Non ricordo un momento preciso. Forse è la voce di una zia che raccontava dei suoi primi impasti a mano in cucina. Forse è un vecchio film italiano in bianco e nero dove il protagonista riesce a suonare un assolo solo dopo una lunga sequenza di esercizi ripetuti. La sensazione è sempre la stessa: una fiducia che si costruiva nel tempo, spesso silenziosa, mai reclamata a gran voce. Oggi parlo di un concetto che suona quasi anacronistico ma che spiega molto del nostro presente. La maestria richiedeva anni negli anni Sessanta e questo ha cambiato come si formava la fiducia.
Un tempo per imparare
Negli anni Sessanta la progressione verso una competenza riconosciuta era lenta e stratificata. Non era solo pratica. Era un processo sociale in cui la ripetizione veniva osservata, giudicata e legittimata da una comunità locale. Il calzolaio, la sarta, l’orchestra del paese: tutte figure che diventavano esperte non perché lo proclamassero ma perché lo dimostravano ogni giorno, sotto gli occhi degli altri. Questo tipo di sviluppo generava una fiducia che aveva radici profonde. Era difficile da fingere. Richiedeva tempo e presenza.
La pazienza era una forma di autorità
Chi ha imparato in quel contesto portava con sé un vantaggio invisibile. La pazienza lasciava tracce sul modo in cui si lavorava e sul modo in cui si parlava. La fiducia che nasceva così era fatta di gesti, errori pubblici, riparazioni e correzioni. Era un’autorità che non doveva essere difesa con parole alte. Aveva già passato l’esame del tempo.
Quando la velocità ha riscritto le regole
Negli ultimi decenni la tecnologia e la cultura dell’immediato hanno riscritto il dizionario della competenza. Oggi la visibilità spesso sostituisce la pratica. Questo non è un semplice cambio di media. È un cambiamento antropologico: la fiducia comincia a basarsi sull’apparenza di competenza più che sulla competenza stessa. Non sto dicendo che la competenza non esista più. Sto dicendo che il modo in cui la società la riconosce è diverso.
Si può imparare in fretta e bene. Ma c’è una differenza tra saper fare qualcosa e godere della fiducia che deriva da averlo fatto ripetutamente in contesti reali, sotto osservazione sociale prolungata. La fiducia costruita a colpi di like o recensioni rapide è fragile e soggetta a oscillazioni. La fiducia che nasce dopo anni rimane, anche quando i like diminuiscono.
Un paradosso personale
Penso spesso al cuoco che conosce una ricetta a memoria. Il cuoco moderno può filmare il piatto e ottenere applausi digitali. Il cuoco lasciato alla prova da più sere consecutive davanti a clienti reali ha un altro tipo di sicurezza. Non è banale preferire l’una o l’altra. Dipende da cosa si cerca. Io, da parte mia, sono meno impressionato da una performance perfetta isolata e più incuriosito dalla coerenza che dura mesi o anni.
La fiducia socialmente riconosciuta nasce quando la pratica è visibile e ripetuta in contesti che contano per la comunità. Questo costrutto non è scomparso ma si è trasformato nel passaggio al digitale. Marco Rossi Sociologo Universita di Milano.
La scuola della lentezza e le nuove forme di apprendimento
Esistono oggi forme di apprendimento che combinano rapidita e profondita. Mentorati digitali, corsi intensivi e bootcamp possono accelerare competenze tecniche. Tuttavia la formazione che genera fiducia sociale ancora spesso passa attraverso il tempo condiviso. La domanda interessante non è se la maestria che richiedeva anni negli anni Sessanta fosse migliore in valore assoluto. La domanda è quale tipo di fiducia vogliamo coltivare per le nostre comunità.
Per me la risposta è semplice e inconcludente: serve entrambe. La tecnologia ha portato strumenti straordinari ma lascia vuoti che possono essere riempiti solo dalla pratica sociale prolungata. Chi oggi ottiene autorità solo attraverso piccoli successi virali rischia di perdere quell’ancoraggio che la lunga pratica dava. E chi insiste a difendere soltanto la lentezza come valore assoluto rischia di sembrare resistente al cambiamento.
Osservare per credere
L’attenzione è il terreno comune. La fiducia che conta è quella che sopravvive al test della ripetizione e dell’osservazione. Quando la comunità può vedere qualcuno esercitarsi, sbagliare e correggersi per un lungo arco temporale, la fiducia che ne deriva è meno soggetta a moda. La fiducia basata sulla visibilità istantanea è più vulnerabile a manipolazioni e alla gamma emotiva del momento.
Perché questa storia ci riguarda oggi
La discussione non è nostalgica. Non idealizzo gli anni Sessanta. Sono critico verso la loro chiusura sociale e verso le tante ingiustizie che sostituivano l’accesso. Ma riconosco che il tempo necessario per esercitarsi pubblicamente generava una fiducia che funzionava come collante sociale. Oggi abbiamo bisogno di riconsiderare come costruire fiducia in istituzioni, in professioni e nelle relazioni quotidiane. Se tutto diventa istantaneo, rischiamo di perdere gli anticorpi culturali che la lentezza aveva creato.
Un ultimo punto non detto abbastanza: la fiducia costruita con tempo è anche più tollerante verso l’errore. Quando conosci la storia di una persona sei più disposto a vedere uno sbaglio come una tappa e non come una prova finale. Questo non è nostalgia. È un invito a mettere in scena processi visibili di crescita, ovunque possibile.
Conclusione aperta
Non propongo formule. Propongo una pratica: far passare più tempo di osservazione reale nelle nostre forme di giudizio. Che sia in una cucina, in un laboratorio o sul palco di un concerto. Dare tempo non è sempre possibile ma quando lo è, funziona. E spesso la fiducia che ne nasce è meno rumorosa ma più solida. Io scelgo la solidita. Non perché sia sempre comoda. Perché è più resistente alle mode e alle crisi.
| Idea chiave | Perche conta |
|---|---|
| La maestria richiedeva anni | Generava fiducia sociale visibile e duratura |
| La velocita ha cambiato il riconoscimento | La visibilita istantanea puo creare fiducia fragile |
| Serve una combinazione | Unire strumenti rapidi con pratiche di lunga osservazione |
| La fiducia tollera meglio l errore | Conoscere la storia di qualcuno riduce il giudizio istantaneo |
FAQ
Che cosa intendi con la frase la maestria richiedeva anni negli anni Sessanta?
Intendo che il processo per essere riconosciuti come esperti era per lo piu lungo e socialmente visibile. Non si trattava solo di accumulare ore di pratica ma di farlo in contesti pubblici o comunitari dove il lavoro veniva osservato e valutato. Questo produceva una fiducia ancorata alla prova ripetuta e non solo alla proclamazione.
Vuol dire che oggi non esistono esperti veri?
Assolutamente no. Esistono esperti preparati e seri anche oggi. Quello che e cambiato è il modo con cui la societa riconosce e premia l expertise. Molti percorsi formativi moderni sono efficaci ma la visibilita accelerata puo rendere piu difficile distinguere tra competenza effettiva e immagine costruita. Serve attenzione critica.
Come si puo coltivare la fiducia a lungo termine nel mondo moderno?
Si coltiva attraverso pratiche che rendono la crescita osservabile e ripetuta. Mentorship prolungata, lavori che prevedono continuita, progetti comunitari e valutazioni fatte nel tempo sono esempi. Non e una ricetta magica ma un principio: aumentare la visibilita della pratica nel lungo periodo aiuta a stabilire fiducia.
Perche parli di tolleranza verso l errore?
Perche la fiducia che nasce da una storia condivisa permette di interpretare gli errori come passi del processo e non come condanne definitive. Quando conosci il passato professionale o umano di una persona sei piu incline a vedere il contesto e non solo il singolo fallimento.
Questo discorso vale per tutti i campi?
In linea di principio sì. La dinamica tra visibilita immediata e pratica lunga interessa arti, mestieri, professioni scientifiche e persino relazioni pubbliche. I dettagli cambiano ma il nucleo rimane: la fiducia si forma diversamente se viene costruita nel tempo o se nasce dall istantanea esposizione mediatica.