Non è solo una tattica consolatoria o un vezzo affettivo. Quando un adulto lascia vincere un bambino in una partita succede qualcosa di più sottile e duraturo dentro la testa del piccolo. In questo pezzo provo a raccontarlo con la mia voce imperfetta e qualche convinzione precisa. Non darò tutte le risposte ma offrirò osservazioni utili e qualche fastidio intellettuale, perché la questione raramente è bianca o nera.
Una mossa strategica mascherata da gentilezza
Ho visto nonni che rallentano il passo perché il nipote arrivi primo in una corsa. Ho visto genitori che usano la mano debole per far segnare un bambino a calcio. Questi gesti spesso vengono bollati come pietismo o indebolimento del carattere. Io invece penso che, fatti con misura, siano trattamenti pedagogici: piccoli aiuti che servono a far sperimentare il successo. Il bambino non dovrebbe vivere nel trionfo continuo ma nemmeno nel fallimento permanente. Lasciarlo vincere è una finestra per far entrare la sensazione di potere personale, quella sensazione di aver influito sul mondo, che poi diventa motore di curiosità e tentativi futuri.
Non tutti i successi sono uguali
Un successo costruito su una vittoria truccata e evidente come tale non funziona. I bambini avvertono quando una partita è stata alterata in modo goffo e quel riconoscimento può minare la fiducia invece di costruirla. Le cose cambiano quando la vittoria è possibile ma richiede un contributo reale: un colpo ben piazzato, una scelta intelligente, attenzione. Laddove l”adulto regola l’errore o il vantaggio in modo sottile il risultato rimane percepito come legittimo dal bambino.
Psicologia del controllo e del merito
Il concetto di locus of control entra in gioco. Sentirsi agenti delle proprie azioni è cruciale per la motivazione. Lasciare che un bambino vinca in condizioni che gli permettono di identificare le proprie azioni come causa del successo rafforza il senso di autore efficacia. Se invece il successo arriva come regalo arbitrario, il bambino non lo assimila come risultato delle proprie competenze.
“If children only experience success, they may misinterpret the reason and adopt ineffective approaches to problem solving and learning.” Dr Carrie Palmquist Assistant Professor Department of Psychology Amherst College.
La citazione qui sopra è essenziale perché smonta due estremi: l”elitarismo che pretende che i bambini affrontino sempre sfide insormontabili e la compiacenza che li premia senza merito. La pedagogia efficace sta nel mezzo.
Handicap e scaffolding
Come ho scritto, l”adulto può portare un piccolo handicap o un sostegno temporaneo. Non è barare. In psicologia si parla di scaffolding: supporti che vengono rimossi gradualmente quando il bambino cresce. Questo non è sempre evidente nei consigli dei media, e raramente viene spiegato con chiarezza pratica. Il punto è costruire opportunità ripetute di successo vere ma gestite, non stagioni intere di vittorie a comando.
Quando lasciar vincere diverge dalla crescita
Ci sono casi in cui lasciar vincere è controproducente. Se il bambino inizia a credere che il mondo si pieghi alle sue esigenze senza sforzo, perde la capacità di valutare i propri limiti e i segnali degli altri. Le relazioni sociali reali non funzionano con regole casalinghe calibrate su di lui. Per questo non si tratta di regalare vittorie ma di usare vittorie come strumenti educativi, intermittenti e coerenti con un piano più ampio che includa anche frustrazione, confronto e correzione.
Il ruolo dell”esempio adulto
Non esiste una formula neutra: se l”adulto mente sulle modalità della partita o si arrende troppo spesso perde credibilità. È importante mostrare emozioni reali, saper gioire e riconoscere la bravura altrui. Spesso i bambini imparano più dall”atteggiamento degli adulti che dalle regole professate. Se ti arrabbi come un matto quando perdi, insegnare a perdere bene sarà complicato anche se ogni tanto lo lasci vincere.
Una proposta pratica che non trovi nei soliti blog
Prova a trasformare alcune partite in esperimenti: non dargli sempre la vittoria ma alterna partite equamente sbilanciate a incontri in cui il vantaggio è solo leggero. Mantieni un diario mentale delle reazioni: come risponde il bambino alla vittoria quando l”ha conquistata? Come reagisce alla sconfitta quando è stata netta? Queste osservazioni informano meglio di qualunque regola rigida. Ecco un altro punto ignorato: la relazione tra frequenza delle vittorie e senso di sé non è lineare. Non serve moltiplicare i trionfi. Serve scegliere le vittorie che contano.
Non spiegare tutto
Non sempre è necessario spiegare perché hai lasciato vincere. A volte il gesto vale più della lezione verbale. Troppo spiegare può sminuire l”esperienza. Lasciando un po” di mistero si stimola il bambino a interrogarsi e a cercare spiegazioni proprie. Questo è un motore potente per la costruzione della fiducia autonoma.
Conclusione aperta
Lasciare vincere non è una bacchetta magica né una scorciatoia morale. È uno strumento pedagogico che, se usato con misura, rispetto e onestà, può accelerare la formazione della fiducia nei bambini. Ma è parte di un quadro più grande che richiede anche frustrazione educativa, confronto con i pari e modelli adulti coerenti. Non è sempre bello. Non è sempre facile. Ma vale la pena pensarlo come una precisa decisione educativa e non come un’indulgenza.
| Idea chiave | Perché conta |
|---|---|
| Vittoria percepita come meritata | Crea senso di efficacia e desiderio di riprovare. |
| Handicap e scaffolding | Permettono successi reali mantenendo la sfida. |
| Alternanza vincite sconfitte | Evita autoreferenzialità e costruisce resilienza. |
| Coerenza dell”adulto | La credibilità dell”adulto è il vero modello per il bambino. |
FAQ
1) Lasciar vincere tutti i bambini è una buona idea?
No. Lasciar vincere sempre rischia di creare una percezione distorta delle proprie capacità e del mondo sociale. È meglio dosare le vittorie in contesti in cui il bambino può vedere il nesso tra azione e risultato. Le vittorie raramente devono essere la regola assoluta, ma eventi significativi che costruiscono fiducia.
2) Come faccio a capire quando è il momento giusto per lasciare vincere?
Osserva il livello di frustrazione, l”età e l”esperienza del bambino nel gioco. Per i più piccoli una vittoria autentica è un potente incentivo. Per i più grandi conviene puntare su sfide reali con supporti minori. Se la vittoria favorisce la motivazione a riprovare e non induce arroganza allora probabilmente è ben calibrata.
3) Non è meglio insegnare a perdere piuttosto che lasciare vincere?
Entrambe le cose. Insegnare a perdere è essenziale ma non esclude il fatto che il bambino abbia bisogno di esperienze di successo. Sono pratiche complementari: saper perdere bene e saper vincere per merito sono due lati della stessa competenza sociale.
4) Il risultato cambia se giochi online o con giochi da tavolo?
Sì. Nei giochi digitali la percezione di manipolazione è diversa e i bambini possono capire subito regole e meccaniche. Nei giochi fisici il contesto relazionale è più marcato e la vittoria ha spesso un peso emotivo maggiore. In ogni caso le regole devono essere chiare e non si deve cadere nella farsa del truccare evidente.
5) Cosa evitare assolutamente quando si lascia vincere?
Non fingere vittorie palesi. Non usare la vittoria come premio per evitare conflitti. Evita spiegazioni eccessive che sminuiscano l”esperienza del bambino. Infine non confondere supporto con sostituzione: il bambino deve fare qualcosa per vincere.