bolletta può essere inferiore a quanto immagini. Il vero parametro da guardare non è solo il termostato ma la stabilità delle temperature e la durata dei cicli di accensione.
2. Il mio impianto è una pompa di calore devo seguire le stesse indicazioni?
Le pompe di calore funzionano in modo più efficiente con piccoli scarti di temperatura e una domanda costante. Evitare grandi picchi e grandi spegnimenti spesso migliora l’efficienza. Perciò l’idea di una temperatura leggermente più alta ma costante può essere persino più conveniente nel tuo caso.
3. Come faccio a capire se casa mia ha bisogno di più temperatura o di migliore isolamento?
Se senti freddo nonostante il termostato segnali la temperatura impostata, probabilmente il problema sono pareti fredde o correnti. Uno strumento economico come un igrometro e un termometro puntato verso le pareti ti dice molto. Se la temperatura dell’aria è stabile ma le superfici restano fredde vale la pena investire in isolamento o in misure per ridurre le correnti.
4. E se in casa ci sono anziani o malati?
Per chi ha bisogno di protezione extra le soglie cambiano. Quelle persone richiedono una gestione termica conservativa e costante. Le raccomandazioni per il risparmio valgono solo finché non entrano in conflitto con la sicurezza e il benessere dei più fragili.