La perdita dellabilità di concentrarsi su una sola cosa perfezionata negli anni 70

Negli ultimi anni si parla molto della distrazione come se fosse un problema moderno e tecnologico. È vero che smartphone e notifiche hanno accelerato i ritmi. Ma cè un paradosso da provare sulla pelle: la nostra incapacità di restare su un unico compito non è nata ieri. Ha radici profonde e un momento storico preciso in cui quella tendenza è stata affinata e resa culturale. Io credo che quel momento sia stato negli anni 70. Non perché esistessero telefoni intelligenti ma perché qualcosa nella forma della vita quotidiana cambiò senso e ritmo. In questo pezzo provo a spiegare come e perché quel perfezionamento accadde e cosa potremmo ancora imparare.

Un salto di registro culturale e lavorativo

Gli anni 70 portarono trasformazioni visibili e altre sottili. Lorganizzazione del lavoro, la pubblicità, la nascita di nuove industrie dellintralcio informativo resero la cultura del frammento più conveniente e persino desiderabile. Le fabbriche si trasformarono, le aziende sperimentarono con team flessibili, la televisione diventò multisoggetto e la pubblicità iniziò a competere per microattenzioni.

Quel periodo non è solo un ricordo estetico di colori e musica. È il tempo in cui la società cominciò a misurare valore su più fronti e a usare microinterruzioni come unità di scambio sociale e lavorativo. Non lo chiamerei decadenza. Lo definirei una nuova divisione del lavoro cognitivo.

La normalizzazione dellinterruzione

Prima degli anni 70, i ritmi quotidiani erano più lenti ma anche più prevedibili. Poi qualcosa cambiò nel modo in cui si pensava allesperienza umana: non più solo lavorare e riposare, ma suddividere lattenzione in piccoli blocchi. Idee, prodotti, modelli di consumo cominciarono a premiare chi sapeva saltare da un oggetto di interesse allaltro senza perdere il passo. Questa capacità venne insegnata e ricompensata. Non è un errore chiamarla abilità: la popolazione ha imparato a diventare più veloce nel passaggio di contesto. Il prezzo fu la profondità.

Un cambiamento non lineare

Non esiste una linea retta tra allora e ora. La trasformazione avvenne a strati. Studiosi dellepoca raccontano di aziende che reingegnerizzarono processi cognitivi e di scuole che introdussero approcci didattici più frammentati. Questo non significa che tutto fosse peggiore. Alcune attività beneficiarono di risposte rapide e adattabilità. Il punto è un altro: abbiamo cominciato a perdere la pratica della durata intenzionale.

Our attention has become more fragmented in modern work but this is not purely technological. Historical work practices and organizational changes shaped how attention is allocated.

Gloria Mark PhD Professor University of California Irvine

Mi sembra personalmente utile guardare la cosa così

Non amo le spiegazioni che annullano la responsabilità individuale. Dire che gli anni 70 hanno creato la nostra età dellinterruzione non significa che oggi non possiamo scegliere in che modo vivere la nostra attenzione. Però riconoscere che una struttura culturale ci ha indirizzato verso questa modalità cambia la conversazione. Diventa meno questione di forza di volontà e più questione di architettura quotidiana.

Perfezionamento vs degenerazione

Quando parlo di perfezionamento intendo un processo che ha reso più efficiente il passaggio di contesto. Aziende e istituzioni impararono a progettare per microattenzioni. Era utile. Era remunerativo. Degenerazione è una parola morale che spesso serve a puntare il dito, ma non aiuta a capire i meccanismi. Eppure cè una perdita tangibile: la capacità di muoversi in profondità, di portare avanti un lavoro cognitivo medio lungo senza cedere alla sollecitazione esterna.

Conseguenze pratiche e quotidiane

Le conseguenze si vedono nella cucina, nella scrittura, nello studio. Una ricetta incompleta diventa un disastro se si cambia pagina ogni due minuti. Un progetto creativo richiede sessioni ininterrotte che oggi appaiono straniere. Questo influenza anche come impostiamo la giornata: siamo passati dal valore del compimento al valore del multitasking come misura di utilità. Io trovo questo pericoloso non per dogma ma per un fatto pratico: certe cose richiedono tempo di fermentazione mentale che non si ottiene con microinterruzioni continue.

Qualche spunto originale non scontato

Primo spunto. Le microattenzioni hanno creato un nuovo mercato dellansia. Non è solo la tecnologia a instillarla. È la cultura che ha insegnato che cambiare spesso è segno di efficienza. Secondo spunto. Per alcune persone la pratica del salto è una strategia compensatoria per evitare compiti emotivamente impegnativi. Saltare diventa esercizio di fuga. Terzo spunto. Le società che riconoscono e valorizzano ritmi lunghi producono lavori qualitativamente diversi. Questa scelta istituzionale modifica i tempi di apprendimento e la qualità del prodotto culturale.

Non è tutto perdita

Ci sono attività che richiedono proprio quella rapidità cognitiva. La capacità di alternare rapidamente contesti è preziosa in emergenze, nella gestione di più progetti contemporanei e in ambiti creativi che richiedono remix veloci. Il problema è che quel talento è passato dallo stato di strumento selettivo a paradigma onnipresente. Non tutte le persone vogliono o devono viverci dentro. Io sostengo che la scelta dovrebbe essere consapevole.

Un approccio pratico che non è una lista di consigli

Non intendo fare la raccolta di tecniche da guru. Semplicemente suggerisco una prospettiva diversa: chiamare con il suo nome lorigine del problema rende più facile disinnescarlo. Se qualcosa nelle organizzazioni e nelle abitudini collettive ha reso normale frammentare, allora possiamo riprogettare contesti per valorizzare la durata quando serve. È una scelta culturale, non solo individuale.

Riflessione aperta

Non do soluzioni definitive. Alcune domande restano: quanto della nostra curiosità è sopravvissuta al salto continuo e quanto si è trasformata in curiosità superficiale. È possibile recuperare la profondità senza abbandonare la velocità quando serve. Io credo sia possibile ma non scontato. Serve disciplina pubblica più che privata.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Idea Perché conta
Perfezionamento negli anni 70 Ha trasformato abitudini lavorative e culturali favorendo microinterruzioni.
Normalizzazione dellinterruzione Rende il salto di contesto una skill utile ma onnipresente e spesso mal usata.
Effetti sulla profondità cognitiva Riduce il tempo di fermentazione mentale necessario per compiti complessi.
Valore selettivo della rapidità Utile in emergenza o per compiti multitasking ma non universale.
Scelta culturale La soluzione richiede politiche e pratiche organizzative oltre alla volontà individuale.

FAQ

Perché dici che gli anni 70 hanno perfezionato questa tendenza e non che lha creata?

Perché la capacità di frammentare lattenzione esisteva già in forme naturali. Negli anni 70 però cambiò il contesto. Si svilupparono nuove strutture del lavoro e della comunicazione che hanno reso sistematica lopzione del salto continuo. Parlarne come perfezionamento mette laccento sul fatto che fu un processo di miglioramento a scopo produttivo non un collasso improvviso.

Se la rapidità cognitiva era utile perché dovremmo temerla?

Non la temo. Critico luso indiscriminato. Ogni competenza diventa dannosa se è l unica valuta. Per alcuni compiti la rapidità è fondamentale. Il problema nasce quando la rapidità prevale su tutti i fronti e non esistono spazi organizzati per la profondità.

Come può una società scegliere ritmi lunghi senza perdere efficienza?

Non è una domanda da risposta rapida. In linea generale richiede ripensare incentivi e metriche di produttività. Alcune pratiche istituzionali possono incorporare finestre di lavoro ininterrotto e valori diversi per output di qualità. Ma non è una trasformazione che nasce dal singolo gesto individuale. Serve leadership e progettazione di processi.

Questo discorso vale per tutti i settori allo stesso modo?

No. Alcuni domini traggono vantaggio dalla capacità di alternare contesto. Altri richiedono tempi di immersione che non possono essere compressi. Riconoscere questa differenza è il primo passo per evitare luniversalizzazione di una pratica che non funziona ovunque.

È possibile tornare indietro completamente?

Non credo sia possibile o desiderabile tornare a un passato privo di rapidità cognitiva. Lidea non è tornare indietro ma creare una cultura più ricca di scelte. Dare valore alla durata quando serve e mantenere la rapidità quando serve. Questo equilibrio è raro ma in parte recuperabile con scelte istituzionali e pratiche quotidiane.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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