Quando pensiamo alla Svizzera immaginiamo orologi, cioccolato, banche e montagne perfette. Quella superficie ordinata però è solo il capitolo visibile. Da trent anni lo stato elvetico costruisce qualcosa di diverso sotto i piedi: una rete di gallerie, canali ferroviari e rifugi che ha cambiato il senso stesso del territorio. Non è fantascienza. È ingegneria sociale mascherata da infrastruttura.
Un labirinto paziente più grande di molte città
Il progetto non è nato come un esperimento di eccentricità nazionale. È stato il risultato di scelte pratiche e di lunghe politiche: spostare il traffico merci dalle strade alle rotaie, proteggere le vie di comunicazione dai capricci delle montagne, realizzare collegamenti veloci attraverso le Alpi. Ma l’effetto collaterale è stato epocale. Gallerie ferroviarie come il Gotthard, il Lötschberg e la Ceneri non sono solo singoli trafori. Assieme alle gallerie autostradali, ai camminamenti di servizio, ai depositi e agli spartitraffico sotterranei, formano una infrastruttura continua che, se messa insieme, occupa volumi comparabili a quartieri urbani sotterranei.
Le cifre non dicono tutto
Si tende a citare lunghezze, tonnellate di materiale rimosso, costi. È facile cadere nell’effetto vetrina: la galleria più lunga, il tunnel più profondo. Ma la vera misura è un’altra. È la densità delle opere e la loro distribuzione strategica. Le gallerie minori, i cunicoli di servizio, i depositi e gli accessi secondari hanno costruito una trama che consente alla Svizzera di ripensare spazio, sicurezza e logistica senza mostrarlo troppo. È una rete che lavora in sordina, come un apparato che non vuole apparire.
Perché non ne parliamo come si dovrebbe
La discrezione è culturale e politica. La neutralità svizzera non è solo una posizione estera, è anche un comportamento interno: non ostentare capacità, non trasformare la protezione in spettacolo. In questo contesto le infrastrutture sotterranee diventano quasi private, visibili solo quando servono, rare volte raccontate per intero ai cittadini. Eppure condizionano il paesaggio delle nostre vite quotidiane: merci che attraversano l’Europa nei tubi alpini, pendolari che viaggiano senza vedere il mondo che scorre sopra, comunità che si sono adattate a vivere su un tessuto che nasconde risposte a problemi logistici e di sicurezza.
Un punto di vista tecnico
Il mondo accademico e l’industria hanno studiato l’argomento con cura. Georgios Anagnostou professore di tunnelling all ETH Zurich ha ricordato che i progetti non sono solo belle opere ma documenti tecnici viventi con dettagli che servono a futuri progettisti.
Georgios Anagnostou Professore di tunnelling ETH Zurich “I progetti complessi hanno un valore pedagogico oltre che infrastrutturale. Ogni galleria racconta il suo terreno e lascia una traccia che serve a chi verrà dopo”.
Questo non è opinabile. Chi conosce i libri di cantiere sa che le tecniche cambiano in base al terreno e che la memoria tecnica è uno dei capitali meno visibili di uno Stato moderno.
Non solo treni: rifugi, centri di comando, usi civili
Scavare non significa solo far passare treni o auto. Significa creare spazi che possono essere riconvertiti. La Svizzera ha storicamente investito in rifugi personali e strutture di protezione civile che raggiungono una capillarità impressionante. Più recentemente, parte delle gallerie e delle cavità vengono pensate per funzioni multiple. Questo approccio multiuso è intelligente e inquietante allo stesso tempo: intelligentemente efficiente, inquietantemente opaco.
Il nostro sguardo da fuori
Da osservatore estero non posso fare a meno di sentire una punta di ammirazione per la cura tecnica e un ugual grado di inquietudine per la riservatezza. I tunnel sono una macchina del tempo che guarda avanti e che fissa la capacità di uno Stato di pianificare decenni. Ma chi decide quale funzione avranno questi spazi quando le emergenze cambieranno? È una questione politica non ancora risolta del tutto.
Conseguenze pratiche e immaginative
La rete sotterranea cambia anche le narrazioni pubbliche. Riduce la visibilità dei rischi, altera i percorsi del commercio, rende possibile una densità di infrastruttura che altrove sarebbe impensabile. A livello culturale rende il territorio meno leggibile: chi osserva la superficie vede una Svizzera di prati e villaggi, ma sotto c è un altro paese che lavora con le proprie regole.
Un avvertimento e un invito
Non intendo qui predicare allarmismo. Piuttosto suggerire che la trasparenza è vitale. Una modernità che costruisce decenni sottoterra dovrebbe essere discussa apertamente. Qual è il progetto di società che accompagna queste gallerie? Sono domande politiche, non tecniche. E le risposte condizioneranno la democrazia come qualsiasi legge fiscale o piano urbanistico.
Qualche osservazione personale
Passeggiare vicino a un’imboccatura e sentire l’aria fredda uscire ti dà una percezione fisica di quello che sto cercando di descrivere. È una sensazione che sposta lo sguardo dal pittoresco al funzionale. Non voglio demonizzare la capacità tecnica. Ma neanche neutralizzarla. La scelta di scavare spesso riflette priorità che non sempre emergono nella retorica pubblica.
Cosa resta aperto
Non spiego tutto. Ci sono dettagli tecnici, ragioni geopolitiche, e scelte amministrative che restano nel dominio degli attori locali. Questo articolo vuole aprire una porta e invitare il lettore a farsi domande. Le gallerie non sono solo cemento e acciaio. Sono storie che continuano a essere scritte.
Riflessione finale
La Svizzera ha costruito per trent anni un mondo sotto i piedi con la stessa determinazione con cui cura i suoi giardini. La vera sfida per il pubblico e per la politica è decidere come leggere quel mondo sotterraneo. Come vogliamo che influisca sulle nostre libertà, sul nostro commercio, sulla nostra sicurezza? La risposta non sarà semplice e non sarà solo tecnica.
Tabella riassuntiva
| Idea chiave | Sintesi |
|---|---|
| Scala | Una trama di gallerie ferroviarie autostradali e civili che insieme formano un sistema di grande estensione. |
| Motivazioni | Efficienza logistica protezione civile e politica di trasferimento merci su rotaia. |
| Opacità | La riservatezza è culturale e politica e rende il sistema poco discusso pubblicamente. |
| Multiuso | Spazi progettati per funzioni che possono cambiare nel tempo rendono la rete strategica e adattabile. |
| Domanda politica | Chi decide le funzioni future e con quale trasparenza. |
FAQ
1 Che tipo di opere sotterranee ha costruito la Svizzera negli ultimi 30 anni?
La Svizzera ha realizzato grandi gallerie ferroviarie come il Gotthard e il Lötschberg insieme a molte altre opere minori come gallerie stradali camminamenti di servizio depositi e rifugi. Questi elementi insieme costituiscono una rete multidimensionale che serve a trasporto sicurezza e gestione territoriale.
2 Quanto influiscono queste opere sulla vita quotidiana dei cittadini?
In modo spesso invisibile: migliorano i tempi di percorrenza tra regioni diminuiscono il traffico su strada e consentono una gestione più efficiente del flusso merci. Dal punto di vista civile offrono strutture di protezione e infrastrutture che possono essere utilizzate in situazioni di emergenza.
3 La costruzione di gallerie è motivata solo da esigenze tecniche?
No. Ci sono ragioni tecniche ma anche politiche e strategiche come la volontà di spostare il traffico merci su rotaia la protezione di corridoi vitali e la pianificazione a lungo termine di un territorio con limitate risorse di superficie.
4 Esistono rischi associati a questa rete sotterranea?
Sì. Ogni grande infrastruttura comporta rischi tecnici come deformazioni del terreno e gestione delle acque e rischi di natura sociale legati a scelte di priorità e trasparenza. Questi aspetti vengono studiati e mitigati ma richiedono vigilanza e partecipazione pubblica.
5 Come si può informarsi meglio su questi progetti?
Consultando le fonti ufficiali dei progetti ferroviari e dei ministeri dei trasporti locali leggendo studi accademici e visitando mostre tecniche. È importante favorire il dibattito pubblico per trasformare dati tecnici in scelte collettive.