Non è un racconto nostalgico né una difesa della severità. È un tentativo di spiegare perché chi è cresciuto negli anni 60 e 70 spesso possiede una specie di bussola emotiva che resiste alle mode psicologiche. Conosci gente di quella generazione che sembra saper smussare i picchi emotivi senza grandi esercizi di meditazione o app per la respirazione. Non è magia. E non funziona per tutti. Ma esistono modalità di crescita allora diffuse che hanno lasciato tracce robuste nella capacità di regolare gli stati interiori. In questo pezzo provo a mettere ordine tra osservazione personale opinioni e qualche riferimento esperto.
La scena della crescita e quello che non viene raccontato
Gli anni 60 e 70 in Italia non erano stereotipi televisivi. C erano spazi di gioco liberi genitori che lavoravano fuori casa e una pressione sociale meno ossessiva sul perfezionismo infantile. I bambini imparavano a confrontarsi con l attesa la frustrazione il dialogo fra pari e un diverso rapporto con l autorità. Questo contesto ha allenato due cose meno visibili ma decisive: la tolleranza all ambivalenza emotiva e la capacità di interrogare l esperienza invece che fuggirla.
La tolleranza all ambivalenza emotiva
Quando un bambino di quell epoca piangeva non sempre arrivava qualcuno a riparare subito il disagio. In molti casi si entrava in una zona di attesa in cui la frustrazione veniva metabolizzata a poco a poco. Quell intervallo fra bisogno e risposta ha insegnato a riconoscere segnali interni e a regolare la tensione senza risposte esterne immediate. Oggi questa dinamica è spesso sostituita da interventi iperprotettivi che riducono la pratica dell autoregolazione.
Dialogo fra pari come palestra emotiva
I bambini non erano solo sotto gli occhi degli adulti. Erano dentro reti sociali di compagni che non mediavano tutto. I conflitti si negoziavano con parole non addestrate a suonare corrette ma efficaci nel riportare il gruppo a equilibrio. Questo insegna una capacità pratica di leggere l altro e di modulare la propria risposta. Non è teoria emozionale raffinata. È esperienza ripetuta.
Meccanismi concreti che sopravvivono
Quali elementi di quella epoca si trasformano in abilità oggi riconoscibili come regolazione emotiva? Primo la co regolazione informale. Un adulto che si mantiene calmo oppure che esprime con chiarezza le proprie emozioni offre un modello da interiorizzare. Poi l esercizio della lente temporale: la capacità di attendere e rivalutare un piccolo evento emotivo prima di reagire in modo definitivo. Infine l abitudine al conflitto come pratica quotidiana e non come catastrofe. Tutto questo implica che l intelligenza emotiva non è solo cognizione è uno stile di vita appreso.
Un ponte tra neuroscienze e ricordi di quartiere
La scienza oggi parla di co regolazione e di finestra di tolleranza. Non è un rivestimento freddo su quello che sentiamo. È piuttosto una descrizione del perché le pratiche quotidiane di una generazione hanno effetti duraturi. Guardando ai dataset il processo appare semplice: esperienze ripetute di regolazione esterna diventano risorse interne. Ma la vita non è un grafico per intero e molti dettagli sfuggono all analisi statistica.
From early infancy, it appears that our ability to regulate emotional states depends upon the experience of feeling that a significant person in our life is simultaneously experiencing a similar state of mind. Daniel J. Siegel MD Clinical Professor of Psychiatry UCLA School of Medicine.
Questa citazione mette a fuoco qualcosa che molti ricordi familiari confermano. Quando un adulto era presente e sensibile non significava assenza di regole ma sincronizzazione emotiva. La frase di Siegel non chiude il discorso ma illumina il nesso fra presenza e interiorizzazione.
Perché certe competenze resistono al tempo
La resistenza di queste abilità non dipende soltanto dalla qualità dell attaccamento infantile. È anche questione di pratiche culturali che mantengono viva la capacità di rielaborare. Abitudini come il racconto serale lo scambio familiare diretto e la riparazione dopo un litigio sono micro esercizi di regolazione che accumulano capitale emotivo. È una forma di allenamento che non richiede strumenti esterni solo tempo e relazioni reali.
La differenza fra insegnare e modellare
Oggi molti programmi enfatizzano tecniche insegnabili ma sottovalutano il potere del modello. Non basta spiegare come respirare durante una crisi se chi sta vicino non dimostra coerenza emotiva. Gli anni 60 e 70 non hanno prodotto soltanto regole o punizioni ma anche una ripetizione di micro modelli osservabili. Chi ha visto un adulto affrontare un fallimento con lucidità spesso impara più di chi riceve una lezione teorica.
Non tutto è oro. E alcune conseguenze erano dure
Non romantizzo. Alcuni adulti di allora sono freddi altri repressivi. La capacità di regolare può nascere anche dalla pratica della soppressione e questa non è sempre salutare. Il punto è che quel periodo ha dato spazio a modalità diverse e molte di quelle hanno prodotto regolazione autentica non solo controllo apparente. Bisogna saper distinguere fra forza e empatia e recuperare quello che funzionava abbandonando ciò che feriva.
Una mia osservazione
Mi capita spesso di parlare con persone cresciute in quel decennio che usano una frase che suona familiare: fammi metabolizzare. È un verbo povero ma potente. Non significa spostare o dimenticare ma darsi tempo per ridurre l intensità. In un mondo che reclama rapidità questo atteggiamento è quasi sovversivo. Perché resiste lo attribuisco a pratiche quotidiane che hanno lasciato tracce neurologiche oltre che culturali.
Che cosa possiamo prendere oggi
Non propongo un ritorno al passato. Propongo un apprendimento selettivo. Tenere la co regolazione pratica valorizzare la riparazione dopo i conflitti e restituire alla noia e all attesa una funzione formativa. Le abilita che funzionano oggi sono spesso quelle che non si insegnano nei corsi ma si vivono nelle relazioni vere. È un approccio meno rapido più sporco e più umano.
Conclusione aperta
Forse la lezione centrale è che la regolazione emotiva dura quando è stata vissuta non quando è stata impositivamente inculcata. Lasciamo spazio alle pratiche quotidiane e rifuggiamo dal mito delle soluzioni istantanee. Le generazioni non perdono tutto. Alcune cose resistono come impronte invisibili e vale la pena studiarle senza mitizzarle.
| Concetto | Che cosa significa |
| Co regolazione | Un adulto calma con la propria presenza e il bambino interiorizza la strategia. |
| Tolleranza all attesa | Spazi di attesa che allenano la riduzione della reazione impulsiva. |
| Dialogo fra pari | Pratica sociale che sviluppa lettura emotiva e negoziazione. |
| Modellamento vs didattica | Imparare osservando non solo ascoltando istruzioni. |
FAQ
1. Crescere negli anni 60 e 70 garantisce automaticamente una buona regolazione emotiva oggi?
No non è garantito. Molti fattori entrano in gioco tra cui temperamento esperienze traumatiche e contesti socio economici. Ma la frequenza di esperienze di co regolazione e di prove sociali pratiche aumenta la probabilità che si sviluppino abilità di autoregolazione persistenti.
2. Quali pratiche moderne possono imitare le buone abitudini di quell epoca?
Pratiche come dedicare tempo non strutturato alle relazioni consentire attese ragionevoli dopo un evento stressante e riparare i rapporti dopo i conflitti sono utili. Non sono tecniche new age ma semplici abitudini di vita che ricreano opportunità di apprendimento emotivo.
3. La tecnologia moderna ha eliminato completamente queste opportunità?
La tecnologia ha cambiato il ritmo e le modalità di interazione ma non ha cancellato la possibilità di co regolazione. Serve però intenzione. Quando gli adulti usano dispositivi come autoblocker della loro presenza l impatto è evidente. L uso consapevole della tecnologia lascia margini per ricreare contesti formativi.
4. Come distinguere tra regolazione sana e repressione emotiva ereditaria?
La regolazione sana implica riconoscimento dell emozione espressione appropriata e capacità di riparare relazioni. La repressione spesso si manifesta come congelamento emotivo o come esplosioni intermittenti senza elaborazione. Esperienze concrete di dialogo e feedback sociale aiutano a capire la differenza.
5. Quale ruolo hanno le scuole e le comunità oggi?
Le scuole e le comunità possono offrire spazi di esercizio emotivo attraverso laboratori relazionali attività cooperative e momenti di ascolto. Non è necessario trasformarle in cliniche ma riconoscere che l apprendimento emotivo passa anche da contesti collettivi e non solo familiari.