Siamo convinti di avercela fatta quando rispondiamo a un messaggio mentre prepariamo la cena e ascoltiamo un podcast. Il multitasking è diventato una medaglia di cui vantarsi. Ma questa convinzione è in larga parte sbagliata. Psicologi e neuroscienziati lo dicono da anni e i dati lo confermano. In questo articolo provo a spiegare perché il multitasking non esiste davvero come processo mentale efficiente e come, nelle nostre giornate piene, ci stiamo regolarmente sabotando.
Il mito del fare tutto insieme
Multitasking è una parola pratica e seducente. Evoca l immagine di una persona che coordina due o più attività senza perdere nulla. È una promessa di tempo guadagnato. La verità è più scomoda. Il cervello umano non esegue due compiti cognitivi complessi contemporaneamente. Quello che fa è alternare, spesso in modo rapido e dispendioso, l attenzione da un compito all altro. Questa commutazione ha costi misurabili e non sempre visibili a prima vista.
La capacità attentiva come risorsa limitata
Quando si parla di attenzione si dovrebbe smettere di usare immagini eroiche. Non è una lampada che possiamo dirigere dove vogliamo senza reazione. È piuttosto una risorsa che si consuma ad ogni spostamento. Spostare l attenzione richiede tempo e energia. Ogni passaggio crea una perdita di informazioni, un ritardo nel riprendere il filo e spesso una maggior probabilità di errore. Questo è il punto che molti ritengono noioso ma che spiega gran parte della frustrazione quotidiana che chi si vanta di multitasking non ammette di provare.
Il passaggio rapido tra compiti non è multitasking ma contesa per risorse limitate. Ogni commutazione costa al cervello in tempo e precisione. Dr. Alessandra Moretti Psicologa Cognitiva Università di Bologna
Perché sembra che funzioni
La sensazione di efficienza appare in due casi principali. Primo caso: quando abbinamo attività di livelli diversi di complessità, per esempio camminare e parlare. Il primo compito è in parte automatizzato mentre il secondo richiede attenzione focalizzata. In questi casi il cervello non sta trattando entrambi con la stessa intensità. Secondo caso: quando la posta in gioco è bassa. Se il risultato atteso è mediocre accettiamo più facilmente gli errori e la nostra impressione soggettiva è che tutto vada bene. Ma dirsi soddisfatti non rende un processo efficiente.
I danni sottili che non vediamo
La perdita di qualità nelle attività ripetute, l aumento dello stress percepito e la riduzione della soddisfazione per il lavoro svolto sono effetti che emergono lentamente. Non sono catastrofi, ma accumulano attrito. È interessante osservare come, in contesti creativi, il multitasking annienti l opportunità di un pensiero profondo. Il cervello creativo ha bisogno di tempo e di spazio per esplorare connessioni che non sono immediatamente visibili. Interrompere quel processo per rispondere a una notifica equivale a sottrarre un pezzo del puzzle, e spesso non torniamo mai a ri-posizionarlo in modo coerente.
Impatto sulla memoria e sulla formazione delle abitudini
Quando cambiamo continuamente attività la memoria a breve termine si affatica. Le informazioni vengono immagazzinate in modo più fragile e il consolidamento in memoria a lungo termine diventa meno probabile. Inoltre le abitudini che nascono in un contesto di interruzione continua tendono a essere superficiali. Pensate a quanto sia difficile creare una routine di allenamento o una pratica di cucina ripetibile se ogni sessione viene interrotta da micro distrazioni. A lungo termine queste interruzioni erodono la disciplina e la percezione di competenza personale.
Un costo che paga l efficienza
È un paradosso. Chi cerca di risparmiare tempo con il multitasking spesso finisce per impiegarne di più. Le attività richiedono rielaborazione, i dettagli sfuggono e la qualità cala. Non è una teoria astratta. È ciò che vedo ogni settimana quando parlo con chi cerca di incastrare troppi compiti nella giornata. La fretta diventa la scusa più comoda per accettare prestazioni scadenti.
Un approccio pratico che non è banale
Non sto proponendo una rinuncia totale a fare più cose nella stessa giornata. Propongo una scelta. Separare intenzionalmente i compiti che richiedono attenzione profonda da quelli più automatici. Creare finestre di lavoro in cui le distrazioni sono tenute fuori. Non è una tecnica nuova, ma raramente la si applica con rigore quotidiano. Il cambiamento richiede una tensione iniziale e qualche fallimento di prova prima di diventare naturale.
Un avvertimento sugli hack rapidi
Le liste di trucchi che promettono di insegnare il multitasking sono spesso palliativi. Non risolvono il problema di fondo che è la capacità limitata della nostra attenzione. Per essere più produttivi conviene riconoscere i limiti e agire di conseguenza. Questo non è sentimentalismo contro la tecnologia. È una proposta concreta per usare la tecnologia in modo meno oppressivo.
Non è questione di forza di volontà. È questione di struttura delle attività. Se organizzi il lavoro in blocchi di attenzione la qualità sale e lo stress diminuisce. Prof. Marco Giordani Direttore Laboratorio di Neuroscienze Università di Padova
Come cambia il modo in cui valutiamo il tempo
Il multitasking ci ha fatto adottare una valutazione errata del tempo come semplice somma di attività. Il tempo di qualità non è la quantità di compiti completati. È la profondità con cui sono stati svolti. Questo è un pensiero che può infastidire perché mette in discussione la cultura del sempre pi urgente e visibile. Posso dissentire rispetto a molte mode del lavoro moderno e lo faccio apertamente. Credo che la misurazione dell efficacia dovrebbe cambiare e che molte aziende dovrebbero smettere di chiedere dimostrazioni di occupazione e iniziare a chiedere risultati reali.
Non tutto è nero
C è chi trae vantaggio da una multitasking strategico quando le attività sono molto diverse tra loro e il costo dell interruzione è basso. Ma questi casi sono l anomalia. La regola generale è che la commutazione continua frena la crescita delle competenze e la capacità di produrre lavori che contano.
| Punto | Implicazione pratica |
|---|---|
| Il cervello alterna non esegue parallelamente | Organizzare il lavoro in blocchi dedicati migliora qualità e precisione |
| Le interruzioni degradano la memoria | Ridurre notifiche e pause inutili favorisce il consolidamento delle competenze |
| La sensazione di efficienza è spesso ingannevole | Valutare i risultati non l occupazione come metro di giudizio |
| Il multitasking erode l energia mentale | Programmare pause reali e recupero cognitivo per mantenere prestazioni |
FAQ
Il multitasking peggiora la memoria a lungo termine?
La commutazione continua tra compiti rende più difficile il consolidamento delle informazioni nella memoria a lungo termine. Quando l attenzione è frammentata le tracce di memoria restano fragili e meno accessibili. Questo significa che, se l obiettivo è imparare qualcosa o sviluppare un abilità, il multitasking non aiuta. La memoria lavora meglio con periodi di attenzione sostenuta e con pause che permettono il consolidamento.
Fare più cose contemporaneamente è utile nelle attività quotidiane domestiche?
Per compiti automatici e fisici il multitasking può funzionare a livello pratico. Ma quando la componente cognitiva aumenta anche leggermente il rischio di errori sale. Parrucchiare cibo mentre si cucina potrebbe andar bene. Correggere una relazione mentre si partecipa a una riunione no. È una questione di responsabilità e di cosa ci si aspetta come risultato.
Se evito il multitasking sarò meno produttivo?
La produttività misurata in termini di risultati tende a salire quando si riduce la commutazione. Potrebbe sembrare all inizio che si compiano meno cose, ma la qualità di ciò che si completa generalmente migliora. Questo si traduce in meno rifacimenti e in un migliore uso del tempo complessivo. È un investimento iniziale che paga indietro non sempre in modo immediato ma con costanza.
Esistono metodi pratici per ridurre il multitasking?
Sì. Alcuni approcci consistono nel creare blocchi temporali dedicati a compiti specifici e nel minimizzare le interruzioni esterne. Stabilire regole chiare per le notifiche e comunicare ai colleghi o alla famiglia quando si è in una finestra di lavoro profondo aiuta molto. Non è una panacea, ma crea condizioni migliori per sfruttare davvero il tempo a disposizione.
Il multitasking influisce sullo stress?
Può aumentare la sensazione di sovraccarico. La frammentazione dell attenzione rende più difficile completare i compiti con soddisfazione e questo può alimentare ansia e insoddisfazione. Ridurre le interruzioni e aumentare la chiarezza sugli obiettivi porta spesso a una diminuzione dello stress percepito anche senza cambiare radicalmente la quantità di lavoro.
La conclusione non è una litania contro la modernità. È una proposta pratica e, se vogliamo, ambiziosa. Scegliere di lavorare con più cura e meno confusione è possibile. Richiede onestà e qualche rinuncia. Ma soprattutto richiede una scelta diversa rispetto alla narrazione che celebra l apparente abilità di fare tutto insieme.