Secondo la psicologia chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha sviluppato 8 forze mentali che oggi stanno scomparendo

Molti articoli celebrano nostalgia e ricordi come se fossero cartoline colorate. Questa storia però non è una cartolina. È un tentativo di spiegare perché, parlando con persone nate negli anni 60 e 70, emerge spesso una qualità psicologica che sembra tanto banale quanto stranamente rara oggi: una tenuta mentale fatta di piccoli gesti quotidiani consolidati nel tempo. Secondo la psicologia contemporanea e recenti osservazioni cliniche, chi è cresciuto in quegli anni ha incorporato abitudini mentali che stanno diventando meno comuni nella generazione iperconnessa. Qui provo a nominare otto di queste forze, raccontandone il perché e le implicazioni senza fare la predica del passato migliore. Non lo è. Ma ci sono lezioni utili.

La prima forza: tollerare il disagio senza fuggire

Esperienze che oggi giudicheremmo banali erano allora esercizi di sopportazione. Code, attese telefoniche, giornate senza stimoli digitali. Non era una pratica meditativa studiata in laboratorio ma un continuo allenamento alla noia e al fastidio. Questo allenamento ha formato ciò che la psicologia chiama distress tolerance, la capacità di restare presenti anche quando la situazione è spiacevole.

Perché conta ancora

Non è eroismo. È la differenza fra fermarsi a pensare o saltare subito nelle soluzioni riparative offerte dalla rete. Ho visto professionisti brillanti perdere la calma davanti ad interruzioni minime. È una fragilità moderna che si somma al rumore costante.

La seconda forza: concentrazione prolungata

Prima dello smartphone l’attenzione non veniva continuamente prelevata. Leggere un libro, ascoltare un disco dall’inizio alla fine, curare un progetto sono attività che modellano la capacità di stare dentro un compito. Per molte persone cresciute negli anni 60 e 70 questo non era un atto eroico, era routine.

Una risorsa cognitiva in via di riduzione

La ricerca contemporanea mostra che la propagazione di distrazioni ha impatto sulla capacità di concentrazione. Nel vissuto personale noto che gli adulti di quella generazione riescono a portare a termine compiti complessi con una calma che oggi sembra quasi strategica.

La terza forza: locus of control interno

Quando il mondo non offriva risposte immediate si coltivava l’idea che le proprie scelte contassero. Non sto dicendo che non credessero al caso o alla fortuna; dico che si allenava la fiducia nel proprio agire. Una persona cresce con il senso che se muove un passo succede qualcosa, e questo crea responsabilità e proattività.

Prof Paolo Rinaldi Professore di Psicologia Sociale Università degli Studi di Milano La ricerca indica che un locus of control interno è correlato con maggiore resilienza nelle condizioni di stress quotidiano.

La quarta forza: gestione diretta del conflitto

I conflitti si risolvevano a voce. Non era sempre elegante ma funzionava: leggere segnali non verbali, confrontare opinioni a breve distanza, cambiare tono in tempo reale. Questo ha allenato una robustezza emotiva diversa da quella della chat dove è troppo facile fraintendere.

Una competenza che si perde

La comunicazione mediata spesso appiattisce l’empatia. Paradossalmente, un messaggio scritto può isolare più di una discussione accesa vis a vis. Quelli che hanno praticato il confronto diretto mostrano una capacità di continuare rapporti nonostante attriti netti.

La quinta forza: rinviare la gratificazione

Salvare, aspettare, aspettare ancora. Questa attitudine non è moralismo economico. È disciplina cognitiva che sostiene piani a lungo termine. I ragazzi degli anni 60 e 70 non erano privi di impulsività, erano semplicemente immersi in un ritmo che rendeva l’attesa parte della vita quotidiana.

La sesta forza: separare emozione e decisione pratica

Ciò che distingue molte persone di quella generazione non è l’assenza di emotività ma la capacità di mettere da parte l’impulso per risolvere compiti concreti. Pagare le bollette, rispondere alle responsabilità familiari, mantenere routine: tutto ciò richiede decisioni che non possono essere dettate dagli umori momentanei.

La settima forza: problem solving sul campo

Riparare una radio, orientarsi con una cartina, chiedere informazioni a uno sconosciuto. Erano esercizi di autonomia pratica che producono fiducia. Oggi molte soluzioni sono a portata di clic, e non dico che sia un male, dico che manca quel tipo di successo che forgia il senso di efficacia personale.

La ottava forza: accontentarsi di ciò che è sufficiente

Non si tratta di rinuncia eroica. È la capacità di ricavare piacere da ciò che si ha. La pressione dei consumi e della comparazione sociale è un’invenzione più recente. Essere contenti non è passività; è un modo di allocare energie mentali altrove.

Qualche osservazione personale

Non idealizzo. Ho incontrato persone di quegli anni rigidamente chiuse, poco disposte al cambiamento o infastidite dalla novità tecnologica. La generazione non è monolitica. Però riconosco nelle loro narrazioni una costanza che manca altrove: ripetere piccoli gesti che col tempo producono uno schema psicologico solido.

Cosa possiamo ricavare oggi

Non serve tornare indietro o costruire regole rigide. Ma alcune pratiche hanno senso: allenare l’attenzione, permettersi noia programmata, esercitare la resilienza attraverso piccoli disagi intenzionali. Non prometto miracoli. Dico solo che certe abilità si possono riattivare con scelte concrete e ripetute.

Domande aperte

Perché certe forze si sedimentano più facilmente in alcuni contesti sociali? Quanto l’accesso tecnologico influisce davvero sulla struttura cognitiva a lungo termine? Le risposte non sono univoche; la psicologia offre indizi ma non prescrizioni assolute. E va bene così.

Riflessione finale

Preferisco la concretezza delle abitudini ai discorsi retorici. Le forze mentali nate negli anni 60 e 70 sono poco appariscenti ma potenti perché nascono da ripetizione pratica. Si possono riattivare. Non è un rito nostalgico. È un esercizio di stile di vita che richiede tempo e pazienza, non performance mediatica.

Tabella riassuntiva

Forza mentale Descrizione breve
Tolleranza al disagio Capacità di restare presenti senza cercare fuga immediata
Concentrazione prolungata Attenzione sostenuta su compiti complessi
Locus of control interno Fiducia nella propria capacità di influenzare gli eventi
Gestione diretta del conflitto Confronto faccia a faccia e regolazione emozionale
Rinviare la gratificazione Disciplina nel perseguire obiettivi a lungo termine
Separare emozione da decisione Pragmatismo nelle scelte quotidiane
Problem solving pratico Abilità hands on e autonomia
Contentment sufficiente Capacità di provare soddisfazione con quello che si ha

FAQ

1. Queste forze mentali sono esclusiva di chi è cresciuto negli anni 60 e 70?

No. Non sono proprietà genetiche di una coorte. Sono abitudini apprese in contesti particolari. Alcune persone nate in altri decenni possono averle sviluppate. Il punto è che le condizioni sociali e tecnologiche degli anni 60 e 70 le favorivano in misura diversa rispetto ad oggi.

2. Posso coltivare queste abilità anche se non le ho ereditate dalla mia infanzia?

Sì. Si tratta di capacità che rispondono a pratica e ambiente. Le neuroscienze indicano che molti processi cognitivi sono plastiche. Non do istruzioni pratiche qui ma segnalo che allenamento, esposizione graduale a difficoltà e abitudini ripetute possono modificare il funzionamento mentale.

3. Sono queste forze mentali sinonimo di maggiore felicità?

Non necessariamente. Avere tolleranza al disagio o un forte locus of control può aiutare nella gestione dello stress e nella realizzazione di obiettivi, ma non garantisce soddisfazione. La felicità è multifattoriale e legata anche a reti sociali, salute e senso di significato personale.

4. Le tecnologie moderne cancellano automaticamente queste competenze?

Non in modo inevitabile. La tecnologia cambia le abitudini ma non condanna all’oblio. La differenza è che molte competenze oggi richiedono intenzionalità per essere coltivate perché l’ambiente ci offre scorciatoie che riducono l’allenamento naturale a cui erano sottoposte le generazioni precedenti.

5. Esistono studi che confermino questa differenza generazionale?

Ci sono studi e saggi che evidenziano cambiamenti nelle capacità di attenzione e nella regolazione emotiva in relazione all’uso della tecnologia e ai contesti sociali. Le osservazioni cliniche e i lavori di psicologia sociale offrono indizi consistenti ma la complessità dei fattori culturali richiede cautela nell’estrapolazione assoluta.

6. Perché alcuni articoli parlano di 7 o 9 forze e non 8?

Non esiste una lista canonica. Diverse analisi selezionano elementi simili e li raggruppano in modo diverso. Io scelgo di proporne otto per motivi narrativi e perché mi sembrano coprire sia aspetti emotivi sia pratici. Altri autori possono contarne di più o di meno a seconda del filtro teorico usato.

La discussione resta aperta. Se vuoi provo a segnalare ricerche specifiche e condividerne i link per chi vuole approfondire. Ma attenzione: leggere non basta. A volte serve vivere piccolo disagio e lasciarlo sedimentare.

Author

  • Antonio Minichiello is a professional Italian chef with decades of experience in Michelin-starred restaurants, luxury hotels, and international fine dining kitchens. Born in Avellino, Italy, he developed a passion for cooking as a child, learning traditional Italian techniques from his family.

    Antonio trained at culinary school from the age of 15 and has since worked at prestigious establishments including Hotel Eden – Dorchester Collection (Rome), Four Seasons Hotel Prague, Verandah at Four Seasons Hotel Las Vegas, and Marco Beach Ocean Resort (Naples, Florida). His work has earned recognition such as Zagat's #2 Best Italian Restaurant in Las Vegas, Wine Spectator Best of Award of Excellence, and OpenTable Diners' Choice Awards.

    Currently, Antonio shares his expertise on Italian recipes, kitchen hacks, and ingredient tips through his website and contributions to Ristorante Pizzeria Dell'Ulivo. He specializes in authentic Italian cuisine with modern twists, teaching home cooks how to create flavorful, efficient, and professional-quality dishes in their own kitchens.

    Learn more at www.antoniominichiello.com

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