Perché le persone nei loro 60 e 70 anni mantengono certe abitudini che la psicologia oggi consiglia

Ho passato anni a osservare amici dei miei genitori e a parlare con persone che si muovono con un passo lento ma con una volontà sorprendente. Cè qualcosa di ostinato e insieme intelligente in chi arriva ai sessanta e ai settanta anni e continua a tenere certe abitudini. Non è solo nostalgia. La psicologia contemporanea comincia a dire che molte di queste pratiche non sono reliquie del passato ma strategie psicologiche sofisticate. In questo pezzo provo a raccontare perché quelle abitudini funzionano spesso meglio di quanto si creda, e perché dovremmo smettere di liquidarle come semplici riti.

Una selezione attiva della vita sociale

Non è raro sentire che gli anziani vedono meno persone. Si tratta di una riduzione, certo, ma non è affatto passiva. Le relazioni vengono rimesse a fuoco: si elimina il superfluo e si coltiva ciò che dà davvero significato. Non è fuga ma scelta. Questa selettività sociale produce risultati imprevedibili: più calmante nelle emozioni quotidiane, più densa nelle conferme reciproche.

Perché questa riduzione non è un vuoto

Conosci qualcuno che a settantanni mantiene solo tre o quattro amicizie profonde? Quella di preservare poche relazioni non è un impoverimento bensì un investimento emozionale. Il tempo è un fattore limitante e chi lo sa contare lo utilizza per alimentare legami che restituiscono ricchezza psicologica. Io credo che in questo atteggiamento ci sia una forma di libertà che i più giovani faticano a riconoscere: scegliere meno implica sforzarsi di dare valore a ciò che resta.

Routine quotidiane che sembrano banali e invece contengono logica

Le ore dedicate alla camminata, alla colazione nello stesso bar, alle telefonate mattutine con la stessa persona possono sembrare ripetitive. In realtà costruiscono una stabilità emotiva che serve a stabilizzare i picchi e le cadute dellumore. Largomento non è la rigidità ma la costruzione di una cornice prevedibile che riduce il rumore cognitivo.

La funzione psicologica della prevedibilità

La prevedibilità non è noia. È un filtro sensoriale. Quando il cervello può anticipare una parte della giornata, si libera risorse per pensare a progetti che richiedono più riflessione o per assorbire emozioni difficili. Questa economia cognitiva spesso viene scambiata per conservatorismo; molte volte è invece una strategia di risparmio mentale sorprendentemente creativa.

Un cambiamento nellattenzione emotiva

La ricerca suggerisce che, con l’età, cambia il modo in cui le persone elaborano le emozioni. Non sono più attratte in egual misura da ogni stimolo; scelgono quello che nutre. Ho letto e poi sentito direttamente una voce autorevole su questo punto.

Humans are, to the best of our knowledge, the only species that monitors time left throughout our lives.

Laura L. Carstensen Professor of Psychology Director Stanford Center on Longevity

La dichiarazione di Laura Carstensen va interpretata con delicatezza. Non dice che tutti diventano automaticamente più saggi o più felici, ma che la percezione del tempo influenza motivazioni e priorità. Le abitudini degli over 60 spesso riflettono questa ristrutturazione dellinteresse emotivo: meno ricerca di novità a scapito di relazioni autentiche e piccoli piaceri consolidati.

Abitudini che sembrano conservative ma producono flessibilità

Chi conserva rituali di lettura serale o di incontro settimanale con amici a volte appare fermo. Ma osservandoli con più attenzione si nota che quei rituali permettono di sperimentare dentro confini ristretti. La routine crea una piattaforma sicura dalla quale è possibile provare cose nuove senza rischiare di perdere equilibrio. Questa è una flessibilità protetta e merita rispetto.

La creatività sotto forma di piccoli esperimenti

Non aspettarti rivoluzioni di vita a settantanni tutti i giorni. Piuttosto, spesso si vedono micro rivoluzioni: un nuovo corso di pittura preso a passo lento, un viaggio breve deciso a metà settimana, un hobby coltivato con cura. Questi esperimenti non urlano cambiamento ma lo praticano con una costanza che sorprende quando la guardi da vicino.

Abitudini digitali e resistenza alla performance

Un mito persistente dice che chi ha sessantanni non impara la tecnologia. Non è vero o almeno non è lintero quadro. Molti si approcciano al digitale selettivamente: imparano ciò che serve per mantenere contatti importanti o per accrescere un piacere specifico. Adoptano la tecnologia come mezzo e non come giudice di sé. Questo atteggiamento riduce la pressione alla prestazione che i social media impongono, e inaspettatamente tutela la salute mentale.

Perché la psicologia moderna consiglia di conservarle

Le raccomandazioni degli studiosi non sono un invito a rimanere immobili ma a riconoscere il valore funzionale di alcune abitudini. Molte pratiche coltivate negli anni forniscono coerenza emotiva e sociale. Non sono tutte utili e non vanno idealizzate. Ma scartare a priori quelle che funzionano è stupido e miope.

Un avvertimento personale

Non suggerisco di seguire ciecamente i comportamenti degli over 60. Alcune abitudini nascono da paure o da limitazioni non salutari. Occorre discernere. E qui la mia opinione è netta: la società dovrebbe smettere di paternalizzare lultimo terzo della vita e iniziare invece a riconoscere le strategie valide che emergono da esperienze reali.

Conclusione aperta

Mi infastidisce quando si riduce locchio sulletà a un racconto unico. Le abitudini mantenute a sessanta e settantanni sono un mosaico. Sono pratica, memoria, scelta e anche un pizzico di resistenza. Non tutte funzionano per tutti, ma molte dovrebbero essere capite e, quando necessario, emulate con intelligenza. Non ho la pretesa di risolvere tutto qui. Lascio una domanda: fino a che punto le nostre società possono imparare davvero da queste pratiche per diventare meno ossessionate dallimmediatezza e più attente alla qualità relazionale?

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Tema Idea centrale
Selettività sociale Riduzione dei contatti per aumentare la qualità delle relazioni.
Routine quotidiana Prevedibilità come risparmio cognitivo e stabilizzatore emotivo.
Attenzione emotiva Priorità a stimoli emotivamente significativi secondo la percezione del tempo.
Flessibilità protetta Microesperimenti creativi dentro cornici sicure.
Tecnologia selettiva Uso digitale funzionale che limita la pressione performativa.

FAQ

Perché molte persone anziane preferiscono poche amicizie invece che molte conoscenze?

Con il tempo che si percepisce limitato, le priorità cambiano. Le persone tendono a investire dove ottengono ritorni emotivi maggiori. Non si tratta di chiudersi ma di concentrare le energie. Inoltre coltivare relazioni profonde richiede meno sforzo dispersivo e restituisce senso immediato, un meccanismo psicologicamente conveniente.

Le abitudini ripetitive limitano la capacità di cambiare?

Dipende. Le routine possono creare una base sicura che facilita piccoli cambiamenti. Spesso chi appare rigido dispone invece di una piattaforma stabile dalla quale sperimentare meno rischi. La rigidità diventa problema quando impedisce ogni adattamento, ma molte volte non è così.

È vero che gli anziani sono naturalmente più calmi o è un mito?

Non è automatico né universale. La ricerca indica tendenze medie verso una migliore regolazione emotiva in molte persone con più anni di vita, ma i fattori individuali e contestuali contano moltissimo. Non attribuirei la calma a un gene delletà quanto a pratiche e priorità coltivate nel tempo.

Le abitudini che funzionano per loro funzionerebbero anche per i giovani?

Alcune sì ma spesso devono essere adattate. Ciò che per un sessantenne è ragionevole per motivi di tempo e esperienza potrebbe risultare limitante per un trentenne che deve esplorare. Il punto utile è imparare la logica dietro lalternativa: la qualità piuttosto che la quantità può essere praticata in forme diverse a ogni età.

Come riconoscere se unabitudine è preziosa o semplicemente rassicurante?

Valuta gli effetti concreti nella vita quotidiana. Se una routine aumenta il senso di significato e mantiene aperture verso desideri nuovi allora è preziosa. Se invece isola, immobilizza e impedisce qualsiasi piccolo esperimento allora è più probabilmente rassicurante in modo sterile. Saper distinguere richiede attenzione e onestà personale.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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