Ci sono volte in cui la saggezza degli anziani sembra non essere semplicemente un ricordo di tempi migliori ma una risorsa pratica, concreta, che produce risultati. Negli ultimi anni ho osservato, parlando con colleghi e leggendo studi, che la differenza tra chi è cresciuto con la radio e chi è cresciuto col touchscreen non è soltanto tecnologica. È una differenza nel modo stesso di decidere. La generazione più vecchia mantiene ancora un vantaggio decisionale rispetto alla Gen Z. Non è una condanna morale né un elogio nostalgico. È un fatto complesso e parziale che merita di essere capito.
Non più lento: diverso
Troppo spesso si confonde lentezza con perdita. E di solito il racconto dominante vuole che chi è giovane pensi più velocemente e quindi sbagli meno. In realtà la lentezza degli anni porta un diverso orientamento temporale. I più anziani tendono a vedere la rete di conseguenze che una scelta può generare nei mesi e negli anni. Non è che soppesino ogni microvariabile. Spesso, semplicemente, danno priorità a ciò che conta davvero per loro.
Strategie che la fretta non insegna
La Gen Z eccelle nelle prove di reattività. Sa valutare scene nuove in un batter d occhio e sfruttare strumenti digitali per raccogliere dati in tempo reale. Ma quando la decisione richiede un modello mentale che collega eventi distanziati nel tempo o quando la ricompensa nasce solo dopo molte scelte coerenti, gli over spesso vincono. Questo non è mere nostalgia: è una competenza acquisita con il tempo che si costruisce per tentativi ed errori ripetuti.
Intuito addestrato
Non chiamerei quello che vedo ‘‘istinto puro. È intuizione addestrata. L esperienza ha una curiosa proprietà: trasforma schemi complessi in segnali semplici. Questi segnali emergono come una sensazione immediata su quale sia la strada ragionevole, e funzionano in modo particolarmente efficace quando i dati sono scarsi o contraddittori.
“The younger adults were better when only the immediate rewards needed to be considered. But the second experiment required developing a theory about how rewards in the environment were structured. The more experience you have in this, the better you are better at it.” Darrell Worthy Professor of Psychology Texas AandM University.
Worthy e i suoi colleghi hanno messo in luce che il vantaggio degli anziani appare proprio in quei compiti che richiedono di costruire modelli strategici. È una cosa che non si può ottenere solo leggendo un articolo o guardando tutorial. Serve vita vissuta.
La gestione della complessità
Un altro elemento spesso sottovalutato è la selezione dell informazione. Gli anziani sono più inclini a filtrare. Non perché non possano processare più dati ma perché hanno imparato a riconoscere quali dati sono rumorosi e quali sono rilevanti. Questo filtro riduce il sovraccarico e accelera scelte sane. Non è magia. È pratica epistemica: saper rinunciare a parte delle informazioni per migliorare la qualità della decisione.
Emozione come risorsa, non come nemico
La vulgata scientifica tende a contrapporre sentimento e ragione. Ma la ricerca contemporanea mostra che l emozione non è solo un intralcio a cui porre freni. Può diventare una guida affidabile quando è stata raffinata dall esperienza.
“When older adults relied on memory based decision strategies the quality of their decisions was quite a bit lower than their younger counterparts. In stark contrast when older adults relied on their gut feelings the quality of their decisions was just as high as that of the younger adults.” Joseph A Mikels Assistant Professor of Human Development College of Human Ecology Cornell University.
Mikels, studiando come l emozione interagisca con il ragionamento, mostra che la preferenza per decisioni basate sul sentimento non è fuga dalla realtà ma spesso un adattamento intelligente. E qui troviamo una tensione interessante: la Gen Z è culturalmente addestrata a delegare parte del processo decisionale ad algoritmi che sintetizzano dati estesi. Funziona finché il problema è ben definito. Quando la situazione è ambigua il giudizio umano plasmato dall esperienza rimane cruciale.
Non tutto è roseo
Non voglio dipingere gli anziani come infallibili. Ci sono trappole specifiche. A volte la fiducia eccessiva in schemi passati porta a sottovalutare novità genuine. Alcuni studi mostrano che in condizioni di rischio puro gli anziani possono anche essere più ottimisti e sottostimare perdite probabili. L unico punto qui è che il vantaggio decisionale è situazionale e non universale.
Quando Gen Z è avvantaggiata
La generazione più giovane è imbattibile quando la scelta richiede rapidità di adattamento a regole nuove o capacità di sfruttare strumenti digitali emergenti. In startup e contesti tecnologici rapidi la loro flessibilità è essenziale. Ma considerate un problema che si evolve nel tempo e richiede coerenza e moderazione: spesso lì l esperienza vince.
Perché questo importa
La narrativa pubblica tende a polarizzare: giovani contro vecchi. Nel mondo reale la decisione buona è una miscela. La chiave sta nel riconoscere i punti di forza specifici di ciascuna generazione e nel favorire il trasferimento di competenze. Non più consigli paternalistici ma contesti reali dove il sapere pratico si scambi con la velocità di apprendimento digitale.
Una proposta pratica
Non serve idealizzare o demonizzare. Servono spazi dove le capacità si integrino. Per esempio gruppi intergenerazionali su progetti a lungo termine possono combinare intuito con velocità. I leader dovrebbero progettare decisioni con strutture che valorizzino il contributo strategico degli over e l agilità della Gen Z.
Conclusione aperta
Ho una posizione netta: la generazione più vecchia continua a possedere un vantaggio decisionale in molte situazioni complesse e temporali. Questo vantaggio non è etereo. È fatto di errori corretti, di schemi sperimentali, di rinunce consapevoli all informazione inutile. Tuttavia non è eterno: le generazioni più giovani possono apprendere queste abilità e gli anziani possono aggiornare i propri bias. Il vero fallimento sarebbe non accorgersi che il futuro delle decisioni produttive è ibrido.
Sintesi
| Aspetto | Vantaggio generazionale |
|---|---|
| Orizzonte temporale | Gli anziani privilegiano risultati a lungo termine. |
| Intuizione | Intuizione addestrata dagli errori storici. |
| Gestione della complessità | Filtraggio selettivo dell informazione. |
| Rapidità e adattamento | Gen Z eccelle in nuove regole e strumenti digitali. |
| Emozione | Negli anziani è spesso una guida affidabile non un ostacolo. |
FAQ
Gli anziani decidono sempre meglio della Gen Z?
No. Il vantaggio è contestuale. In compiti che richiedono strategia a lungo termine e creazione di modelli causali la generazione più vecchia spesso eccelle. In scenari che richiedono adattamento rapido a regole nuove o uso intenso di tecnologie digitali la Gen Z ha un vantaggio pratico. Il punto non è chi vince in assoluto ma capire dove ciascuno apporta valore.
Come si trasferisce questa competenza decisionale tra generazioni?
Con progetti condivisi che non siano solo formali. Serve lavoro congiunto su problemi reali dove gli errori possono essere discussi pubblicamente. Mentorship reciproca funziona meglio quando è bidirezionale e orientata a obiettivi concreti. Più che lezioni frontali servono situazioni in cui le decisioni prodotte possono essere valutate nel tempo.
Il digitale riduce il gap o lo peggiora?
Dipende da come viene usato. Strumenti ben progettati possono compensare limiti cognitivi legati all età e migliorare l accuratezza delle scelte. Ma l uso automatico e acritico di algoritmi può anche anestetizzare il processo decisionale, impedendo l apprendimento che costruisce l intuizione. L equilibrio è fondamentale.
Quale ruolo dovrebbe avere la società rispetto a queste differenze?
La società dovrebbe smettere di usare stereotipi generazionali come politica. Invece servono politiche che favoriscano spazi di collaborazione intergenerazionale, formazione progettuale e strutture decisionali che riconoscano la complementarietà delle competenze. Questo porta a scelte più robuste e condivise.
Può la Gen Z imparare la calma strategica degli anziani?
Sì. La calma strategica è in parte insegnabile e in parte acquisita con l esperienza pratica. Simulazioni prolungate, feedback reali e progetti a lungo termine accelerano l assimilazione di questi schemi. Non succede con pillole di motivazione ma con esercizio e sbagliare consapevolmente.
Ci sono rischi nel valorizzare troppo l esperienza?
Sì. Il rischio è consolidare cioè chiedere sempre le stesse soluzioni a chi ha già sperimentato certe strade. Questo può soffocare innovazione. Il compito dei buoni leader è bilanciare rispetto per l esperienza con apertura alla sperimentazione giovanile.