La psicologia spiega perché la generazione dei 60 e 70enni non aspetta di sentirsi motivata per agire

Crescere in un mondo dove la vita cambiava visibilmente ogni pochi anni ha lasciato tracce sulle modalità con cui la generazione nata tra gli anni 1946 e 1979 affronta l azione quotidiana. Non è semplice fatalismo né cieca determinazione. È piuttosto una strategia emotiva che mescola abitudine culturale e struttura cognitiva. In questo pezzo provo a spiegare perché molte persone dei 60 e 70 anni non aspettano di sentirsi motivate per fare qualcosa. Non è un manuale motivazionale. È una lettura su come il passato sociale incanala il presente comportamentale.

Un temperamento plasmato dagli anni della transizione

Chi ha vissuto la giovinezza negli anni 60 e 70 ha imparato presto a fare con i mezzi a disposizione. In Italia e in gran parte dell Occidente quei decenni segnarono l esplosione dei consumi di massa, nuove forme di protesta sociale, una ridefinizione dei ruoli familiari. La resultante non è soltanto aneddotica. I processi cognitivi si adattano. Quando sei cresciuto in contesti dove l incertezza era costante ma la necessitá di risolvere problemi era quotidiana, l attesa emotiva per il cosiddetto slancio motivazionale diventa un lusso che non ti puoi permettere.

La razionalità pragmatica prima dell ispirazione

Molte persone nate in quegli anni tendono a valutare costi e benefici in modo quasi meccanico. Questo non significa freddezza. Significa che l azione è spesso guidata da routine cognitive consolidate: si valuta, si decide, si fa. L aspettare la scintilla emotiva sarebbe per loro un ritardo inefficiente. Personalmente penso che questa sia una buona qualità in contesti pratici. Però può essere anche una gabbia quando l ambiente richiede creatività intuitiva o apertura all errore.

Motivazione come sottoprodotto dell azione

Per questa generazione la motivazione non sempre precede l azione. Spesso arriva durante l azione stessa. È un principio psicologico noto nella letteratura sulla self perception e sull effetto dell impegno. Quando ti muovi, anche solo poco, la mente tende ad auto-legittimare il movimento emotivo. Questo è diverso dall aspettare di essere motivati per iniziare. Qui la motivazione diventa una conseguenza non un prerequisito.

For Boomers self focus was new Most grew up in the more collectivistic 1950s and early 1960s so the individualism of the late 1960s and 1970s was uncharted territory. To this day Boomers frequently talk about the self in terms of a journey or a voyage. Jean M. Twenge Professor of Psychology San Diego State University

Perché questa inversione temporale emotiva funziona

Quando la motivazione è trattata come un effetto e non come una causa si liberano risorse cognitive. Non si spende energia nel cercare l emozione giusta. Invece si struttura l intervento pratico: azioni ridotte a passi, controllo dell ambiente, uso dell esperienza pregressa. È un approccio che eccelle nella gestione dei problemi di vita quotidiana come lavoro pratico familiare manutenzione o decisioni finanziarie semplici.

L influenza sociale e i rituali di azione

Non si parla abbastanza dei piccoli rituali che questa generazione ha costruito attorno all azione. Non sono riti mistici. Sono routine che segnalano alla mente Che ora di fare. Portare la lista della spesa in un posto specifico. Mettere a mano il taccuino sul comodino prima di dormire. Preparare un caffè forte prima di chiamare qualcuno. Questi segnali diventano stimoli esterni che aggirano la variabilità emotiva interna.

La persona che conosco

Ho una zia che ogni mattina riordina la cucina per dieci minuti prima di qualunque telefonata importante. Non lo farebbe se aspettasse la motivazione. Lo fa perché il gesto innesca un circuito comportamentale che la porta a essere lucida. È curioso osservare come questi micro rituali funzionino come ancore psicologiche.

Non è resistenza al cambiamento quanto una strategia adattiva

Criticare questa generazione dicendo che non è capace di aspettare l ispirazione è superficiale. Si tratta piuttosto di una scelta adattiva nata in contesti di scarsità e mutazione. Dove la coerenza e la resilienza contano più dell attimo ispirato. E non sempre è una forza positiva. Quando il mondo richiede flessibilità emotiva o sperimentazione impulsiva, questa predisposizione può diventare un freno.

La variabilità individuale

Non tutti i nati negli anni 60 e 70 si comportano così. È importante sottolinearlo. La psicologia di gruppo dà indicazioni generali ma non determina il destino individuale. Alcuni sono ancora affamati di slancio e di rischio. Altri invece hanno adottato una specie di economia emotiva che privilegia la prevedibilità.

Implicazioni per le relazioni intergenerazionali

Se sei più giovane potresti interpretare quel Non aspetto di sentirmi motivato come freddezza o chiusura. Ma spesso è solo una diversa filosofia pratica. Per lavorare insieme serve riconoscere questi stili e trovare ponti. Per esempio, offrire scadenze chiare piuttosto che sperare in bagliori di entusiasmo. Oppure imparare dalle loro tecniche: trasformare i grandi progetti in microgesti ripetuti.

Una nota personale sul valore dell azione senza premessa emotiva

Mi trovo spesso a invidiare la capacità di initial action di questa generazione. C è un valore etico nel fare per responsabilità, non per passione. Preferisco dire che nessuna forma è superiore all altra. Sono strumenti diversi. La verità è che entrambi hanno difetti e pregi. Quando si miscelano nascono risultati interessanti.

Qualche rischio nascosto

Il rischio più grande è la rigidità. Quando la vita richiede reinventarsi e accettare il fallimento come parte del processo, la mentalità azione prima motivazione può generare stallo. Per evitare questo bisogna coltivare appigli emotivi che non si limitino alla praticità ma permettano una certa vulnerabilità creativa. Non ho la soluzione completa. Ho qualche idea e un paio di tentativi fallimentari alle spalle.

Conclusione aperta

In fondo la questione non è se aspettare o meno la motivazione. È imparare a riconoscere quando la nostra storia emotiva ci favorisce e quando ci limita. La generazione dei 60 e 70enni ha sviluppato un modo di funzionare radicato nella storia e nelle necessità. Meritano rispetto e comprensione e allo stesso tempo possono insegnarci un metodo che spesso scarseggia nei contesti moderni: fare, aggiustare, perseverare.

Riassunto delle idee chiave

Idea Perché conta
Motivazione come effetto La generazione tende ad iniziare e a trovare slancio in corso d opera.
Routine e rituali Piccoli segnali esterni riducono la variabilità emotiva e facilitano l azione.
Adattamento storico Contesti degli anni 60 e 70 hanno forgiato una pragmatica pratica dell azione.
Limiti Rigidità e minor apertura all esperimento creativo quando serve innovare.

FAQ

Perché alcuni 60 e 70enni sembrano partire senza entusiasmo?

Spesso non è apatia. È una preferenza comportamentale consolidata che vede l azione come mezzo per generare motivazione. In pratica la mente dice Iniziamo e vediamo cosa succede e questa strategia risulta efficiente in molti compiti quotidiani. È il risultato di abitudini sociali ed esperienze storiche che hanno modellato la percezione del tempo e del rischio.

Questo stile è migliore del cercare ispirazione prima di agire?

Non c è un migliore universale. In contesti che richiedono rapidità e affidabilità l approccio pratico spesso funziona meglio. In contesti creativi o dove il fallimento è parte integrante del progresso, aspettare o coltivare motivazione può facilitare aperture utili. Io sostengo una combinazione consapevole dei due stili.

Come si convive con qualcuno che non aspetta la motivazione?

Capire il meccanismo consente di adattare le interazioni. Offrire scadenze chiare e micro compiti spesso produce migliori risultati rispetto a richieste vaghe che puntino alla passione. Allo stesso tempo invitare a piccoli esperimenti emotivi può allargare l orizzonte di chi predilige la pratica.

È possibile cambiare questo modo di funzionare?

Sì con pazienza e sperimentazione. Le abitudini cognitive possono evolvere. L esposizione graduale a contesti che premiano l esplorazione emotiva e il fallimento costruttivo aiuta. Allo stesso tempo non serve cancellare ciò che ha funzionato per decenni: integrare è una strada più plausibile che ribaltare tutto.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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