Cresciuti negli anni 70 si fidavano di questo più della motivazione. I giovani di oggi no

Negli anni 70 molte persone impararono a fare affidamento su qualcosa di concreto e ripetibile. Non era motivazione a parole, non era un mantra caricato su una cassetta o una frase che si appendesse alla parete. Era un’abitudine collettiva, un modo di misurare il mondo che dava un senso di sicurezza: la fiducia nei piccoli riti quotidiani e nella reputazione delle comunità locali. Oggi quelle stesse pratiche suonano quasi antiquate a una generazione che guarda altrove per validazione e garanzie.

Perché non era solo disciplina

Chi è cresciuto negli anni 70 non ha semplicemente imparato a lavorare duro. Ha imparato che certe azioni ripetute costruiscono una rete invisibile di affidabilità. Riparare una bici nel cortile del condominio, andare al mercato ogni sabato, conoscere il vicino di casa: elementi che creavano segnali sociali chiari. Quel sistema produceva fiducia. Non è la stessa cosa della motivazione individuale che ti convince a svegliarti presto per inseguire un sogno. È una promessa sociale: se fai la tua parte, gli altri faranno la loro.

La fiducia come infrastruttura quotidiana

La fiducia degli anni 70 era un’infrastruttura. Non era glamour. Era pratica, sporca, a volte noiosa. Ma funzionava. E per generazioni che vivevano con più instabilità economica e meno accesso a reti digitali la certezza di ciò che succedeva nel proprio quartiere era più preziosa di una frase motivazionale su una maglietta.

Oggi la fiducia è frammentata

Il giovane di oggi costruisce fiducia in modi diversi. Frequenta comunità virtuali, affida parte della propria identità a un seguito online, cerca riconoscimento in metriche che si aggiornano ogni minuto. Questo significa che la fiducia diventa liquida, rapida, e spesso condizionata: like, condivisioni, reputazione istantanea. C’è un vantaggio in questo. Ma anche una perdita. La stabilità di cui parlavo prima si dissolve quando i segnali sono rumorosi e temporanei.

“This generation’s often called the recession babies. What they do experience and have experienced was sort of a tightening of the belts.” Corey Seemiller PhD Professor of Leadership Studies in Education and Organizations Wright State University.

La citazione di Corey Seemiller non parla solo di economia. Indica che la formazione dell’ansia collettiva e del risparmio ha modellato come i giovani valutano il rischio e la fiducia. Quando l’orizzonte è incerto, la fiducia diventa una risorsa politica e personale; ma la forma che assume oggi è diversa da quella degli anni 70.

Non confondiamo nostalgia con realtà

È comodo idealizzare il passato: sembra tutto più semplice guardandolo da qui. Ma i fatti complicano la storia. Non tutti negli anni 70 avevano reti sicure. Alcuni facevano affidamento su clan famigliari o su enclave lavorative che escludevano. La mia osservazione è che il modello degli anni 70 funzionava bene per chi era già dentro certe reti. Il punto che voglio difendere è però questo: dove funzionava, funzionava perché offriva segnali chiari e persistenti. Oggi quei segnali sono sostituiti da metriche volatili.

La scienza non conforta le lamentele generazionali

Se siete stanchi del classico “i giovani di oggi non hanno carattere”, fermatevi un attimo. Ci sono ricerche che mostrano che la percezione di declino morale o di incompetenza giovanile è spesso un’illusione generata dalla memoria. John Protzko e Jonathan W. Schooler hanno studiato come le persone tendano a ricordare il passato amplificandone i pregi e a sottovalutare le qualità oggi presenti nei giovani. Questo non annulla i problemi reali ma invita cautela prima di trarre conclusioni rapide.

“While people may believe in a general decline they also believe that children are especially deficient on the traits in which they happen to excel.” John Protzko Researcher and Jonathan W. Schooler Professor of Psychology University of California Santa Barbara.

Non ho intenzione di coprire tutto con una patina accademica. Però questa citazione dovrebbe farci sospendere il giudizio e osservare con più attenzione quali elementi concreti di fiducia servivano allora e quali servono adesso.

Quali erano quei segnali concreti e perché duravano?

Immaginate segnali che non si aggiornano ogni ora. Una parola data, un negozio che rimane aperto nello stesso posto per decenni, una maestra che conosceva il cognome di tutta la classe. Questi segnali erano prevedibili. Creavano aspettativa di reciprocità. Oggi le aspettative si basano spesso su algoritmi che cambiano regole e visibilità a piacimento. Non è altrettanto facile costruire fiducia in una piattaforma che può cambiare le API o le regole della community da un momento all’altro.

Il costo psicologico della fiducia digitale

La fiducia digitale è stata venduta come democratizzante. In parte lo è. Ha però anche un costo: richiede vigilanza costante. Bisogna curare il feed, negoziare reputazione, memorizzare protocolli nuovi. Non tutti hanno il tempo o lo spazio mentale per farlo. La vecchia fiducia degli anni 70 era meno performativa e più calda, anche nel suo essere esclusiva. Il punto non è moralizzare. È chiedersi quale tipo di fiducia vogliamo coltivare, e a quale prezzo.

Non torneremo indietro e non dovremmo farlo

Non suggerisco di tornare a una società basata esclusivamente su rituali locali. Ma dobbiamo riconoscere che alcune pratiche del passato avevano valore. Possiamo provare a reintrodurre segnali di affidabilità in forme che funzionino oggi. Non con slogan ma con istituzioni più trasparenti, spazi locali rivitalizzati, e pratiche digitali che creino esperienze di fiducia prolungata invece che gratificazioni istantanee.

Una sfida pratica

Se vi interessa lavorare su questo, non cominciate con la teoria. Andate in un luogo dove la fiducia sarebbe utile e provate a creare un segnale ripetibile. Non un post virale. Un’abitudine. Non será elegante. Ma potrebbe essere più efficace di mille frasi di motivazione.

Sintesi delle idee principali
Tema Osservazione
Fiducia degli anni 70 Basata su pratiche locali ripetute e segnali sociali persistenti.
Fiducia oggi Frammentata e mediata da piattaforme digitali con metriche volatili.
Impatto La fiducia concreta sostituisce la sola motivazione verbale e riduce l’ansia dell’incertezza.
Soluzione praticabile Creare segnali ripetibili e trasparenti che funzionino sia offline sia online.

FAQ

Perché la fiducia degli anni 70 sembra più solida?

Perché era spesso ancorata a relazioni ripetute e a segnali che non cambiavano rapidamente. Le comunità locali rappresentavano un meccanismo di controllo sociale che garantiva prevedibilità. Non era perfetto ma era stabile. La stabilità genera meno necessità di auto-motivazione performativa perché le aspettative sono chiare e condivise.

Significa che i giovani di oggi sono meno capaci di fidarsi?

Non necessariamente. Sono capaci ma lo fanno in modi diversi. La fiducia oggi è più modulata da tecnologia e mercati. Questo crea opportunità nuove ma anche fragilità: le relazioni possono essere numerose ma superficiali. È un cambiamento di forma più che di capacità intrinseca.

Come si può coltivare fiducia oggi senza tornare al passato?

Si possono costruire segnali ripetibili che funzionino nell’era digitale. Per esempio accordi comunitari chiari, piattaforme con regole trasparenti, spazi fisici che incoraggiano la presenza costante. L’idea è integrare la prevedibilità delle reti locali con la portata digitale.

Le ricerche suggeriscono che lamentarsi delle nuove generazioni è un errore?

Le ricerche mostrano che spesso giudichiamo il presente con la lente del passato idealizzato. È utile usare evidenze e dati per capire che alcuni cambiamenti sono reali mentre altri sono percezioni distorte. Questo non cancella i problemi ma aiuta a indirizzare soluzioni migliori.

Può la motivazione personale convivere con la fiducia comunitaria?

Certamente. La motivazione individuale e la fiducia collettiva sono complementari. La vera domanda è come organizzarle insieme in modo che non si annullino a vicenda. Serve progettazione sociale più che liturgia motivazionale.

Qual è il rischio maggiore se non cambiamo nulla?

Il rischio è che restiamo con reti di fiducia fragili che espongono le persone a instabilità emotiva ed economica. Questo non è un argomento moralistico ma pratico: società con segnali di fiducia più forti gestiscono shock migliori e richiedono meno ricorso a narrazioni motivazionali vuote.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

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