Perché chi è cresciuto negli anni 60 e 70 sopporta la noia meglio della maggior parte delle persone

La noia non è solo un fastidio passeggero. È un termometro del nostro rapporto con il mondo e con la tecnologia che lo media. Negli ultimi anni ho notato una ripetuta osservazione: i nati negli anni 60 e 70 sembrano più capaci di tollerare la noia. Non è una lode incrollabile né una condanna delle generazioni più giovani. È una constatazione che merita di essere esplorata, perché racconta molto su come si formano l’attenzione, la pazienza e la gestione dell’impulso.

Un’ipotesi su due tempi

Da una parte c’è il contesto materiale: meno stimoli immediati, meno ripetute interruzioni digitali, più attese reali. Dall’altra c’è l’allenamento psicologico: l’esercizio quotidiano di dover mettere insieme soluzioni con risorse limitate. Questo doppio fattore non spiega tutto ma aiuta a capire perché la noia stessa veniva vissuta diversamente.

La tecnologia come acceleratore dell’intolleranza

Uno studio recente sintetizza un fenomeno più ampio: l’uso massiccio dei media digitali sembra aver alzato la soglia di stimolazione desiderata. I dispositivi non hanno solo cambiato cosa guardiamo, hanno cambiato quanto spesso ci aspettiamo che qualcosa accada. Quando tutto è a portata di dito, un vuoto anche breve pare ingestibile. Non è solo un’opinione miope da osservatore anziano. È la conclusione di ricercatori che hanno indagato trend temporali nella percezione della noia. ([nature.com](https://www.nature.com/articles/s44271-024-00155-9))

Michael Inzlicht Professor of Psychology University of Toronto People increasingly use digital media in ways that divide attention and raise desired levels of engagement which can contribute to rising experiences of boredom.

Questa citazione non è una condanna della modernità. Dicono qualcosa di più sottile: quando l’ambiente esterno fornisce stimoli continui, il cervello impara a chiedere sempre di più. È un principio semplice che però cambia la qualità delle pause.

Le abitudini formative degli anni 60 e 70

Non voglio mitizzare l’epoca. Le famiglie avevano problemi reali. Ma alcune pratiche quotidiane hanno lasciato un’impronta: attese più lunghe, meno entertainment on demand, rituali domestici più lenti. In quei decenni l’intrattenimento non era liquido. La TV non era infinite channels on demand e il tempo libero richiedeva inventiva personale. Queste condizioni hanno fornito molte opportunità di esercitare la soglia di tolleranza verso la noia.

Un elemento quasi sempre trascurato è la socialità dell’attesa. Le conversazioni duravano e le relazioni venivano nutrite in momenti che oggi definiremmo noiosi. L’abilità di sedere con silenzi condivisi e non riempirli compulsivamente è una pratica sociale che oggi è stata sostituita in gran parte da microstimoli individuali.

Risorse cognitive e pazienza allenata

La pazienza non è un tratto innato immutabile. È una capacità che si costruisce. Quando un bambino impara a inventarsi un gioco con materiali scarsi, sta esercitando controllo cognitivo, attenzione sostenuta e creatività. Queste abilità rendono la noia meno minacciosa perché il cervello sa come trasformarla in qualcosa di produttivo o almeno sopportabile.

Perché non è solo nostalgia

Spesso la discussione si riduce a confronto nostalgico. Ma non è una questione di chi è stato più eroico. È questione di contesti di sviluppo. Studi comparativi e rassegne indicano che la frequenza e l’intensità della noia sono aumentate negli ultimi anni, e che i media digitali hanno un ruolo significativo in questo cambiamento. La conclusione pratica è che la capacità di tollerare la noia è plasmata dall’ambiente e può essere riacquisita o persa in funzione delle abitudini quotidiane. ([nature.com](https://www.nature.com/articles/s44271-024-00155-9))

Un piccolo paradosso

È curioso che in una società con più intrattenimento disponibile il sentimento della noia sia aumentato. Questo rivela che non è la quantità di stimoli a proteggerti dalla noia ma la relazione che crei con gli stimoli. Se tutto è pensato per tenerti occupato, l’interruzione di una fonte è vissuta come perdita. Se una generazione ha imparato a ragionare con risorse limitate, l’assenza di stimoli diventa uno spazio da riempire, non una minaccia.

Intuizioni non banali che ho visto sul campo

In cucina, per esempio, molte persone nate negli anni 60 e 70 hanno una relazione diversa con il tempo di preparazione di un piatto. Sono a proprio agio con attese lunghe, con processi che non danno risultati immediati. Questo non dipende solo dall’abilità culinaria ma da un’abitudine di fondo: tollerare l’attesa e usare quel tempo in modo non frenetico. Ho visto il contrario in giovani che cercano tutte le scorciatoie tecnologiche e si irritano di fronte a una lievitazione naturale.

Un altro aspetto è il valore attribuito alle routine. Non tutte le routine sono noiose. Alcune diventano spazi in cui la mente riflette, riorganizza e inventa. Quando i rituali sono stati privati di questa dimensione contemplativa, si trasformano in fastidi da evitare.

Non esiste un modello universale

Naturalmente non tutti i nati negli anni 60 e 70 tollerano meglio la noia e non tutte le persone più giovani ne sono incapaci. Le generalizzazioni sono strumenti utili per discutere tendenze, non per etichettare singoli. Però, se cerchi una spiegazione culturale e cognitiva condivisa, il mix tra minore stimolazione on demand e pratiche formative costanti spiega molto.

Cosa resta aperto

Non voglio suggerire che tutti dovrebbero tornare a uno stile di vita senza tecnologia. Sarebbe sciocco. Ma credo che la noia abbia una funzione educativa e creativa che stiamo sottovalutando. Come si recupera questa capacità in un mondo iperstimolato? Esistono percorsi praticabili e altri che rischiano di essere finti. E qui lascio la domanda volutamente aperta: quanto della tolleranza alla noia si può insegnare senza riprodurre condizioni storiche che non vogliamo tornare a vivere?

Riflessione finale

Preferisco un approccio pragmatico. Non si tratta di giudizi morali. È un invito a osservare le abitudini con meno giudizio e più curiosità. Se siete nati negli anni 60 o 70 non raccontatevi storie di superiorità. Se siete più giovani non disperatevi. Entrambe le posizioni possono imparare. Ciò che conta è riconoscere la noia per quello che è: un segnale. E decidere cosa farne.

Idea chiave Perché conta
Contesto tecnologico Più stimoli immediati innalzano l aspettativa di engagement e riducono la tolleranza dell inattività.
Allenamento dalla giovane età Attese e risorse limitate sviluppano pazienza attenzione sostenuta e creativita.
Socialita dell attesa Silenzio condiviso e conversazioni prolungate insegnano a non riempire ogni vuoto.
Praticita rispetto alla nostalgia Non e nostalgia ma ambiente formativo che puo essere replicato in parte con scelte quotidiane.

FAQ

Perche chi e cresciuto negli anni 60 e 70 sembra sopportare la noia meglio?

Perche in quegli anni le fonti di intrattenimento erano meno immediate e pervasive. Le attese erano parte della vita quotidiana e richiedevano inventiva e pazienza. Questo contesto ha favorito lo sviluppo di competenze cognitive che rendono la noia meno destabilizzante. La spiegazione e culturale e formativa piu che genetica.

La tolleranza alla noia e perduta nelle generazioni recenti?

Non completamente persa ma modificata. L esposizione continua a microstimoli cambia le soglie di soddisfazione. Alcuni giovani mostrano minore disponibilita a restare in uno stato di basso stimolo mentre altri imparano nuove forme di attenzione grazie a pratiche deliberate. La variabilita individuale resta ampia.

Si puo recuperare la capacita di tollerare la noia oggi?

Sono disponibili strategie pratiche che riguardano la regolazione dell uso dei dispositivi e l introduzione di rituali che incoraggiano l attenzione sostenuta. Alcune persone trovano utile limitare certe forme di intrattenimento per periodi programmati per allenare la soglia di tolleranza. Altri preferiscono creare spazi creativi e sociali dove la noia puo essere trasformata in idea.

La noia e sempre negativa?

No. La noia e un segnale che indica disgiunzione tra desiderio di engagement e situazione presente. Può essere motore di cambiamento e creativita se riconosciuta e canalizzata. Diventa problematica quando si cronicizza e non trova vie di uscita produttive.

Ci sono differenze culturali importanti oltre alla tecnologia?

Sì. Le pratiche educative i rituali familiari e le norme sociali influiscono molto. In contesti dove l autonomia e la capacita di tollerare frustrazione sono incoraggiate la noia tende a essere meno temuta. Le culture che enfatizzano il costante consumo di intrattenimento mostrano invece piu segnali di intolleranza alla noia.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

    https://www.takeachef.com/it-it/chef/antonio-romano2
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