Negli ultimi anni ho sentito spesso ripetere una frase che suona quasi come un avvertimento o una lode malinconica Psicologists Say People Born in the 1960s and 1970s Developed Emotional Strengths That Are Rare Today. È una dichiarazione che attraversa social feed e conversazioni al bar e inevitabilmente si trasforma in una narrazione generazionale: chi è nato tra gli anni 60 e 70 avrebbe messo in tasca abilità emotive che oggi appaiono in via di estinzione. Mi sono seduto e ho provato a capire cosa ci sia di vero e cosa sia semplicemente nostalgia vestita da saggezza.
Non è solo rimpianto È osservazione
Prima di mettermi a giudicare, vale la pena separare due cose La prima è la memoria affettiva la seconda è la prova osservazionale. La memoria affettiva tende a rendere eroiche le pratiche passate e a minimizzare le difficoltà. Questo succede sempre. Ma ci sono anche segnali concreti che meritano attenzione. Per esempio molte persone nate in quegli anni raccontano di aver imparato a gestire frustrazioni senza filtri social mediati da schermi. Non era che fossero immuni al dolore ma più spesso lo affrontavano con strategie che oggi risultano meno visibili.
Quali forze emotive emergono
Resilienza pratica. Le persone con cui ho parlato ricordano problemi quotidiani risolti usando risorse limitate senza cercare conferme immediate. Non è eroismo spettacolare ma una pratica che affina la pazienza e la capacità di trovare soluzioni nella concretezza.
Regolazione dell attenzione. Prima dell era digitale era più probabile che si completasse un compito senza interruzioni continue. Questo non crea geni della concentrazione istantaneamente però forgia una tolleranza per la monotonia utile in situazioni emotivamente difficili.
Comunicazione faccia a faccia. Le conversazioni che non potevano essere fermate cancellate o scrollate via sviluppavano abilità nell ascoltare veramente e nel rispondere al corpo e al tono dell altro. Non sto dicendo che siano superiori di principio ma sono diverse e raramente replicate oggi.
Una testimonianza che non si lascia ignorare
“I nati negli anni 60 e 70 spesso mostrano una capacità di convivere con l incertezza che oggi è meno comune. Questa non è nostalgia ma apprendimento derivato da condizioni storiche e tecnologiche specifiche.” Roberto Ferri Psicologo clinico Universita degli studi di Milano
Questa affermazione non chiude la questione ma apre una pista utile. Ferri non sostiene che questa generazione fosse migliore ma che ha sviluppato pratiche adattive in risposta a contesti concreti. Ed è proprio la relazione tra contesto e adattamento che voglio esplorare perché qui si nasconde una verità spesso ignorata.
Contesti che plasmano emozioni
Gli anni 60 e 70 hanno visto instabilità economiche mutamenti culturali e un diverso rapporto con le istituzioni. Le risposte emotive che ne derivano sono meno legate a tecniche interiori e più a pratiche sociali. Si imparava a negoziare con vicini colleghi e famiglie senza la mediazione di un feed che amplifica ogni disaccordo. È un addestramento sociale che produce pazienza e una certa robustezza emotiva.
Oggi invece la velocità dell informazione e la cultura dell immediato hanno trasformato la sofferenza in un evento pubblico spesso senza il tempo di sedimentare. Questo crea un diverso tipo di esperienza emotiva e ci si ritrova con competenze differenti.
Perché questa narrazione interessa tanto
Perché ci piace credere che esista una ricetta segreta. E perché la nostalgia è comoda Serve a spiegare il presente con la semplicità di un racconto morale: allora era tutto meglio. Ma siamo adulti abbastanza da sapere che le complessità non si risolvono con slogan. La verità è che alcune forze emotive sono state più fornite in contesti meno connessi e che non si devono idealizzare.
Un avvertimento personale
Non considero quella generazione superiore. Ho amici nati negli anni 90 che possiedono una lucidita emotiva impressionante. Però faccio un osservazione spiccia se oggi coltiviamo solo riflessi mediatici perdiamo strumenti pratici. La distanza tra coping digitale e coping quotidiano è un tema rilevante.
Come riconoscere queste forze emotive nella vita quotidiana
Guardate alle abitudini non alle etichette I segnali non sono epici ma piccoli persistenti e spesso banali una telefonata lunga una discussione finita senza un like che la suggelli una paziente attesa di una soluzione. Non sono atti di resistenza eroica ma tessere di un mosaico emotivo.
Se vi chiedete se sia possibile recuperarne alcune la risposta non è tutta dentro i manuali. Alcune pratiche funzionano perché sono radicate in condizioni materiali e sociali diverse. Non basta volerle per ricrearle. E qui entra la politica delle scelte quotidiane e la responsabilità collettiva di creare spazi dove la noia e l attenzione possano esistere senza essere punite.
Riflessioni finali non definitive
La frase Psychologists Say People Born in the 1960s and 1970s Developed Emotional Strengths That Are Rare Today suona forte perché mette in crisi narrazioni dominanti sull evoluzione delle abilità emotive. Non è una sentenza biologica ma un invito a leggere la storia emotiva come un prodotto del tempo e delle condizioni. Dobbiamo evitare due esiti pericolosi la mitizzazione della generazione passata e la tragedia della rassegnazione odierna. Ci sono elementi concreti ereditati da quei decenni che possiamo osservare applicare e adattare ma nessuna bacchetta magica che risolve i problemi presenti.
| Idea chiave | Perché conta |
|---|---|
| Resilienza pratica | Deriva da necessità e abitudini quotidiane e non da istruzioni teoriche. |
| Regolazione dell attenzione | Si coltiva in assenza di interruzioni digitali prolungate. |
| Comunicazione diretta | Le conversazioni faccia a faccia potenziano l ascolto e la comprensione emotiva. |
| Contesto conta | Le condizioni storiche e tecnologiche plasmano le competenze emotive. |
FAQ
Quali prove ci sono che questa generazione abbia competenze emotive diverse
La prova è spesso qualitativa e aneddotica ma sostenuta da studi che confrontano modelli di coping in contesti con livelli diversi di connessione mediatica. Si osservano pattern ricorrenti come maggiore tolleranza alla frustrazione quotidiana e una maggiore predisposizione a soluzioni pratiche. Non è un giudizio universale ma una tendenza riportata in più ricerche e testimonianze.
Significa che i giovani oggi sono meno forti emotivamente
No questa è una semplificazione pericolosa. Le giovani generazioni sviluppano abilità diverse come la gestione di relazioni digitali la capacità di creare comunità online e una maggiore propensione a chiedere aiuto. Sono competenze adattive a un mondo diverso. Dire che siano meno forti è un giudizio morale non una valutazione oggettiva.
Si possono insegnare queste abilità oggi
Alcune pratiche si possono insegnare ma richiedono tempo e contesti che le sostengano. Non bastano workshop isolati. Serve creare routine sociali e spazi che permettano alla pazienza e alla concentrazione di svilupparsi. Non tutti questi elementi sono riproducibili con la sola volontà individuale.
Perché questa discussione è rilevante per la vita di tutti i giorni
Perché il modo in cui affrontiamo l instabilita e la frustrazione influenza le scelte sul lavoro sulla famiglia e sulle relazioni. Capire che alcune competenze emotive sono contesto dipendenti ci aiuta a progettare ambienti che le favoriscano invece di fare affidamento su ricette magiche o colpevolizzare singoli individui.
Che ruolo hanno tecnologia e social media in questo cambiamento
La tecnologia cambia i tempi e le forme dell interazione e quindi modifica le esperienze emotive. Non è un male assoluto ma altera quali risorse vengono esercitate quotidianamente. Capire questa trasformazione è più utile che semplicemente demonizzarla o celebrarla.