Perché l emotional economy era normale negli anni 60 e cosa ci dice sul presente

Gli anni 60 non sono stati soltanto cori e minigonne. Dietro le immagini convenzionali c era una disposizione collettiva verso i sentimenti che oggi chiameremmo emotional economy. Non parlo di un termine tecnico usato allora ma di una pratica sociale: il modo in cui emozioni e scambi affettivi erano organizzati, valorizzati e negoziati in famiglia lavoro politica e cultura pop. Qui provo a spiegare perché quella forma di economia emotiva era normale e perché la sua memoria resiste anche se la raccontiamo male.

Una normalità che non era neutra

La normalità emotiva degli anni 60 non era un modello innocente. Si basava su regole non scritte che definivano quali sentimenti erano ammessi dove e da chi. In molte famiglie la gentilezza e la stabilità emotiva erano considerate risorse. Nei luoghi di lavoro certi ruoli richiedevano una compostezza che veniva scambiata come affidabilità. Anche la politica pubblica e i media educavano alle emozioni: non si doveva urlare o eccedere, si doveva incarnare una forma di controllo che faceva sembrare immutabile il quotidiano.

Economia di riconoscimento e aspettative affettive

Sono convinto che quello che trascendeva l economia materiale fosse un sistema di riconoscimenti affettivi. Il denaro costituiva la base ma le relazioni sociali vivevano di credito emotivo: chi sapeva mostrarsi controllato e disponibile accumulava fiducia, altro che sola produttività. Questa fiducia non era neutra. Rimpallava ruoli di genere status e gerarchie di classe in modo spesso invisibile.

Le istituzioni che regolavano i sentimenti

Scuola chiesa famiglia impresa e anche la televisione fungevano da regolatori di emozioni. La scuola insegnava la calma; la chiesa proponeva una grammatica morale dei sentimenti; l azienda richiedeva una presentabilità emotiva che rassicurasse clienti e colleghi. Il risultato era un mercato affettivo dove certe manifestazioni di sé avevano valore e altre erano declassate.

Non era solo repressione

Non è corretto ridurre tutto a una grande censura emotiva. Molte persone trovavano conforto e senso in quelle regole. Ciò che oggi chiamiamo emotional economy era anche un ordito di pratiche che permettevano sopravvivenza affettiva: la routine, il rituale, l obbligo di cura. Si dava per scontato che il sacrificio emotivo fosse parte della cittadinanza responsabile. In questo senso la normalità degli anni 60 funzionava come una tecnologia sociale che manteneva insieme reti complesse.

Il paradosso femminile

È impossibile capire l emotional economy degli anni 60 senza considerare il ruolo delle donne. L attesa sociale che fossero depositarie di cure empatiche rese le loro emozioni un capitale. Ma era un capitale non riconosciuto come tale: il lavoro di cura restava spesso invisibile e non retribuito. Questo crea oggi una memoria ambivalente: nostalgia per un ordine che proteggeva ma anche risentimento per ciò che imponeva.

Arlie Russell Hochschild Professor Emerita Department of Sociology University of California Berkeley The Managed Heart: Commercialization of Human Feeling.

Riprendo qui la voce della sociologia del lavoro per segnare un punto: il concetto che emozioni possono essere gestite e commercializzate non è una costruzione recente. La sociologa Arlie Hochschild ha mostrato come i ruoli professionali richiedano una forma di produzione emotiva e come questo trasformi la vita privata. Citare Hochschild non risolve tutto ma aiuta a leggere il filo che collega gli anni 60 alle dinamiche contemporanee.

Perché quella emotional economy ci sembrerà familiare oggi

Non è soltanto il revival estetico dei 60 che richiama un passato emotivo. Ciò che vediamo oggi sono versioni mutate delle stesse pratiche: i social network richiedono performance emotive, le start up chiedono passione performata, molte professioni monetizzano empatia. Cambiano i canali ma restano i meccanismi. E questo crea una continuità che è più profonda del vestiario o della musica.

La memoria come contabilità affettiva

Chi ha vissuto gli anni 60 in diversi contesti spesso conserva una contabilità emotiva: ricordi di gesti piccoli che pesano ancora. È una memoria fatta di scambi non monetari ma capaci di produrre obblighi e attese. È qui che l emotional economy di allora diventa utile per capire oggi perché certi modelli di reciprocità resistono e riemergono in forme nuove.

Una critica personale

Onestamente non credo che idealizzare quegli anni aiuti. Io stesso in famiglia ho visto i lati utili e quelli opprimenti di quella gestione delle emozioni. In un paese come l Italia dove l affetto pubblico e il controllo si intrecciano spesso, la nostalgia rischia di nascondere le disuguaglianze che hanno reso quella normalità conveniente per alcuni e pesante per altri. Dico questo non per demolire ma per ricordare che normalità non è sinonimo di giusto.

Produzione e consumo di emozioni

La lezione più utile che possiamo trarre dagli anni 60 è meno romantica di quanto ci piaccia pensare. Bisogna osservare come le emozioni diventano risorse scambiate. Anche oggi quando un influencer vende autenticità lo sta trasformando in prodotto. E viceversa: quando una rete familiare impone silenzio su un lutto sta mettendo un vincolo economico sotto forma di aspettativa affettiva.

Conclusione aperta

Non offro risposte definitive. L emotional economy degli anni 60 era normale perché funzionava: teneva insieme istituzioni e relazioni con regole condivise. Era però una normalità stratificata e parziale. Capire quella stagione significa riconoscere i suoi guadagni emotivi e i suoi debiti morali. Non è nostalgia che serve ma una lettura critica che sappia anche imitarne gli aspetti utili senza riprodurne le ingiustizie.

Tabella riassuntiva delle idee chiave

Tema Descrizione
Normalità emotiva Pratiche condivise che regolavano l espressione dei sentimenti in famiglia lavoro e politica.
Istituzioni regolatrici Scuola chiesa impresa e media che insegnavano compostezza e controllo emotivo.
Ruolo delle donne Accumulo di capitale emotivo invisibile legato ai compiti di cura.
Continuità contemporanea Versioni mutate dell emotional economy emergono nei social media e nella gig economy.
Lezione utile Riconoscere e criticare le regole emotive storiche per disinnescare ingiustizie odierne.

FAQ

Che cosa si intende esattamente per emotional economy negli anni 60.

Per emotional economy intendo il sistema di regole pratiche simboliche e istituzionali che determinavano quali emozioni erano appropriate in quali contesti chi doveva esprimerle e quale valore sociale ed economico esse assumevano. Negli anni 60 queste regole erano largamente condivise e intrecciate con ruoli di genere e classe.

In che modo l emotional economy degli anni 60 ha influito sulle politiche pubbliche.

Le politiche pubbliche spesso incorporavano aspettative emotive di stabilità e controllo che si traducevano in incentivi per modelli familiari tradizionali supporto a istituzioni religiose e programmi educativi improntati alla disciplina emotiva. Questo non significa che la politica fosse semplicemente manipolatoria ma che esisteva un tacito accordo tra norme politiche e norme emotive.

Perché parli di continuità con oggi e non di rottura netta.

Perché molti meccanismi di scambio emotivo sono rimasti: il riconoscimento sociale la produzione di fiducia la richiesta di performance emotive. Cambiano i media e i canali ma la logica secondo cui emozioni possono essere valorizzate scambiate o monetizzate persiste. Quindi vedo continuità nella forma e innovazione nei contenuti.

Gli anni 60 hanno prodotto anche resistenze a questo sistema emotivo.

Sì. Le controtendenze sono state fondamentali: movimenti per i diritti civili femminismo e rivolte giovanili misero in discussione le regole emotive imposte dall alto. Queste resistenze hanno aperto spazi in cui l espressione emotiva poteva essere strumento di cambiamento politico e personale.

Come usare oggi l eredità degli anni 60 senza ripeterne i limiti.

Si può imparare dalla loro capacità di creare legami stabili e al tempo stesso criticare le gerarchie che quei legami nascondevano. È utile recuperare rituali che sostengono relazioni senza però naturalizzare ruoli che caricano alcune persone di costi emotivi non riconosciuti.

Quale ricerca consiglieresti per approfondire questo tema.

Testi di storia delle emozioni studi sociologici sul lavoro emotivo e saggi sul ruolo della cultura di massa offrono chiavi diverse. In particolare la letteratura che ha costruito il campo dell emotional labor aiuta a comprendere i nessi fra economia e sentimento.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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