Perché la routine salva chi si sente emotivamente a pezzi La psicologia lo spiega

Mi sono sempre chiesto perché alcuni amici sembrano trovare conforto nell’alzarsi sempre alla stessa ora, nel prendere sempre lo stesso caffè, nel controllare tre volte la porta prima di uscire. Non è banale pigrizia o mancanza di fantasia. È una precisa mappa emotiva che tiene insieme la loro giornata e, spesso, la loro stabilità. La psicologia spiega perché alcune persone hanno bisogno di routine per sentirsi emotivamente al sicuro e la risposta non è semplice come «fa bene alla mente». Qui provo a decifrare il problema non con frasi fatte ma con osservazioni concrete, zolle di vita quotidiana e qualche voce di autorità.

Routine e sicurezza emotiva Non sono la stessa cosa ma vivono insieme

La parola routine suona spesso come condanna a una vita ordinaria. Ma la routine per molti è un bordo: delimita l’incertezza e crea un terreno prevedibile. Questo terreno non elimina l’ansia, non la zittisce per sempre, ma le dà punti di riferimento che funzionano come fari in una notte senza mappe. Non è il rituale in sé che è terapeutico. È la funzione che quel rituale ricopre nella psiche: stabilizzare, registrare, misurare. È come se la mente dicesse «so dove ti trovo» e questo riduce la soglia di allarme.

La previsione come piccolo motore emotivo

La nostra capacità di prevedere eventi futuri, anche minimi, regola l’attivazione del sistema di allerta. Una persona che sa che alle 8 di mattina avrà un caffè caldo e dieci minuti di lettura diminuisce la frequenza delle microcrisi durante la giornata. Non è magia. È economia cognitiva: il cervello spende meno energie a calcolare possibili varianti e può investire quelle energie in cose relazionali o creative. Per molti, questa economia non è lusso ma sopravvivenza.

Non tutti cercano routine per lo stesso motivo

C’è una differenza fra chi ama la routine perché trova piacere nella ripetizione e chi la cerca come scudo. La prima categoria trova valore estetico o pratico nella ripetizione. La seconda usa la routine per contenere il caos interno. Questo distinguo è importante perché cambia come intervenire se la routine diventa opprimente.

La routine come confine tra sé e l’ignoto

Per alcuni, strutture quotidiane segnalano ai loro affetti che esistono regole condivise. Se vivi con qualcuno che al mattino prepara il pane e lascia un biglietto, quella abitudine dice «ci prendiamo cura luno dellaltro» senza grandi parole. La routine è linguaggio minimo ma potente. Quando viene a mancare, il messaggio diventa ambiguo e genera insicurezza.

La scienza ci offre frammenti ma anche domande

Ci sono studi che collegano prevedibilità e riduzione dello stress, ma la ricerca non è un romanzo completo. Nei laboratori si osserva che l’imprevedibilità aumenta risposte fisiologiche di allerta. Nella vita reale, tuttavia, la routine può diventare una gabbia: mantiene la calma ma limita l’adattamento. Ecco perché non voglio offrirvi soluzioni definitive. Preferisco portare avanti una proposta: guardare la routine come uno strumento da regolare, non come una legge eterna.

“Trust is built in the small moments.” Brené Brown Researcher and professor University of Houston.

Brown parla di fiducia come di un accumulo di atti. Pensate alla routine come a questi piccoli atti ripetuti che costruiscono sicurezza. Non è una citazione da scaffale motivazionale. È una mappa pratica: la fiducia si coltiva spesso in gesti che hanno ritmo, e il ritmo è una forma di routine.

“When we step into the capacities of emotional agility what you enable is other parts of yourself to come to the fore.” Susan David Psychologist and author Harvard Medical School affiliated.

Susan David aggiunge una sfumatura utile. La routine non deve anestetizzare la parte di noi che cambia. Può invece diventare spina dorsale su cui far fiorire la curiosità. Il rischio è quando la routine diventa unico modo di esistere: allora la persona perde flessibilità emotiva.

Esperienze personali e osservazioni pratiche

Ho conosciuto chi, dopo una perdita, ha ricostruito la giornata pezzo per pezzo. Non erano automatismi automatici ma promesse a se stessi. Altri invece hanno usato la routine come un modo per rimanere ancorati senza affrontare il lutto. Non è detto che uno sia migliore dellaltro; è però utile riconoscere l’intenzione dietro il gesto. Quando la routine protegge dal disagio permette anche il tempo per elaborarlo. Quando la routine evita la sensazione, si rischia l’incubazione di problemi non risolti.

Come si rompe una routine che opprime

Non esiste un manuale universale. Però alcune idee funzionano: introdurre micro-varianti nella giornata, sperimentare una nuova ritualità per una settimana, chiedere a una persona di fiducia di osservare senza giudicare. La modalità è rilevante: non serve rivoluzionare tutto in un giorno. La rottura gentile di una routine dà informazioni sia alla mente sia al corpo su quanto posso tollerare il diverso.

Cosa resta oscuro e cosa vale la pena indagare

Rimane aperto un punto che mi interessa: quanto della nostra scelta di routine è biologico e quanto è culturale. In Italia certi rituali legati al cibo o al riposo sono sociali e diventano contenitori emotivi. Altrove le stesse abitudini avrebbero valore diverso. Forse la routine è sempre un incrocio fra corpo memoria e società. Non ho la risposta netta, e mi piace che resti così: c’è ancora margine per sperimentare e scoprire.

In conclusione, la routine può essere cura o corazza. Può segnare confini migliori o costruire muri. La differenza non è nella tecnica ma nell’intento e nella flessibilità. Se ci serve sicurezza emotiva per vivere e non per sopravvivere, la routine è una risorsa. Se invece la routine diventa una gabbia, è il momento di ripensarla.

Tabella riassuntiva

Idea Significato pratico
Routine come stabilizzatore Riduce lincertezza quotidiana e abbassa la reattività emotiva.
Routine come scudo Può prevenire il confronto con emozioni difficili e ostacolare il cambiamento.
Prevedibilità Allegra economia cognitiva e libera risorse mentali.
Flessibilità La capacità di introdurre variazioni è indice di salute emotiva.
Contesto culturale Rituali sociali trasformano la routine in significato condiviso.

FAQ

1 Che differenza c e tra routine utile e routine che imprigiona?

La differenza principale sta nell’effetto sulla capacità di adattamento. Una routine utile stabilizza ma permette piccole deviazioni che testano la tolleranza al nuovo. Una routine che imprigiona tende a essere rigida e la persona reagisce male a qualsiasi cambiamento. Osservare le proprie reazioni ai piccoli imprevisti è un buon indicatore.

2 Come capire se una routine è un modo per evitare emozioni difficili?

Se la routine serve a nascondere pensieri ricorrenti o a evitare conversazioni importanti, potrebbe essere evitamento. Un segnale è quando, nonostante la routine, il disagio cresce o si manifesta in altri modi come irritabilità o isolamento. Chiedersi cosa si evita concretamente è il primo passo per capire.

3 La routine è uguale per tutti o cambia con le fasi della vita?

La routine cambia con età responsabilità e contesto. Giovani adulti, genitori o persone in pensione hanno bisogni diversi. La vera domanda non è se averla ma se è adeguata al momento di vita. Aggiornare la routine è una pratica salutare.

4 Posso usare la routine come strumento per creare relazioni più sicure?

Sì. Le abitudini condivise costruiscono aspettative affidabili. Non si tratta di programmare tutto ma di stabilire segnali reciproci coerenti. Questo costruisce fiducia giorno dopo giorno.

5 È utile cambiare radicalmente una routine che non funziona?

In genere i cambiamenti graduali funzionano meglio. Un salto improvviso può generare stress. Meglio introdurre micro cambiamenti e osservare l’impatto sul benessere personale.

6 Cosa fare se non riesco a smettere di seguire una routine dannosa?

Se la routine diventa distruttiva o limita la vita in modo significativo, cercare supporto psicologico può aiutare a esplorare le ragioni sottostanti e a progettare cambiamenti sostenibili. Anche confrontarsi con amici o persone fidate può offrire nuove prospettive.

Non ho la pretesa di chiudere il discorso. La vita emotiva resta complessa, e la routine è solo uno degli strumenti che abbiamo per navigarla. Ma vale la pena guardarla, toccarla, e se necessario smontarla e ricomporla con più cura.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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