Ci sono notti in cui penso alle piccole vittorie e poi le tengo per me. Non per superstizione o peggio per cattiva creanza, ma perché qualcosa dentro valuta costi e benefici emotivi prima ancora di aprire bocca. Questo articolo non è un manuale di psicologia pop. È un diario provocatorio con puntate di analisi e qualche opinione scomoda sulla sicurezza emotiva e sul motivo per cui spesso preferiamo lasciare i successi in privato.
Un primo sussurro: la notizia non è mai solo notizia
Quando condividi una buona notizia pensi che laltro reagirà con gioia contagiosa. Ma le persone non sono recettori neutri. Esistono filtri di invidia, di richiesta implicita di conferme, di capacità relazionale e anche di vulnerabilità. La decisione di non condividere è un atto di calcolo emotivo e a volte di protezione preventiva. La parola emotional safety entra qui come tema centrale. Non la declino tecnicamente ma la sento come una temperatura: calda quando puoi rischiare, fredda quando preferisci tacere.
La paura del contagio negativo
Ho visto amici che minimizzano i propri traguardi davanti a colleghi che rispondono con sarcasmo o con silenzi lunghi come stagioni. Il risultato è prevedibile: meno racconti e più isolamento. Non sempre è colpa dellaltro. A volte è una lezione imparata a caro prezzo. Preferisco non accendere la miccia se so che il combustibile è rancore o competizione mascherata da consiglio.
Chi non vuole sentire e chi non sa ascoltare
Esistono persone che, per caratteristiche intrinseche, svuotano una festa di notizie buone. Non è sempre malizia. Alcuni non riescono a reggere lidea dellaltro che sta bene, perché li mette in crisi rispetto alla loro scala interna di giudizio. Altri trasformano la buona notizia in episodio di confronto. È qui che la tua emotional safety ti parla chiaro e ti dice tacere o condividere con cura.
Vulnerability is not winning or losing. It’s having the courage to show up and be seen when we have no control over the outcome. Vulnerability is not weakness it’s our greatest measure